Capo Feto, una meraviglia tra rifiuti e Kitesurf sui bagnanti

redazione

Capo Feto, una meraviglia tra rifiuti e Kitesurf sui bagnanti

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giovedì 02 Settembre 2021 - 08:00

Capo Feto, è una lingua di spiaggia e di palude che si estende tra Mazara del Vallo e Petrosino, vicino alle foci dei fiumi Màzaro e Delia.

Il 22 aprile del 2000 il Ministero dell’Ambiente inserì il biotopo di Capo Feto fra le Zone di Protezione Speciale (ZPS), in quanto si è voluto tutelare la specifica caratteristica del litorale. Negli anni ’70 infatti, nell’area di Capo Feto, si pensò di costruire un autodromo o complessi residenziali, progetti che non videro però mai la luce.

A ciò si aggiunse l’interessamento di diverse associazioni che spinsero per l’adozione di un vincolo faunistico di Oasi di Protezione e Rifugio, nel 1977.

Ad oggi è una delle scoperte più ghiotte di turisti e locali.

Ma raggiungere Capo Feto non è semplice. Meglio una jeep, un fuoristrada o comunque un’auto con ottimi ammortizzatori. Per raggiungere la porzione di spiaggia infatti, si arriva o dal Lungomare Fata Morgana di Mazara, oppure dalle vie Capo Feto o ancora da Petrosino e si attraversa delle stradine sterrate di campagna piene di buche, percorsi, a seconda dell’itinerario, più o meno lunghi.

All’arrivo si apre uno scenario incredibile, una costa sabbiosa e un mare limpido e adatto ai bambini perchè molto basso per diversi metri.

Ma la condizione del litorale è alquanto pessima e pericolosa.

C’è una struttura abbandonata e fatiscente, spesso usata, nelle migliori delle ipotesi, come urinatoio, dove qualche bagnante afferma “In questo posto, la cosa meno inquietante è uno scheletro di gabbiano”, lasciando poco all’immaginazione. In ogni angolo c’è una mini discarica piena di rifiuti di ogni tipo, sacchi aperti lasciati in balia degli animali.

Per non parlare dei kitesurf. Gli atleti prendono d’assalto Capo Feto in maniera poco strutturata e regolamentata, senza una netta separazione tra bagnanti e kiters. Più di una volta i kitesurf in acqua e in spiaggia con un colpo di vento sono finiti in testa a qualcuno, addirittura in un’occasione, uno di questi ha colpito una bambina senza troppe conseguenze ma con tanta paura.

Già da diverso tempo diverse associazioni ambientaliste chiedono interventi su Capo Feto, in quanto area protetta. Ma al momento di protetto c’è solo il nome in una normativa e non altro. Sarebbe necessario mettersi concretamente a tavolino per mettere le basi su un progetto di riqualificazione dell’area, un luogo naturalistico bellissimo, ma totalmente abbandonato.

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5 commenti

  1. Da bagnante, nonché proprietario di un fondo a pochi metri dalla spiaggia utilizzata dai kiters, posso solo dire che gli unici che puliscono e tolgono la spazzatura che altri “incivili” lasciano sono proprio loro, i kiters.
    Mi consta personalmente.
    Chi fa sport in generale, si avvicina alla natura con rispetto, a differenza di chi frequenta quella spiaggia solo sporadicamente.
    Bisognerebbe porre molta più attenzione a chi, invece, butta le reti a pochi metri dalla battigia o va in quei posti cacciando di frodo. Loro sono i veri criminali.

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  2. Scusate, perché avete cancellato il mio commento ? Non mi sembra sia entrata la dittatura !!!

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    1. Gentile Vincenzo, nessuno ha cancellato il suo commento precedente. Semplicemente non era ancora stato approvato. Prima di visualizzare un commento, deve essere approvato dalla nostra redazione. Questo non perché siamo in dittatura, ma capirà che se chiunque può scrivere quel che vuole (parolacce, minacce, etc)…
      Saluti

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  3. In Sicilia e in speciale modo qui da noi, è così , invece di proteggere le cose belle, si distruggono!

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  4. Finiamola con la diceria dei kiters che puliscono la spiaggia in cui hanno fatto base a Capo Feto. A Capo Feto, la pratica del kite surf fa solo danno, tant’è che nel “Piano di Gestione” della ZSC e ZPS, approvato dalla Regione nel 2016, risulta tra le criticità più impattanti. Ben si conoscono il resto delle criticità di Capo Feto, compresi gli atti di bracconaggio, ma dove sono le denunce dei kiters nei confronti di qualche bracconiere, nei confronti dei dirigenti degli Uffici pubblici competenti a mantenere il biotopo in uno “stato (naturale) soddisfacente di conservazione” ? La Redazione di Itacanotizie.it non avrà le stesse conoscenze e competenze dei tecnici degli Uffici pubblici preposti alla salvaguardia di Capo Feto per cui è bene che sappia che la presenza di bambini a Capo Feto presuppone l’accompagnamento da parte degli adulti e bambini + adulti, lasciati liberi sulla spiaggia di Capo Feto, non sempre sono compatibili. Capo Feto per le sue straordinarie qualità naturali è un’area in cui anche, se non soprattutto i bambini debbono potere accedere (così come accade nelle chiese, nei musei), ma accompagnati, guidati, oltre che dai familiari, da chi deve impartire loro, sin dalla tenere età, il rispetto per la “natura”. Tutte cose previste nel Piano di Fabio Perco (cercare attraverso Google) per la gestione della palude.

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