Seggi aperti domenica 22 marzo 2026 dalle ore 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15 per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia. Gli elettori saranno chiamati a una scelta netta: Sì oppure No. In questo caso il quorum non è previsto, perché si tratta di un referendum confermativo su una legge costituzionale approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza dei due terzi. La riforma entrerà in vigore se prevarranno i Sì; sarà invece respinta se i No saranno di più.
Cosa prevede la riforma
Al centro del voto c’è la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Il quesito referendario è stato poi formalmente precisato con decreto del Presidente della Repubblica del 7 febbraio 2026. I punti cardine della riforma sono tre. Il primo riguarda la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, con la previsione di due percorsi distinti. Il secondo è lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, con un organo per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente. Il terzo è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, destinata a sostituire il Csm nelle funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati.
La riforma sugli articoli della Costituzione
Dal punto di vista costituzionale, la riforma interviene su diversi articoli della Carta. In particolare, il dossier della Camera segnala modifiche agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110 e 112 della Costituzione, oltre all’introduzione dei nuovi articoli 105-bis e 105-ter. Fra i passaggi più significativi, l’articolo 102 viene modificato per specificare che le norme sull’ordinamento giudiziario disciplinano le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti; l’articolo 104 ridefinisce l’assetto dell’ordine giudiziario; l’articolo 105 viene coordinato con la nascita del Csm della magistratura giudicante; il nuovo articolo 105-bis istituisce invece il Csm della magistratura requirente.
Le ragioni del Sì
Tra le ragioni del Sì, i sostenitori della riforma mettono al primo posto la necessità di rendere più netta la distinzione tra chi accusa e chi giudica. Secondo questa impostazione, la separazione delle carriere rafforzerebbe la terzietà del giudice, evitando commistioni culturali e professionali tra pubblici ministeri e giudici e rendendo il processo più equilibrato. Nel dibattito pubblico promosso dai comitati favorevoli, la riforma viene presentata anche come un intervento capace di aumentare la fiducia dei cittadini nella giustizia e di rendere il sistema più chiaro e garantista. In questa linea si collocano anche diversi incontri pubblici organizzati dai comitati per il Sì e da esponenti dell’avvocatura.
Le ragioni del No
Tra le ragioni del No, invece, c’è la convinzione che questa riforma non affronti i problemi reali della giustizia, a partire dalla lunghezza dei processi e dall’efficienza degli uffici. I critici sostengono che la separazione delle carriere rischi di spezzare l’unità della magistratura prevista dalla Costituzione e di indebolire l’autonomia del pubblico ministero, esponendolo maggiormente al rischio di condizionamenti del potere esecutivo. Nel dibattito parlamentare e in diversi interventi di area contraria alla riforma si sottolinea inoltre che il cambiamento potrebbe alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato senza produrre benefici concreti per i cittadini.