NO, perché i problemi reali della giustizia sono sotto gli occhi di tutti: carenze di magistrati (ampiamente sotto media europea), di personale amministrativo e di strumenti. Tali carenze si riflettono sulla lentezza del sistema. Su questo la riforma non interviene, dirotta risorse verso la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e dell’Alta Corte disciplinare.
NO, perché la Costituzione può cambiare, ma con prudenza. Resta fermo il monito di Giuliano Vassalli, che si dichiarava contrario a riforme complessive e radicali in assenza dei presupposti per un’assemblea costituente capace di sintetizzare le diverse istanze sociali. Questa riforma, invece, dopo la prima lettura, è stata approvata tre volte in poco più di tre mesi, in totale assenza di confronto parlamentare, con tempi e modalità senza precedenti.
NO, perché la “separazione delle carriere” non è il cuore della riforma. La separazione delle funzioni è già stata progressivamente limitata con legge ordinaria. La terzietà del giudice è dimostrata dai numeri: le assoluzioni sono il 46%. Le percentuali più elevate in alcune fasi si spiegano con la struttura del processo: davanti al GIP si decide sui “gravi indizi”; i procedimenti fermati dal GUP sono aumentati del 32% dopo l’introduzione del parametro della “ragionevole previsione di condanna”; la condanna interviene solo in presenza della prova “oltre ogni ragionevole dubbio”. Il processo è fatto di passaggi progressivi e la prova si forma a dibattimento nel contraddittorio effettivo delle parti. Non ogni assoluzione è frutto di errore.
NO, perché lo sdoppiamento del CSM, se volto solo a formalizzare una terzietà già esistente, è sproporzionato e, unito al sorteggio secco della componente togata, incide significativamente sull’autogoverno della magistratura. Il CSM è un organo di rilievo costituzionale, farne parte richiede competenze, visione d’insieme e rappresentatività, nel senso alto del termine. Essere eletti non crea debiti di gratitudine, ma responsabilità. Il sorteggio temperato della componente laica, poi, rischia di favorire la prevalenza di una minoranza politicamente coesa su una componente togata frammentata e paradossalmente più esposta a condizionamenti.

NO, perché il mantra “chi sbaglia non paga” nasce dalla confusione deliberata tra errore giudiziario (0,12 casi per milione di abitanti contro 1,31 della Gran Bretagna e 0,44 degli Stati Uniti), illeciti disciplinari (42 condanne l’anno contro meno di 9 in Francia) e ingiuste detenzioni, che prescindono dall’accertamento di errori e illeciti, e scattano direttamente con l’assoluzione (1,3% contro il 4% della Francia). I dati ministeriali sono lontani da segnalare una situazione di allarme. Dell’Alta Corte, dunque, non c’è bisogno. Preoccupa, invece, l’incertezza assoluta sul suo futuro funzionamento, rimesso alla legge ordinaria.
NO, perché l’indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia dei cittadini. Spezzarne l’unità indebolisce l’equilibrio dei poteri. In molti Paesi europei il PM separato è sottoposto all’esecutivo. Le intenzioni dichiarate sono esplicite: criteri di priorità dell’azione penale imposti dal Governo su delega del Parlamento, sottrazione al PM del coordinamento della polizia giudiziaria, modifica dell’obbligatorietà dell’azione penale. Altro che processo alle intenzioni.
NO, perché il clima del dibattito è allarmante: si nega il rischio di condizionamenti politici mentre si promette lo stop a decisioni giudicate “politicizzate”. Vogliamo davvero magistrati preoccupati della compatibilità delle loro decisioni con programmi di questo o quel governo? La garanzia del rispetto dei diritti fondamentali, di ogni individuo, anche di quello che si è macchiato di crimini gravi, grazie alla serena applicazione della legge, è l’ultimo ostacolo alla creazione di cittadini di serie A e cittadini di serie B di fronte alla legge. Ogni magistrato deve sentirsi libero di poterlo fare, senza essere tacciato di ostacolare o fiancheggiare, senza sovraesposizione mediatica personale, con i pericoli concreti creati dal livore alimentato da questo clima di inaccettabile violenza verbale
NO perché o questa riforma non può quello che promette, ed è inutile, o può più di quanto dichiara e allora è pericolosa.
Sara Varazi
Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Marsala