Oggi, 16 gennaio 2026, ricorre il terzo anniversario dell’arresto di Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande boss di Cosa Nostra latitante per oltre trent’anni, catturato nel 2023 a Palermo dai carabinieri del ROS e dalla Procura di Palermo in una delle operazioni più complesse nella storia della lotta alla mafia italiana. All’epoca la cattura fu accolta come una vittoria dello Stato contro la criminalità organizzata, considerata la fine di una lunga latitanza che aveva reso Messina Denaro il volto più temuto della mafia siciliana. Un segnale significativo è arrivato dai focolai di processi ancora in corso nei confronti di presunti fiancheggiatori del boss: persone che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a sostenere e mantenere la latitanza di Messina Denaro fornendo supporto logistico, economico e organizzativo. Questi procedimenti, che vedono sul banco degli imputati anche familiari e persone vicine alla rete criminale, mostrano che il contrasto alla mafia si protrae con forza nelle aule giudiziarie italiane.
La stessa mafia, pur privata del suo “capo storico”, non è scomparsa dal tessuto sociale e culturale della Sicilia e della provincia di Trapani. Le organizzazioni criminali mantengono una presenza silenziosa ma radicata, che emerge non soltanto nelle inchieste giudiziarie, ma anche nei fenomeni sociali che la società civile continua a denunciare: atteggiamenti di omertà, tentativi di condizionamento nelle nomine in vari settori, e persino il voto di scambio e le pressioni su amministrazioni locali e imprese restano temi di forte preoccupazione. Questo quadro evidenzia come, nonostante i successi investigativi, la mafia continui a tentare di infiltrarsi nelle dinamiche economiche e politiche del territorio siciliano.
In particolare nel trapanese — terra natale di Messina Denaro — le indagini e i processi non si sono mai arrestati e continuano a rappresentare una sfida prioritaria per magistratura e forze dell’ordine. Le dinamiche criminali oltrepassano da tempo i confini isolani, intrecciandosi con reti di affari nazionali e internazionali e richiedendo un impegno costante per smantellare quei legami che garantiscono alla criminalità organizzata di rigenerarsi e adattarsi. E soprattutto si infilano nel tessuto economico del territorio, come disse lo scorso anno l’onorevole Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia, in visita a Trapani. Oggi, dunque, il ricordo della cattura di Messina Denaro è un momento di riflessione: non solo per celebrare l’azione dello Stato, ma anche per ribadire la necessità di mantenere alta la guardia contro ogni forma di criminalità organizzata. Il contrasto alla mafia non si esaurisce con un arresto, per quanto simbolico, ma richiede un impegno continuo sia nelle aule di giustizia sia nella società civile, affinché legalità e responsabilità collettiva siano sempre gli strumenti principali di una comunità libera dalla violenza e dall’intimidazione.