Tre persone denunciate alla Procura della Repubblica di Trapani, sei box sequestrati all’interno di un autolavaggio nella città di Trapani e cinque box all’interno di un altro autolavaggio nella zona industriale della città. Questo il bilancio dell’attività ispettiva in materia ambientale svolta dai militari della Capitaneria di porto di Trapani, nei giorni scorsi.
Dalla complessa attività investigativa svolta dal personale della Guardia Costiera, è emerso per il primo autolavaggio che le persone deferite all’Autorità Giudiziaria non erano in possesso dell’autorizzazione A.U.A. – come previsto dal D.Lgs. n.° 152/2006 – necessaria per i reflui prodotti dall’attività di lavaggio auto in quanto considerati, per la loro qualità inquinante, “acque reflue industriali”. Le acque di lavaggio, pertanto, venivavo scaricate nel circuito forgnario comunale senza alcun tipo di depurazione tramite un pozzetto direttamente collegato alla fognatura pubblica e senza separazione tra i reflui asssimilabili ad urbani e reflui industriali. Dall’ispezione del pozzetto, è emersa la presenza di solidi in sospensione e di oli minerali in alcun modo separati e che convogliavano direttamente nella rete delle acque nere cittadine.
Anche per il secondo impianto è emersa la mancanza del titolo autorizzativo per lo svolgimento dell’attività di autolavaggio ossia l’autorizzazione unica ambientale (A.U.A.) prevista dal D.Lgs. n°. 152/2006 nonché la mancanza di un sistema di gestione e trattamento delle acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia.
Le acque reflue prodotte dai processi di pulizia dei veicoli, se non correttamente trattate e autorizzate, rappresentano una seria minaccia per le matrici ambientali, in particolare per le acque marine e di falda Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trapani, sono stati complessivamente sequestrati undici box all’interno dei due autolavaggi al fine di effettuare gli ulteriori approfondimenti posti ad accertare nel dettaglio quanto emerso durante l’attività ispettiva.