La pasta, il fascismo, la memoria

redazione

La pasta, il fascismo, la memoria

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venerdì 24 Luglio 2026 - 17:35

Ogni anno, attorno al 25 luglio, riemerge la storia secondo cui Mussolini “odiava la pasta”. È una di quelle affermazioni che funzionano benissimo sui social, ma molto meno quando ci si avvicina alla storia con il necessario rigore.
È vero che, soprattutto negli anni Trenta, il regime favorì il consumo del riso in nome dell’autarchia e della valorizzazione della produzione nazionale. Ed è altrettanto vero che il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti dichiarò guerra alla pastasciutta, ritenendola un alimento che rendeva gli italiani fiacchi e poco combattivi. Ma ridurre tutto a un personale “odio” di Mussolini verso la pasta significa semplificare una vicenda assai più complessa.

Diego Maggio
Diego Maggio


La prova è che durante il Ventennio la pasta non scomparve affatto dalle tavole degli italiani. Rimase uno degli alimenti simbolo della nostra identità.
Ed è proprio per questo che la Pastasciutta Antifascista del 25 luglio 1943 assunse un valore così potente. Alla notizia della caduta del fascismo, Alcide Cervi offrì gratuitamente un’enorme pastasciutta ai cittadini di Campegine. Non fu una provocazione. Fu un gesto di festa, di condivisione, di speranza.
Non dimentichiamo chi erano i Cervi. Una famiglia che avrebbe pagato un prezzo altissimo alla libertà con la fucilazione dei sette fratelli. Quel piatto di pasta non celebrava una vendetta contro qualcuno, ma la riconquista della libertà da parte di un intero popolo.
Per questo non riesco a comprendere l’intolleranza con cui una parte della destra guarda ancora oggi a questa rievocazione, così semplice, così pacifica e così profondamente umana. Né comprendo la tolleranza verso queste intolleranze, quasi fosse normale infastidirsi davanti a una memoria che non incita all’odio ma invita alla riflessione.
Questa tradizione, al contrario, merita di essere tramandata. Non per riaprire le ferite della guerra civile, ma per ricordare senza ambiguità la distanza che la Repubblica italiana ha posto fra sé e quel ventennio che cancellò le libertà, represse il dissenso, introdusse le leggi razziali, trascinò il Paese nella tragedia della guerra e lo consegnò a macerie materiali e morali.
Dal 25 luglio iniziò un percorso che avrebbe trovato il suo approdo nella Costituzione repubblicana, fondata sulla dignità della persona, sulla democrazia, sulla libertà e sul ripudio della guerra. Non appartiene alla sinistra né alla destra: appartiene a tutti gli italiani.
Per questo ben venga la Pastasciutta Antifascista della famiglia Cervi. Non come una manifestazione contro qualcuno, ma come un patrimonio civile di tutti gli italiani. Perché ricordare la riconquista della libertà non divide: unisce. E una democrazia matura non dovrebbe mai temere la memoria, soprattutto quando essa si esprime con il gesto più semplice e più italiano che esista: condividere un piatto di pasta attorno alla stessa tavola.

Diego Maggio

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