Ciclone culturale

Claudia Marchetti

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Ciclone culturale

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domenica 01 Febbraio 2026 - 07:16

L’Italia si trova ancora una volta a fare i conti con gli effetti devastanti del cambiamento climatico, e la Sicilia è una tra le regioni più colpite dal passaggio del Ciclone Harry. Centinaia di milioni di danni a infrastrutture, abitazioni e attività produttive, una frana imponente a Niscemi che ha costretto oltre 1.500 persone a lasciare le proprie case e scenari di devastazione che raccontano non solo la furia degli elementi, ma anche la fragilità strutturale del nostro territorio. Nel rispondere a questa emergenza, il Governo ha deliberato lo stato di calamità per Sicilia, Sardegna e Calabria, stanziando una prima tranche di 33 milioni di euro. Il presidente Renato Schifani ha definito quella cifra un primo passo e un segnale di solidarietà”, sottolineando che si somma ai 70 milioni messi a disposizione dall’esecutivo regionale, per un totale di 103 milioni destinati agli interventi iniziali. Tuttavia, la cifra stanziata è ridicola. Per l’opposizione, la Sicilia – già messa in ginocchio – non può essere sostenuta da fondi ritenuti insufficienti e frammentari.

La visita sul campo della premier Giorgia Meloni criticata per essere tardiva e simbolica, ha sollevato accuse di “passerelle elettorali” e scarsa empatia politica nei confronti di chi ha subito perdite e traumi profondi. Qualcuno si chiede se non fosse arrivata a Niscemi dopo la segretaria del Pd Elly Schlein giunta, di contro, tempestivamente, anche prima di Schifani. Ma il dibattito va ben oltre la mera contabilità dei fondi. Perché questa tragedia climatica non è un evento isolato, ma il riflesso di anni di scarsa manutenzione, piani urbanistici inadeguati e regolamenti ignorati, che hanno consentito una costruzione disordinata in aree a rischio frana o alluvione. È impensabile che molti comuni, anche dopo decenni, non abbiano ancora approvato Piani Regolatori Generali capaci di prevenire il dissesto idrogeologico, vincolando l’edificazione in zone fragili e pianificando interventi di consolidamento del suolo. Il ciclone Harry ci mette davanti a una verità scomoda: non si tratta solo di soldi, ma di scelte politiche e di visione del territorio. Senza regolamentazioni rigorose, senza piani urbanistici moderni e senza una prevenzione sistematica, continueremo a raccogliere tragedie. E ogni nuova emergenza ci troverà impreparati, a rincorrere i danni invece di evitarli. La Sicilia chiede risposte immediate, ma soprattutto una rivoluzione culturale della gestione del territorio.

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