L’emergenza idrica a Trapani torna al centro dello scontro politico. A intervenire, alla vigilia di una nuova giornata che si annuncia delicata per centinaia di cittadini, è il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, che punta il dito contro l’Amministrazione guidata dal sindaco Giacomo Tranchida e parla apertamente di “fallimento nella gestione della crisi“.
La presa di posizione arriva mentre resta irrisolto il problema della contaminazione della rete idrica in alcune zone della città e prosegue il ricorso al servizio sostitutivo attraverso le autobotti. Una situazione che va avanti da mesi: il Comune aveva disposto già a marzo il divieto di utilizzo dell’acqua per usi idropotabili in alcune vie e, con una successiva ordinanza del 24 luglio, aveva confermato il divieto prevedendo anche il servizio sostitutivo a mezzo autobotti a carico dell’ente.
Per i pentastellati, però, il problema non sarebbe più riconducibile a una situazione contingente.
“Non parliamo più di un imprevisto, ma di una crisi divenuta strutturale“, sostiene il M5S, secondo cui dopo mesi il Comune non sarebbe ancora riuscito a garantire un servizio sostitutivo adeguato a tutte le utenze interessate. Una critica che si inserisce in un quadro di difficoltà già emerso pubblicamente. Il 10 settembre il sindaco Tranchida aveva chiesto formalmente l’intervento di Vigili del Fuoco, Forze armate, Protezione civile e altri enti, evidenziando la carenza di autobotti e soprattutto di autisti. Secondo i dati diffusi in quei giorni, erano circa 150 le utenze ancora interessate dal divieto di utilizzo dell’acqua.
La stessa Prefettura, il 14 settembre, ha confermato la necessità di potenziare il servizio sostitutivo attraverso un ulteriore supporto di mezzi e uomini, coinvolgendo anche altri Comuni della provincia e l’Amministrazione regionale.
È proprio sul rifornimento alternativo che il M5S concentra una parte importante delle proprie contestazioni. Il movimento riferisce di aver ricevuto segnalazioni di utenze che non sarebbero state raggiunte dalle autobotti comunali e di altre servite con intervalli molto lunghi. Si tratta, sottolineano i pentastellati, di segnalazioni che dovranno essere verificate, ma che pongono una domanda politica sull’organizzazione del servizio e sul coordinamento del COC.
Il tema è diventato ancora più delicato dopo i controlli della Guardia di Finanza sulle autobotti private utilizzate per rifornire alcune utenze. La cronaca delle ultime ore ha riferito di controlli e sanzioni legati al rifornimento di acqua non potabile nelle cisterne di alcuni edifici nelle aree interessate dall’emergenza.
Da qui il paradosso evidenziato dal M5S: da una parte un servizio pubblico che, secondo le contestazioni del movimento, non riuscirebbe a garantire continuità; dall’altra cittadini e amministratori condominiali che, nel tentativo di trovare autonomamente una soluzione, possono incorrere in violazioni.
Le domande rivolte al sindaco
Il Movimento 5 Stelle chiede quindi al sindaco Tranchida di chiarire se sia possibile predisporre una filiera ufficiale e controllata per le autobotti private, consentendo, laddove previsto dalla normativa, il rifornimento presso fonti comunali idonee con acqua certificata, mezzi autorizzati e piena tracciabilità.
E pone tre domande precise: se questa soluzione sia possibile, perché non sia stata adottata; se non sia possibile, quali norme lo impediscano; e quale alternativa concreta venga garantita ai cittadini.
“Chi deve chiamare un cittadino rimasto senz’acqua, entro quanto tempo sarà servito e, se il Comune non è in grado di garantirlo, dove e da chi potrà procurarsi legalmente acqua certificata?“, chiedono i pentastellati.
Una posizione che arriva dopo settimane nelle quali la gestione dell’emergenza è progressivamente salita di livello istituzionale. Già il 26 agosto la Prefettura aveva registrato la necessità di potenziare il servizio sostitutivo e aveva dato conto della costituzione del Centro operativo comunale (COC) quale punto di riferimento per il coordinamento delle richieste di approvvigionamento.
Il M5S chiude con un’accusa politica molto netta: “Dopo mesi i cittadini non hanno bisogno di altre rassicurazioni, ma di un piano operativo, di responsabilità chiare e di risposte certe”.
L’emergenza, dunque, non è soltanto quella dell’acqua che manca o che non può essere utilizzata. È anche quella di un sistema di approvvigionamento sostitutivo che, secondo le contestazioni dell’opposizione, continua a mostrare criticità proprio mentre la soluzione definitiva del problema della rete idrica non è ancora arrivata.
PS: la foto dell’articolo è stata realizzata tramite IA