Prendendo spunto anche dalla decisione del Partito della Rifondazione Comunista di Marsala di lasciare l’alleanza di centrosinistra, il deputato regionale del Partito Democratico ci invia una sua riflessione.
“C’è un equivoco di fondo che attraversa il dibattito politico sul centrosinistra e che merita di essere chiarito con franchezza. Ogni volta che proviamo ad allargare lo sguardo, a superare i confini rassicuranti di una dimensione minoritaria per costruire progetti seri, credibili e capaci di vincere, scattano puntualmente reazioni polemiche. È come se l’idea stessa di un centrosinistra competitivo, aperto e inclusivo disturbasse più di quanto non disturbino le sconfitte ripetute o le divisioni sterili.
Mettere assieme pezzi di società civile che non sempre guardano a sinistra
Accade soprattutto quando riusciamo a mettere insieme energie diverse: settori moderati, forze civiche, pezzi di società che non hanno sempre guardato a noi come a un interlocutore naturale. In quei momenti veniamo accusati di non essere “puri”, di uscire dal seminato, di tradire una presunta ortodossia. Ma la verità è che ciò che dà fastidio non è l’impurità: è la possibilità concreta che il centrosinistra possa vincere.
C’è chi preferirebbe vederci confinati in una cultura minoritaria, autoreferenziale, incapace di incidere sulla realtà. Un centrosinistra che litiga va bene perché conferma una narrazione già scritta. Un centrosinistra che costruisce, che lavora con serietà e propone soluzioni credibili, invece, diventa scomodo. Se non siamo divisi, se non alimentiamo lo scontro interno, se proviamo a governare la complessità senza rinunciare ai nostri valori, allora sembriamo non andare bene a chi cerca solo la polemica o la notizia facile.
C’è bisogno di un centrosinistra e di un Partito Democratico che siano il motore di progetti autenticamente riformatori
Io penso, al contrario, che il nostro compito sia un altro. Abbiamo bisogno di un centrosinistra e di un Partito Democratico che siano il motore di progetti autenticamente riformatori, capaci di parlare agli interessi concreti dei cittadini e delle imprese, di offrire risposte e prospettive. Un progetto politico che sappia conquistare la fiducia anche di chi, storicamente, non si è riconosciuto in noi.
C’è chi ci vorrebbe o “puri” ma irrilevanti, o subalterni e a servizio di altri. Io rivendico invece un Pd e un centrosinistra autorevoli, forti, capaci di aggregare senza smarrire la propria identità. L’aggregazione non è una rinuncia, è un atto di responsabilità. Se questo dà fastidio, forse significa non aver compreso fino in fondo quale sia il mestiere della politica: costruire consenso attorno a idee serie, tenere insieme valori e capacità di governo, cambiare davvero le cose.
Quando si vince, quando si mettono in campo iniziative solide che rappresentano i nostri principi, le nostre istanze e le nostre prospettive, dimostriamo che identità e apertura possono e devono camminare insieme. È questa la strada che intendiamo continuare a percorrere, con la schiena dritta e lo sguardo rivolto al futuro, convinti che solo un centrosinistra capace di unire possa essere all’altezza delle sfide del territorio”.