Allarme alta marea alle Saline di Trapani e Paceco. L’ente gestore della Riserva: “Situazione preoccupante”

redazione

Allarme alta marea alle Saline di Trapani e Paceco. L’ente gestore della Riserva: “Situazione preoccupante”

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sabato 14 Febbraio 2026 - 10:03

La Riserva Naturale Orientata “Saline di Trapani e Paceco” sta attraversando una situazione estremamente critica. A causa delle perduranti condizioni di maltempo di questi mesi, in diversi punti, osservando dall’alto, il sistema delle vasche appare come una laguna, molte zone risultano completamente allagate, così come le strutture e gli interventi realizzati negli anni per la tutela degli habitat e delle specie. Gran parte degli argini delle saline è oggi sommersa.
I produttori di sale non ricordano livelli d’acqua così elevati né una persistenza così prolungata delle alte maree. Nelle ultime settimane, la forza del mare è stata evidente lungo tutta la fascia costiera.

Il WWF, ente gestore della Riserva, evidenzia che dopo una settimana di sopralluoghi, il quadro che emerge è drammaticamente preoccupante: gli allagamenti diffusi hanno compromesso porzioni significative del sistema protetto, con danni al sistema delle saline che incidono sugli habitat, sulla biodiversità e sugli interventi di tutela realizzati nel tempo.
Particolarmente critica è considerata la situazione dei litorali prospicienti la Riserva, soprattutto nei tratti maggiormente esposti alla forza del mare. L’erosione costiera risulta evidente e coinvolge le arginature delle saline più prossime alla linea di costa, nel tratto compreso tra Ronciglio e Nubia. In quest’area risultano danneggiati anche gli interventi di conservazione della popolazione di Calendula marittima, dal Ronciglio fino alla Calcara, compromettendo azioni di tutela che hanno richiesto anni di lavoro e investimenti. Si evidenzia, inoltre, l’ingresso e la diffusione di materiale plastico trasportato dalle
mareggiate, che si è sparso all’interno del sistema produttivo e dell’ecosistema della Riserva.
L’azienda Sosalt, a seguito dei sopralluoghi effettuati con l’Ente Gestore della Riserva, ha segnalato una condizione di alta marea con livelli mai registrati prima nell’area, protrattasi per un periodo insolitamente lungo rispetto ai normali cicli di marea. Questa persistenza ha favorito ingressioni marine continue e un sovraccarico del sistema idraulico a danno degli argini in tufo delle vasche e dei canali.

Le conseguenze di quanto sta accadendo – la cui natura e dinamica richiedono ulteriori approfondimenti – incidono direttamente sugli habitat della Riserva e, allo stesso tempo, sul comparto produttivo. Nelle saline, tutela ambientale e salicoltura rappresentano due elementi imprescindibili: il delicato equilibrio che garantisce la conservazione della biodiversità è il medesimo che consente la produzione del sale. Quando questo equilibrio viene compromesso, risultano colpiti con pari gravità sia il patrimonio naturale sia un’attività economica storica che da secoli caratterizza il territorio trapanese.
Tuttavia, il quadro locale si inserisce in un contesto più ampio. Le zone umide costiere mediterranee sono tra gli ecosistemi maggiormente esposti agli effetti combinati dell’innalzamento del livello del mare e dell’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Analogamente, i più recenti rapporti dell’ISPRA evidenziano come le aree costiere basse della Sicilia siano sempre più esposte a fenomeni di erosione e ingressione marina. Le criticità riscontrate potrebbero essere riconducibili all’evento meteomarino recente, ma potrebbero anche derivare dall’interazione tra più fattori: cambiamenti climatici, pressioni antropiche, trasformazioni del territorio, assetti infrastrutturali e dinamiche costiere che nel tempo hanno inciso sull’equilibrio del sistema. Solo una visione integrata, che metta in relazione l’area protetta con il contesto territoriale circostante, può ridurre le vulnerabilità e mitigare fenomeni destinati a intensificarsi.
Le saline costituiscono una zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. La loro compromissione comporterebbe effetti rilevanti sul piano ambientale, economico e sociale: perdita di habitat e biodiversità, riduzione dell’attrattività dell’area, impoverimento del patrimonio culturale e produttivo e aumento dei costi pubblici per la gestione di un sistema più fragile.
“Quello che stiamo osservando – dichiara la Direttrice della Riserva – non è soltanto un evento straordinario, ma il segnale di una fragilità crescente di un sistema complesso e delicato. Le saline non sono solo un sito produttivo, ma un ecosistema unico in cui ambiente, economia e paesaggio convivono in equilibrio da secoli. Se si altera questo equilibrio, ne risentono contemporaneamente biodiversità, attività produttiva e sicurezza del territorio. È necessario un approccio integrato e strutturale, che guardi oltre l’emergenza e metta al centro la resilienza del sistema nel suo insieme”.

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