Queste le dichiarazioni del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Trapani Maurizio Miceli, che invita i cittadini a votare sì al referendum sulla riforma della giustizia:
“Votare sì alla riforma della giustizia serve ad abbattere il sistema delle correnti all’interno della magistratura. Il sorteggio rappresenta infatti l’unico strumento realmente efficace per impedire che il correntismo continui a influenzare decisioni cruciali, come la nomina dei vertici di Procure, Tribunali e Corti d’Appello. Decisioni che, troppo spesso, hanno agevolato percorsi di carriera non in base al merito, ma al peso elettorale maturato all’interno di una corrente. Un sistema che, come dimostrato dal caso Palamara, è stato in grado di incidere persino sull’iniziativa penale, orientando procedimenti giudiziari nei confronti di determinati cittadini, imprenditori o politici, talvolta in relazione a gare d’appalto o a equilibri di natura squisitamente elettorale. Non si tratta di episodi isolati, ma di dinamiche ricorrenti che hanno accompagnato la storia della Repubblica, soprattutto nei cosiddetti processi “politici”. Basti pensare, ad esempio, alla vicenda Telecom-Fastweb o ai procedimenti che hanno coinvolto imprenditori come Mazzitelli e Scaglia. Anche Matteo Renzi, viene ricordato, sarebbe stato vittima di una commistione impropria tra pubblico ministero e giudice.
Per quanto riguarda la separazione delle carriere, la riforma non fa altro che cristallizzare una situazione di fatto già esistente da anni nel nostro Paese: quella di un pubblico ministero che agisce come un “super poliziotto”, pur rimanendo formalmente collega di chi dovrebbe controllarne l’operato. È lo stesso giudice che autorizza intercettazioni, dispone misure cautelari — dagli arresti domiciliari alla custodia in carcere — e infine giudica nel merito, fino alla condanna nei vari gradi di giudizio. Questa sovrapposizione di ruoli rende necessaria l’affermazione di un giudice realmente terzo, non solo sul piano formale ma anche su quello ontologico. L’azione del pubblico ministero deve essere governata e valutata da un soggetto che non appartenga allo stesso ordine e alla stessa carriera. Infine, sul tema dell’Alta Corte disciplinare, i numeri parlano chiaro: il Consiglio Superiore della Magistratura ha dimostrato gravi limiti. Le correnti intervengono spesso per attenuare o contenere l’azione disciplinare, traducendola in sanzioni blande anche a fronte di illeciti gravi. Un’Alta Corte composta da figure altamente qualificate consentirebbe invece una valutazione seria ed efficace delle responsabilità disciplinari dei magistrati”.