Prodi e la sinistra che merita una tirata… d’orecchie

Claudia Marchetti

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Prodi e la sinistra che merita una tirata… d’orecchie

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lunedì 31 Marzo 2025 - 06:45

L’episodio in cui Romano Prodi, visibilmente irritato, ha dato una tirata di capelli alla giornalista Lavinia Orefici della trasmissione Mediaset Quarta Repubblica, è diventato l’ennesima spia di un malessere più profondo che attraversa la politica e la cultura della politica. Quel gesto riflette il clima di frustrazione e disconnessione di una sinistra che ha visto scivolarle via il ‘Paese reale’, parafrasando gli Afterhours. La domanda che la giornalista gli poneva riguardava due temi cruciali: il Manifesto di Ventotene e la presa di posizione di Giorgia Meloni in Parlamento. Il gesto stizzito di Prodi riflette molto la condizione che negli ultimi anni sta vivendo la sinistra italiana che ha fallito nel presentarsi unita ai vari livelli di governo. Più che una tirata di capelli, per la sinistra che oggi si presenta frammentata sarebbe stata necessaria una tirata d’orecchie, incapace com’è di trovare un’unità che le consenta di essere una vera opposizione alla guida del Paese.

Persino Pierluigi Bersani ha definito Prodi come un “nonno”. Sì forse un nonno un pò ‘rintronato’. Il dibattito si fa ancora più aspro dopo le parole di Angelo Dieni, consigliere del Comune di Valsamoggia, nel bolognese, che sui social sperava che Prodi non dovesse fermarsi alla tirata di capelli nei confronti dell’inviata, ma dovesse “darle un calcio ben assestato negli stinchi“. Esternazione che ha scatenato la reazione di Fratelli d’Italia che ne ha chiesto le dimissioni, accusandolo di aver pronunciato frasi gravi. Romano Prodi, da ex presidente della Commissione Europea, ha sempre avuto una visione chiara dell’UE. “Se l’Italia uscisse dall’euro per tornare alla lira sarebbe una tragedia”, diceva, mettendo in guardia dal pericolo di un ritorno a una moneta debole.

Prodi è uno degli ultimi grandi rappresentanti di una politica che ha costruito l’Europa che si sta sempre più sgretolando su se stessa, che non è competitiva, che una volta credeva – o faceva credere – nella circolazione libera di persone e di merci e che ora dibatte solo sul riarmo, sull’esercito europeo. In un momento in cui la sinistra si frantuma e l’Europa sembra lontana dalle necessità dei cittadini, la risposta non è nelle urla, nei gesti sgarbati o nelle parole dure, ma nella capacità di rinnovarsi, di guardare al futuro con una visione più chiara e inclusiva. Caro Romano Prodi, invece di reagire con rabbia alla giornalista che lo ha incalzato, avrebbe dovuto avere il coraggio di prendersi cura della sinistra italiana che ha perso i suoi punti di riferimento.

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