La pandemia da Covid‑19 non ha solo messo alla prova i sistemi sanitari mondiali: qui nel trapanese ha lasciato ferite aperte, debolezze strutturali e promesse non mantenute che oggi pesano sulla pelle dei cittadini. Uno degli esempi più lampanti è il padiglione per le malattie infettive dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala, annunciato come risposta all’emergenza e al “dopo Covid” ormai oltre cinque anni fa ed ancora una (l’ennesima) opera incompiuta. Se questa è la fotografia delle infrastrutture, il quadro diventa ancora più inquietante se guardiamo ai servizi essenziali.
La vicenda dei ritardi nella consegna degli esami istologici all’Asp di Trapani ha fatto esplodere un problema che a lungo è stato nascosto sotto il tappeto, con attese lunghe più di otto mesi, con conseguenze drammatiche e mortali per la diagnosi e le cure dei pazienti. Le lunghe liste d’attesa non si fermano qui: prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico attraverso il Cup dell’Asp è spesso un terno al lotto. In molti casi bisogna aspettare mesi per un appuntamento, se non si decide di rivolgersi al privato—una scelta che non tutti possono permettersi, soprattutto per chi vive con risorse limitate e non può spostarsi fuori provincia o regione. Ad esempio, se sono di Marsala ed ho bisogno di una visita per una qualche specifica patologia, potrei trovare posto a Pantelleria il prossimo mese, o altrimenti attendere nella città più vicina alla mia fino a dicembre o nei primi mesi del 2027.
La carenza di medici è un’altra piaga. La sanità trapanese è in affanno su più fronti: reparti sotto organico, liste d’attesa interminabili, e la difficoltà di accesso a specializzazioni e diagnostica tempestiva, che per un paziente può fare la differenza tra vita e morte. Le 13 Case della Comunità, promesse dalla riforma sanitaria regionale per portare assistenza più vicina al cittadino, sono lente ad arrivare. Solo quella di Partanna è stata completata ma bisogna fare presto, entro il 2026. L’attuale commissaria straordinaria dell’Asp, Sabrina Pulvirenti, ha cercato di affrontare almeno un altro dramma quotidiano: la violenza nei Pronto Soccorso. Dotare il personale di sistemi anti‑aggressione, come il pulsante di allarme per le emergenze. Bene. Ma è comprensibile la frustrazione dei pazienti che aspettano risposte da un sistema sanitario che dovrebbe essere pubblicamente accessibile, equo e tempestivo.