Il discorso di fine anno di Mattarella e gli 80 anni della Repubblica: “Nessuno ostacolo è più forte della nostra democrazia”

redazione

Il discorso di fine anno di Mattarella e gli 80 anni della Repubblica: “Nessuno ostacolo è più forte della nostra democrazia”

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giovedì 01 Gennaio 2026 - 09:14

Agli 80 anni della Repubblica e della Costituente il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha dedicato, ieri sera, il suo undicesimo discorso di Capodanno.

Dopo aver definito “non facile” l’anno appena concluso, l’incipit dell’intervento presidenziale è stato rivolto alla pace, con i dovuti riferimenti agli scenari internazionali più complessi – Gaza e Ucraina – ma anche alla necessità di accogliere l’invito di Papa Leone XIV a “disarmare le parole” nella vita quotidiana, respingendo “odio, violenza e contrapposizione”.

Poi, come detto, un intenso passaggio sulla nascita della Repubblica e sul prezioso lavoro dell’Assemblea Costituente, frutto del referendum e delle elezioni del 2 giugno 1946, prima occasione in cui le donne italiane ebbero il diritto di recarsi alle urne per votare, contribuendo in maniera storica all’inizio della nostra democrazia e alla nuova Costituzione Repubblicana.

“Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica. Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato […] L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti. Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni. La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”.

Nel discorso del Capo dello Stato la successione dei principali eventi che hanno caratterizzato questi 80 anni: la firma dei Trattati Europei a Roma nel 1957, le importanti riforme degli anni ’60 e ’70, la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, il valore dello sport e dell’impegno dei militari italiani, ma anche la lotta al terrorismo e alla mafia, con un passaggio specifico dedicato a Falcone e Borsellino “due volti che non possiamo dimenticare […] protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità”.

Un percorso, quello della storia italiana, che Mattarella definisce come un mosaico, non privo di contraddizioni e nodi irrisolti. “Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo. Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo. Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi. Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”.

Infine, l’accorato appello alle giovani generazioni: “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

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