Mafia, trovato morto in carcere a Torino detenuto originario della Provincia trapanese

redazione

Mafia, trovato morto in carcere a Torino detenuto originario della Provincia trapanese

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mercoledì 18 Marzo 2026 - 07:34

Si infittiscono gli interrogativi sulla morte di Bernardo Pace, il 62enne originario del trapanese rinvenuto senza vita nella sua cella del blocco E del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si sarebbe suicidato nel tardo pomeriggio di ieri, intorno alle 18.30, impiccandosi. La Procura torinese, però, ha già avviato accertamenti per chiarire ogni aspetto della vicenda. Pace era considerato dagli investigatori una figura di rilievo nell’orbita di Paolo Aurelio Errante Parrino, parente del boss Matteo Messina Denaro, ed era coinvolto nell’inchiesta Hydra, il procedimento che ha acceso i riflettori sull’alleanza tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia. Proprio nell’ambito di quella maxi indagine, a gennaio 2026, il Tribunale di Milano lo aveva condannato a 14 anni e 4 mesi di reclusione.

La morte del detenuto arriva in una fase particolarmente delicata. Il 62enne, infatti, aveva avviato un percorso di collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Milano e con i carabinieri. I suoi verbali erano ritenuti di grande interesse investigativo e la sua deposizione era attesa per il 19 marzo, in occasione della prima udienza del processo con rito ordinario che vede imputate 45 persone, dopo le condanne già emesse nel filone abbreviato. Anche se gli elementi emersi nelle prime ore sembrano orientare verso un gesto volontario, gli inquirenti intendono approfondire il contesto in cui è maturata la morte di Pace, anche alla luce del suo ruolo nel procedimento giudiziario. È stata disposta l’autopsia e la magistratura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, passaggio che consentirà di verificare eventuali responsabilità o pressioni esterne. Il decesso di Bernardo Pace rischia adesso di avere ripercussioni anche sul procedimento Hydra, uno dei più rilevanti degli ultimi anni sul radicamento delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia, e apre nuovi interrogativi su una vicenda che la Procura di Torino vuole chiarire fino in fondo.

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