A distanza di oltre 40 anni dalla sua istituzione, la Riserva Naturale Bosco d’Alcamo torna al centro del dibattito. A sollevare dubbi sulla gestione delle risorse destinate alla sua valorizzazione è la rete Funtanazza Bene Comune, che ha reso noti i risultati di un monitoraggio civico effettuato il 29 giugno, in occasione di una passeggiata organizzata per celebrare il 42° anniversario dell’area protetta.
Servizi inutilizzabili e opere non fruibili
Sotto la lente d’ingrandimento finiscono gli interventi realizzati grazie a un finanziamento di 380.438 euro, proveniente dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Sicilia 2014-2020 e gestito dal Comune di Alcamo in collaborazione con l’allora Provincia regionale. Secondo il gruppo di cittadini, le verifiche sul campo avrebbero fatto emergere numerose criticità, tra opere incompiute, servizi inutilizzabili e strutture ancora in stato di abbandono. Tra le situazioni segnalate figurano i servizi igienici dell’area picnic, ancora chiusi nonostante il recente ripristino dell’area, e i punti acqua accanto alle postazioni barbecue, che risultano privi di erogazione e quindi inutilizzabili. Anche la Casa del Boscaiolo, interessata dagli interventi di recupero, secondo il monitoraggio versa ancora in condizioni di degrado. All’interno sarebbero presenti rifiuti e, ad oggi, l’immobile non sarebbe accessibile né utilizzabile dalla collettività.
Il “Giardino Botanico” che non c’è
Particolarmente critica, secondo Funtanazza Bene Comune, la situazione del nuovo Giardino Botanico. Il progetto prevedeva la messa a dimora di 300 alberi appartenenti a dieci specie tipiche della Riserva, oltre a interventi di valorizzazione dell’area. Eppure, durante il sopralluogo, i cittadini dichiarano di aver trovato soltanto sterpaglie, erba alta e poche decine di piantine secche ancora nei vasi. Dubbi vengono sollevati anche sulla reale possibilità di ospitare un numero così elevato di alberi nello spazio disponibile, mentre non sarebbero stati rinvenuti neppure i cestini in legno previsti dal progetto.
Alberi, sicurezza e prevenzione incendi
Le perplessità riguardano anche la sicurezza. Il piano finanziato prevedeva il taglio di circa 500 alberi e specifiche verifiche sulla stabilità del patrimonio arboreo. Tuttavia, secondo la rete civica, nell’area dell’ex Parco Avventura sarebbero ancora presenti alberi avvolti dai vecchi cavi d’acciaio delle installazioni dismesse, alcuni dei quali sarebbero nel frattempo crollati. Resterebbero inoltre centinaia di alberi bruciati sul versante sud del Monte Bonifato, elemento che, secondo gli attivisti, rappresenterebbe un rischio in vista della stagione degli incendi. Tra le criticità segnalate compare anche la Funtanazza, dove una doppia staccionata installata durante gli interventi impedirebbe perfino la lettura della cartellonistica storico-archeologica e multilingue, limitando di fatto la fruizione del sito.
Chi si occuperà della manutenzione?
Altro nodo riguarda la manutenzione delle opere realizzate. La rete evidenzia come non risulti ancora pubblico il piano di manutenzione previsto dal progetto, lasciando aperto l’interrogativo su chi dovrà occuparsi della gestione ordinaria delle strutture e delle aree verdi. Le criticità emerse, sottolineano gli attivisti, si inseriscono in un contesto più ampio, caratterizzato dalla mancata nomina del direttore della Riserva e del Consiglio provinciale scientifico da oltre quindici anni, dall’assenza del Piano di sistemazione della Zona A e dalla mancata attuazione del Piano di utilizzazione della Zona B. “Al di là delle possibili difformità e dei vizi d’opera sui quali chiediamo alle istituzioni di fare piena chiarezza, emerge un problema ancora più profondo: l’assenza di una visione per il futuro della Riserva e del Monte Bonifato – afferma la rete Funtanazza Bene Comune – Da una parte si investono centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche, dall’altra si lasciano strutture chiuse, opere non fruibili e spazi che ricadono rapidamente nell’abbandono”.
Assemblea pubblica il 25 luglio
Per questo motivo il gruppo chiede al Comune di Alcamo, al Libero Consorzio Comunale di Trapani e alla Regione Siciliana di verificare quanto emerso dal monitoraggio civico, chiarire il futuro della Funtanazza e della Casa del Boscaiolo e avviare un percorso condiviso con la cittadinanza. L’invito è rivolto alle istituzioni affinché partecipino all’assemblea pubblica in programma il 25 luglio alle ore 18 alla Funtanazza, data scelta non a caso perché simbolo della lotta agli incendi che negli ultimi anni hanno colpito duramente il patrimonio naturalistico della Sicilia occidentale. “È arrivato il momento che le istituzioni considerino la cittadinanza attiva come una risorsa e non più come un problema”, concludono i promotori dell’iniziativa.