Regione, la nuova riforma della sanità mette d’accordo opposizione, sindacati, medici (e parte della maggioranza): “E’ un poltronificio”

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Regione, la nuova riforma della sanità mette d’accordo opposizione, sindacati, medici (e parte della maggioranza): “E’ un poltronificio”

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lunedì 09 Ottobre 2023 - 08:32

Il progetto di riforma della gestione di Asp e ospedali in Sicilia è già naufragato.

Sommerso dai dubbi di natura finanziaria e dal muro issato da opposizione e sindacati. E anche, seppure sottotraccia, dalle perplessità di varie segreterie della maggioranza.

Diventa un caso politico, in particolare,  l’idea di scorporare la gestione degli ospedali da quella delle Aziende sanitarie provinciali. Una manovra che avrebbe come primo effetto quello di moltiplicare le poltrone di vertice della sanità pubblica: oggi i manager sono 18 (9 alla guida delle Asp e altrettanti al timone di ospedali e policlinici), se l’idea maturata all’assessorato alla Salute andasse avanti diventerebbero 24.

«Non esiste al momento – chiosa l’assessore regionale alla Salute Giovanna Volo – alcuna proposta di legge per la modifica del sistema sanitario. Il documento è una mera ipotesi di studio, ma è necessario un lavoro di approfondimento affinché sia trasformato in qualcosa di strutturato. Per questa ragione il documento in questione non è stato ancora sottoposto al presidente della Regione o alla giunta regionale, che dunque ne ignoravano l’esistenza».

Rassicurazioni che in qualche caso placano e in altri no le proteste sindacali. La Fp Cgil Sicilia, ad esempio, boccia senza mezzi termini l’ipotesi di «una nuova mappa del potere, con relativa moltiplicazione delle poltrone, alla vigilia delle nomine dei manager». Secondo il sindacato della funzione pubblica, «è già indicativa la modalità con cui si arriva al piano, la cui redazione non è stata preceduta da nessun confronto con le organizzazioni di categoria, ma strutturata semplicemente all’interno del palazzo della politica, rinunciando alle dinamiche democratiche delle interlocuzioni e della concertazione con le forze sociali e sindacali». Il piano «distribuisce solo nuove poltrone e nuovi poteri – osservano ancora il segretario generale Gaetano Agliozzo e la segretaria regionale con delega alla sanità Monica Genovese – ,

non sarà sicuramente l’aumento dei direttori generali, amministrativi e sanitari, a diminuire le liste di attesa e a migliorare l’efficienza della sanità pubblica. Questo piano è stato concepito solo per ampliare gli spazi della mediazione politica nella maggioranza. Come Fp – concludono Agliozzo e Genovese -, stiamo valutando, con i nostri organismi e i territori, l’impianto di questo Piano di riorganizzazione ospedaliera, per mettere in campo proposte utili e iniziative necessarie a migliorarlo e qualificarlo nell’ottica di renderlo coerente e rispondente ai problemi dei cittadini siciliani».

«Il documento che contiene le modifiche del sistema sanitario merita più attenzione perché è certo che questo nuovo piano di riorganizzazione ospedaliera non va proprio bene», dicono Totò Sampino, segretario della Uil Fpl Sicilia, e Fortunato Parisi, coordinatore regionale della Uil Medici, che si dichiarano «sollevati dalla smentita dell’assessore Volo. Avevamo già visto la bozza, ci avrebbe sorpreso la mancanza di alcuni passaggi fondamentali, da parte della stessa Volo, con le parti sociali». Per la Uil «serve prima prendere in considerazione e coniugare i bisogni della sanità territoriale e ospedaliera per offrire al cittadino un’adeguata assistenza. Alla luce della difficile situazione che si registra nei nostri nosocomi ribadiamo l’esigenza di un confronto al fine di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nella nostra regione».

Secondo la Cisl, «le valutazioni nel merito vanno fatte di fronte ad atti concreti. Abbiamo piuttosto la consapevolezza che con l’arrivo delle ulteriori strutture finanziate dal Pnrr, come le case della comunità, i centri operativi territoriali e gli ospedali di comunità, sarà necessario ridisegnare il sistema sanitario risolvendo anche le criticità del passato».

«Lavoriamo – proseguono Montera e Corrao – perché venga ridisegnata una sanità a misura di persona, sempre più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e di migliorare gli ambienti che vivono i lavoratori che, specie nella rete dell’emergenza urgenza anche a causa delle inefficienze del sistema, lavorano mettendo a rischio la loro incolumità». Il tema, i due rappresentanti della Cisl, «investe, tutti i professionisti sanitari, del comparto e dei medici, i servizi e tutti i cittadini ed è oggetto della massima attenzione da parte della Cisl Fp, della Cisl Medici e della Cisl siciliane. Considerato, peraltro che, unitariamente alle altre sigle confederali, abbiamo inoltrato richiesta di convocazione, ci avrebbe stupito se il documento fosse stato riconosciuto come ufficiale dal governo. Siamo pertanto certi, che nel clima di buone relazioni sindacali, instaurato sin dall’inizio dall’assessorato alla Salute, i sindacati possano partecipare al processo di redazione della nuova geografia del sistema sanitario fornendo alla Regione il necessario punto di vista dei lavoratori che ogni giorno sono in prima fila per offrire servizi sanitari ai cittadini”.

«Il contenuto di quello che l’assessore regionale alla Salute Giovanna Volo ha definito “ipotesi di studio” – dichiara in una nota, il segretario regionale della Cimo (Confederazione italiana medici ospedalieri) Giuseppe Bonsignore – era stato, a grandi linee, preannunciato alle organizzazioni sindacali della dirigenza medico-sanitaria nel corso di un confronto tenutosi il 18 settembre scorso, accompagnato dall’impegno di una preventiva consultazione degli stessi sindacati. Oggi – evidenzia Bonsignore – viene fuori questa bozza avanzata, quasi un testo di legge già preconfezionato senza che ci sia stato alcun ulteriore confronto e tanto meno alcuna informazione preventiva. Senza entrare nel merito del testo – conclude Bonsignore -, troppe sarebbero le sottolineature da fare, riteniamo imprescindibile il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che rappresentano gli operatori del settore, sulle cui spalle alla fine verrebbero a ricadere gli effetti della nuova riforma che, a una prima lettura, rischiano di essere devastanti».

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