Unesco Saline, i produttori di sale trapanesi: “Vogliamo essere protagonisti, non spettatori”

redazione

Unesco Saline, i produttori di sale trapanesi: “Vogliamo essere protagonisti, non spettatori”

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venerdì 08 Maggio 2026 - 15:00

Continua a far discutere il programma Unesco per il riconoscimento delle saline di Marsala, Trapani, Paceco come Riserva della Biosfera delle Saline di Sicilia. Dopo i portuali ora anche i produttori di sale dicono la loro. La SOSALT SpA di Giacomo D’Alì Staiti, proprietario delle saline dell’Isola Lunga e di Mammacaura, interpretando anche la posizione di molti altri produttori, vede con favore la proposta di istituzione della “Riserva della Biosfera Saline di Sicilia” del programma UNESCO, la prima in Sicilia. L’iniziativa rappresenta un’opportunità concreta per valorizzare un territorio unico nel Mediterraneo e per riconoscere il ruolo centrale della salicoltura nella sua conservazione.

Parola ai produttori

“Di questo processo abbiamo chiesto però fin dal primo momento di essere protagonisti e non spettatori. L’iter finora seguito solleva rilievi che non possono essere taciuti. Abbiamo infatti preso atto, senza condividerla, della decisione di istituire un Comitato Promotore a cui sono stati chiamati a partecipare, ci è stato detto per prassi consolidata, solo Enti pubblici. Eppure, in Sicilia, le saline sono storicamente e integralmente private: il vecchio Monopolio statale sul sale non vi è mai stato attivo. I salinai, coloro sui quali l’iniziativa incide direttamente, sono stati collocati in una posizione di mera audizione. Solo in seguito a pressanti richieste è stato individuato un rappresentante di categoria, nominalmente ammesso alle riunioni del Comitato, ma convocato finora una sola volta, per la scelta del logo. È stato ora assicurato che alle prossime riunioni la partecipazione sarà sistematica: attendiamo con fiducia” afferma D’Alì Staiti.

Primo punto: la perimetrazione

Analoga preoccupazione riguarda la perimetrazione della Riserva, elaborata e presentata senza il coinvolgimento dei produttori. Pur riconoscendo la correttezza con cui il dossier è stato illustrato in una recente “audizione”, permangono, (absit iniuria verbis) “riserve” sostanziali sulle scelte fatte. Così affermano: “Adesso apprendiamo che si apre un tavolo per mettere d’accordo tutti, tra cui i preoccupati operatori del Porto di Trapani, meno che i salinai, sulla cui carne viva si innesta l’iniziativa. Ringrazio Sicindustria che, in quanto Associazione di Categoria a cui apparteniamo, ha ritenuto di coinvolgerci. Va chiarito che la salicoltura non è in contrasto con la tutela ambientale: ne è, semmai, la condizione necessaria. Prima ancora di qualsiasi vincolo normativo, l’attività dei salinai protegge uno degli habitat costieri più delicati e ricchi di biodiversità del Mediterraneo, operando con criteri di sostenibilità ambientale, energetica, sociale ed economica. I vincoli esistenti sono dunque riconosciuti come strumenti di tutela anche del lavoro dei salinai, non solo del paesaggio, che anche noi riteniamo necessari, ma non devono essere oppressivi. È stato assicurato che il riconoscimento MAB non comporterà l’apposizione di ulteriori vincoli: questo è un presupposto imprescindibile”.

Burocrazia da superare

Il territorio delle saline è prezioso perché è vivo, perché è coltivato dall’uomo. La sua valorizzazione richiede apertura all’innovazione e sviluppo delle potenzialità ancora inespresse — in campo produttivo, turistico e di promozione territoriale — secondo una logica del “SI, MA…” costruttivo, nel quadro della sostenibilità, non dell’interdizione aprioristica. Si chiede inoltre che le istituzioni competenti garantiscano tempi di risposta adeguati alle esigenze operative: la burocrazia lenta e farraginosa è incompatibile con la gestione di un sistema produttivo vivo.

Sul piano territoriale, si segnala infine un’anomalia strutturale: l’area costiera che si estende da Trapani a Marsala, attraverso Paceco e Misiliscemi, costituisce un sistema omogeneo di area umida costiera, vocata alla produzione di sale marino e di prodotti agricoli che dei terreni salmastri si nutrono e dai terreni salini traggono le loro peculiarità. D’Alì Staiti fa sapere: “Gli oltre mille ettari di saline attive, i fondali bassi delle secche costiere e dello Stagnone di Marsala, l’habitat ideale per specie faunistiche e botaniche rare, alcune uniche al mondo, meritano una protezione uniforme. Non è accettabile che si applichino regole di tutela differenti a porzioni del medesimo territorio per il solo fatto di ricadere in perimetri amministrativi distinti. La confluenza delle due Riserve esistenti in un quadro gestionale unitario è il primo, essenziale obiettivo che auspichiamo, a valle del successo dell’iniziativa. Ribadiamo il proprio sostegno all’iniziativa e la disponibilità a contribuirvi con la sua esperienza ultrasecolare, nella convinzione che un riconoscimento internazionale di questo territorio possa generare valore duraturo, ma va costruito insieme a chi lo custodisce e lo fa vivere ogni giorno”.

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