Alla fine dell’Ottocento Marsala era una delle città economicamente più dinamiche della Sicilia occidentale. Il commercio del vino, sviluppatosi grazie anche alla presenza delle grandi case inglesi Woodhouse, Ingham, Whitaker e Hopps, aveva conferito alla città un respiro internazionale, favorendo gli scambi commerciali e l’apertura verso le nuove correnti culturali e politiche provenienti dall’Europa. Dietro l’immagine di una città prospera, tuttavia, si celavano profonde disuguaglianze sociali. Accanto ai grandi proprietari terrieri, agli imprenditori e ai commercianti viveva una vasta popolazione di braccianti agricoli, contadini, artigiani, scaricatori del porto e piccoli operai, le cui condizioni di vita erano spesso segnate dalla precarietà e dalla povertà.
Fu proprio in questo ambiente, caratterizzato da forti contrasti economici e sociali, che attecchirono le idee del socialismo e dell’anarchismo. Attraverso giornali, opuscoli e l’opera instancabile dei propagandisti giungevano in Sicilia le teorie dell’internazionalismo, dell’anticlericalismo e dell’emancipazione dei lavoratori. Marsala, favorita dai collegamenti marittimi e dalla vivacità del suo ambiente culturale, divenne uno dei principali centri del movimento libertario della Sicilia occidentale. In questo contesto nacque Il Proletario, uno dei più importanti periodici anarchici siciliani del suo tempo, destinato a lasciare un’impronta significativa nella storia politica dell’isola.
Il primo numero uscì il 4 settembre 1890. Stampato presso la Tipografia G. Martoglio e C., il giornale aveva cadenza settimanale e usciva ogni giovedì. Nei primi numeri la testata riportava la dicitura “Marsala-Trapani”, a testimonianza dello stretto legame tra i gruppi libertari delle due città; successivamente comparve semplicemente “Marsala”. Fin dal motto di apertura il giornale dichiarava la propria ispirazione ideale, richiamandosi a Jean-Jacques Rousseau e al giurista Paolo Ellero: «L’uomo nacque libero e dappertutto è in ceppi.» L’obiettivo era dare voce alle classi lavoratrici, denunciare le ingiustizie sociali e diffondere il pensiero anarchico e socialista. Per un giornale militante stampato in una città di provincia la diffusione fu notevole: le cronache dell’epoca parlano di una tiratura di circa tremila copie, distribuite ben oltre i confini della Sicilia.
Ma Il Proletario non fu soltanto un giornale locale. Attraverso le sue pagine transitavano articoli, corrispondenze e documenti provenienti dai principali esponenti dell’anarchismo italiano. La redazione mantenne rapporti con numerosi gruppi libertari della penisola, pubblicando interventi e comunicazioni di figure come Saverio Merlino, uno dei maggiori teorici dell’anarchismo italiano. Attorno al giornale nacque anche la Biblioteca del Proletario, una collana di opuscoli destinata alla formazione politica dei lavoratori. Il primo titolo pubblicato fu Ricchezza e miseria, tradotto da Paolo Schicchi nel 1890, segno che la redazione non intendeva limitarsi alla cronaca politica, ma voleva contribuire alla formazione culturale delle classi popolari.
La figura destinata a segnare maggiormente la storia del giornale fu proprio Paolo Schicchi. Rientrato clandestinamente in Sicilia all’inizio del 1891 dopo l’esilio in Francia e a Malta, Schicchi percorse l’isola organizzando i gruppi anarchici in vista delle manifestazioni del Primo Maggio. In quello stesso periodo assunse la direzione sia de Il Piccone di Catania sia de Il Proletario di Marsala. Le pagine del giornale riflettevano il clima acceso del movimento anarchico dell’epoca: polemiche con i socialisti riformisti, critiche allo Stato, alla monarchia e alla Chiesa, appelli all’organizzazione dei lavoratori e alla solidarietà internazionale. Non sorprende quindi che l’attività della redazione fosse costantemente sorvegliata dalla polizia e dalla Prefettura, che consideravano i suoi collaboratori elementi “ultrasovversivi”. Processi, sequestri e controlli accompagnarono gran parte della vita della testata.
Accanto a Schicchi operarono numerosi militanti siciliani. Tra questi si distinse Antonio Azzaretti, sarto palermitano e propagandista anarchico, che partecipò all’organizzazione del giornale e ne curò per un periodo anche l’amministrazione. Le vicende interne al movimento provocarono contrasti e momentanee interruzioni della collaborazione, ma il suo contributo fu determinante nello sviluppo della rete libertaria marsalese. Attraverso Il Proletario collaboravano inoltre attivisti provenienti da Trapani, Palermo, Catania e da altre città italiane, facendo della testata uno dei principali punti di riferimento dell’anarchismo siciliano.
La prima esperienza editoriale si concluse il 19 gennaio 1892, dopo circa un anno e mezzo di pubblicazioni. Nonostante la breve durata, il giornale lasciò un’eredità importante. Le sue pagine contribuirono alla formazione politica di molti militanti che, negli anni successivi, avrebbero preso parte sia al movimento anarchico sia ai Fasci dei Lavoratori Siciliani, protagonisti delle grandi lotte sociali dell’isola. Dopo quasi vent’anni di silenzio, Il Proletario tornò a vivere. L’8 agosto 1910 Paolo Schicchi tenne a Marsala una conferenza sul tema “Scienza e religione”, dalla quale nacque il Circolo di Studi Sociali. L’entusiasmo suscitato dall’iniziativa convinse Schicchi a trasferirsi temporaneamente in città e a dare vita a una nuova serie del giornale.
Il 23 ottobre 1910 uscì così il primo numero de Il Proletario Anarchico, ancora una volta diretto da Schicchi. Fino al giugno del 1911 la nuova testata svolse una preziosa funzione di collegamento tra i gruppi anarchici siciliani, promuovendo campagne anticlericali, iniziative culturali, biblioteche popolari e il coordinamento delle organizzazioni libertarie dell’isola. Oggi Il Proletario rappresenta molto più di un semplice giornale politico. Le sue pagine restituiscono l’immagine di una Marsala vivace, attraversata da idee nuove e da un intenso dibattito sociale. In una città ricordata soprattutto per lo sbarco dei Mille e per la produzione del vino, il periodico racconta anche un’altra storia: quella dei lavoratori, degli artigiani, degli intellettuali e dei militanti che cercarono di costruire una società più giusta attraverso la forza delle idee e della parola stampata.
A oltre un secolo di distanza, Il Proletario rimane una fonte preziosa non soltanto per ricostruire la storia dell’anarchismo siciliano, ma anche per comprendere la vita politica, economica e culturale della Marsala tra Otto e Novecento. La vicenda di questo giornale dimostra come una città di provincia, nota nel mondo per il suo vino e per l’impresa garibaldina, sia stata anche uno dei luoghi più vivaci del dibattito politico e sociale italiano, dando voce a un movimento che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia della Sicilia.
Giacomo Cuttone