C’è una stanchezza

Michela Albertini

MammAvventura

C’è una stanchezza

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mercoledì 25 Febbraio 2026 - 06:40

C’è una stanchezza, in ogni mamma, che tace nelle ultime ore della sera, quando cala il buio, la cena non è ancora pronta, mancano le ultime frasi di analisi logica e gli ultimi esercizi di logopedia. È una stanchezza silenziosa, che non conosce più urla, né angosce. Ma solo il silenzio di chi ormai ha dato e ha bisogno di riposare. Di chi non vede l’ora di che arrivi il riposo per tutti, anche per se stessa. È la stanchezza di chi ha dato e ora ha bisogno di ricevere. Una coccola al cioccolato, un disegno colorato male, una frase biascicata durante il sonno.

È in questa stanchezza generale e quotidiana che le mamme tentano di barcamenarsi tra un impegno e l’altro, i mariti lavorano, rincasando tardi la sera, magari passando dal supermercato per prendere quella confezione d’acqua sempre troppo pesante, i figli sopravvivono tra gli impegni scolastici, i compiti, la danza, le lotte per i lavaggi nasali e lo sciroppo per le difese immunitarie. In questa stanchezza familiare, terminati i compiti, la cena, annessi e connessi, scelgo di lasciare i piatti sporchi e dedicarmi alla mia famiglia, sul serio. Perché, ad un certo punto, la sera arriva per tutti, anche per me. E allora si indossano i pigiami, si spengono le luci, si accendono i termosifoni. La casa diventa il luogo e il momento in cui tutto si silenzia. Voci, problemi, telefoni. Siamo solo noi, un film alla tv, un abbraccio condiviso, un pacco di biscotti.

In una coccola a luci spente, Nina mi chiede: «Mamma, ma tu muori?». Eccola lì, un’altra paura. Un futuro incerto. Un bisogno di rassicurazione. Ma anche l’esigenza di ricevere una verità. «Certo che muoio, prima o poi». Lei mi guarda. Ormai sa come funziona, gliel’ho spiegato tante volte. Poi mi chiede: «E quando, mamma?». E allora mi stringe. E io stringo lei. «Farò in modo di morire il più tardi possibile, ok amore?». Ma lei già dorme, tra le mie braccia. Mentre tengo stretta, per par condicio, anche la mano di sua sorella. E allora la stanchezza si placa. Gli occhi si socchiudono. I problemi sembrano svanire. Un altro giorno è andato. Faticoso, sacrificante, impegnativo. Alienante, per certi versi. Ma pieno, pienissimo d’amore, che quello, si sa, mette a tacere paure, incubi, incertezze e permette ai sogni di diventare grandi, grandissimi, giganti.

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