Una domenica di calcio dove la vittoria sul campo, roboante nel punteggio, è stata inghiottita dalle proteste della tifoseria e da tensioni che parlano di un rapporto ormai lacerato tra la città e uno dei suoi protagonisti più controversi degli ultimi due anni. È il ritratto di un declino rapido e doloroso quello che oggi si legge tra le note di cronaca e i fischi delle curve, con Valerio Antonini – imprenditore romano al centro di ogni discussione – sempre più isolato nel suo progetto sportivo trapanese.
La situazione del Trapani Calcio
Domenica pomeriggio, in occasione di Trapani–Sorrento di Serie C, la partita è stata sospesa al 18’ minuto a causa del lancio di fumogeni in campo da parte degli ultras granata, che hanno scandito cori e srotolato uno striscione con la scritta “Antonini vattene”, dirigendo la loro protesta non solo contro il presidente ma anche nei confronti del direttore sportivo Luigi Volume. La sospensione è durata circa dieci minuti, fino a quando i giocatori granata non si sono avvicinati alla curva per riportare la calma, e poi il gioco ha potuto riprendere con una larga affermazione del Trapani per 4-0 sul campo. Questo episodio fa da cornice a un momento estremamente critico per il calcio cittadino. Il Trapani Calcio versa in una situazione delicatissima di classifica, gravato da penalizzazioni per irregolarità amministrative che hanno già portato a una sottrazione complessiva di –15 punti nel girone C, con il rischio concreto di dover affrontare i playout o perfino di essere estromesso dal campionato, come già accaduto ad altre compagini in circostanze analoghe.
Cosa succede in casa Trapani Shark
Alla contestazione sul calcio si sommano gli esiti drammatici della vicenda del basket: la Trapani Shark è stata esclusa dalla Serie A di pallacanestro 2025-26 dal Giudice Sportivo Nazionale della FIP. La decisione, come abbia già scritto nel numero precedente, prevede anche un’ammenda di 600.000 euro, l’inibizione di tre mesi per Antonini e l’annullamento di tutte le partite disputate dal club in questa stagione, con gli atti trasmessi agli uffici competenti per la radiazione dei tesseramenti dei giocatori senior. In un’accelerazione della crisi cestistica, trapela anche la notizia che la società ha formalizzato al Comune di Trapani il ritorno alla forma giuridica di Società Sportiva Dilettantistica (SSD), dopo essere stata una società a responsabilità limitata (SRL). Con questo atto la Trapani Shark chiede la sospensione della procedura di revoca della concessione del Pala Daidone, sostenendo che la nuova veste da SSD le consentirebbe di rientrare nella “conformità normativa” prevista dalla legge per l’uso gratuito degli impianti sportivi. Il Comune, pur prendendo atto del cambio di ragione sociale, non ha tuttavia ancora chiarito se questo possa fermare l’iter già avviato, sottolineando che la valutazione sarà di natura tecnica e non politica e che il cambio di forma societaria non cancella automaticamente le irregolarità pregresse.
Le giovanili continuano ad usare il PalaDaidone
Nel frattempo, resta sullo sfondo un quadro di contestazioni più ampio: il settore giovanile della Trapani Shark continua regolarmente a disputare i propri campionati regionali e a utilizzare il palazzetto “Ettore Daidone” per allenamenti e partite, coinvolgendo oltre 60 ragazzi, allenatori e dirigenti in un ambiente che, sul piano educativo e formativo, resta vitale e attivo nonostante le tensioni societarie e istituzionali.
La vicenda Telesud
Se tutto questo non fosse già sufficiente a delineare un quadro di disagio, negli ultimi giorni è emersa anche la vicenda di Telesud, l’emittente televisiva locale legata ad Antonini, ora in fase di liquidazione: giornalisti e tecnici hanno trovato la redazione priva di corrente elettrica e con stipendi arretrati, in un epilogo che segna la fine di un altro pezzo significativo del “progetto mediatico” dell’imprenditore. La somma di questi elementi racconta una storia di caduta verticale. Due anni fa, Antonini era arrivato a Trapani con l’immagine di un investitore deciso a rilanciare sport e infrastrutture, tra annunci e grandi promesse. Oggi si trova a dover fronteggiare ultras inferociti, penalizzazioni, cause, esclusioni di campionati e lo sfaldamento di media e strutture che un tempo costituivano parte del suo apparato. Il malcontento non è confinato agli spalti, ma si riflette nelle sentenze dei tribunali sportivi, nel giudizio degli organismi federali e nella percezione generale di una città che sembra aver perso fiducia nel suo progetto. In attesa delle prossime settimane, con il calcio che guarda al calendario e ai playout, e il basket che progetta eventuali ripartizioni nelle categorie minori, resta sullo sfondo una domanda che non riguarda solo il futuro sportivo: quanto potrà ancora reggere una leadership che ha accumulato consensi solo per una manciata di successi apparenti e ora si trova sotto il peso di contestazioni e sanzioni senza precedenti?