Recupero ambientale allo Stagnone di Marsala: “Ch fine ha fatto il progetto Rinasce?”

Claudia Marchetti

Recupero ambientale allo Stagnone di Marsala: “Ch fine ha fatto il progetto Rinasce?”

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domenica 01 Febbraio 2026 - 07:32

Che fine ha fatto il progetto RINASCE, pensato per il recupero ambientale della Laguna dello Stagnone di Marsala e finanziato con oltre un milione di euro di fondi europei? È l’interrogativo al centro di un’interrogazione presentata all’Assemblea regionale siciliana, che riporta l’attenzione su uno degli ecosistemi più delicati e preziosi della Sicilia occidentale, oggi ancora alle prese con gravi criticità ambientali. Il progetto RINASCE, era nato con l’obiettivo di restituire ossigeno e funzionalità alla laguna, compromessa da anni di interramenti e dalla ridotta circolazione delle acque. Gli interventi principali prevedono la riapertura e lo scavo dei collegamenti con il mare, in particolare nella zona della Bocca Nord e lungo l’Isola Lunga, passaggi fondamentali per il ricambio idrico e per la salute dell’intero bacino. Tuttavia, nonostante le risorse stanziate e una proroga dei termini di fine lavori fissata al 31 dicembre 2025, lo stato di avanzamento del progetto resta poco chiaro e i canali risultano ancora interrati.

La presunta conclusione già nel 2024

A fare da contrappunto a questo stallo, nel maggio 2024 l’Amministrazione comunale di Marsala aveva annunciato la conclusione di un intervento pilota di riforestazione della posidonia oceanica nello Stagnone. Si tratta di un progetto distinto ma strettamente collegato a RINASCE, finanziato con circa 400 mila euro di fondi regionali e pensato come fase sperimentale in vista di un’azione più ampia. L’intervento ha visto il coinvolgimento del Comune di Marsala, del Libero Consorzio comunale di Trapani – gestore della Riserva – e del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CoNISMa). Dopo una fase preliminare di indagini e mappature, condotte anche attraverso immagini satellitari, sono stati realizzati due impianti sperimentali di trapianto della posidonia: uno tra Punta Palermo e Punta Stagnone e l’altro tra quest’ultima e Punta dell’Alga. I lavori, eseguiti da Planetek Italia, E-Geos e Biosurvey, hanno previsto l’utilizzo di moduli di ancoraggio biodegradabili, una tecnologia a basso impatto ambientale progettata per favorire l’attecchimento delle talee e il loro sviluppo naturale sul fondale marino. Soluzioni già sperimentate in altri contesti siciliani, come Capo Feto e il Golfo di Palermo.

I dubbi dell’onorevole Ciminnisi

“Nonostante le risorse stanziate, da anni non si hanno notizie chiare sull’effettivo avanzamento dei lavori. Per quel che ne sappiamo i canali sono ancora interrati. Nonostante la proroga di fine lavori al 31 dicembre 2025 il progetto sembra bloccato tra rinvii e crono programmi che non tornano. L’immobilismo – denuncia Ciminnisi – rischia di tradursi in un danno ambientale irreversibile all’ecosistema lagunare”. Ciminnisi richiama anche il valore identitario dello Stagnone: “Non è solo un paesaggio da cartolina: è habitat di specie protette, area di sosta per uccelli migratori, patrimonio storico delle saline e risorsa economica e turistica per il territorio. Lasciarlo soffocare significa assumersi una responsabilità politica precisa. “È ora di fare chiarezza. Non possiamo accettare – conclude la deputata M5S – che si giochi con il futuro dello Stagnone. Qui non si tratta di cavilli burocratici, ma di difendere un patrimonio naturale straordinario. Custodire l’ambiente è una scelta, non un premio da attribuirsi su un palcoscenico”.

L’importanza dell’intervento

Nello Stagnone, la posidonia oceanica assume caratteristiche uniche, formando strutture che emergono durante la bassa marea e che svolgono un ruolo cruciale nell’equilibrio dell’ecosistema lagunare. Per la loro rarità e valore ecologico, queste formazioni sono considerate veri e propri “monumenti naturali”, fondamentali per la tutela della biodiversità e per la stabilità dei fondali. L’intervento sulla posidonia era stato presentato come il primo tassello di un percorso più ampio, che dovrebbe proseguire proprio con la seconda fase del progetto RINASCE. Questa fase, già finanziata con circa 1 milione e 150 mila euro nell’ambito del PO FESR 2014/2020, è finalizzata al recupero complessivo delle condizioni ambientali della laguna e prevede, oltre al ripristino dei canali, l’installazione di un sistema di sensori per il monitoraggio continuo degli effetti degli interventi e della qualità delle acque. A distanza di mesi da quegli annunci, però, restano aperti i dubbi sull’effettiva attuazione delle opere più incisive, quelle legate alla riattivazione della circolazione idrica.

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