In piazza a Marsala per le donne afghane: un ponte di anime e fili…

Chiara Putaggio

In piazza a Marsala per le donne afghane: un ponte di anime e fili…

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mercoledì 25 Agosto 2021 - 18:47

Private del diritto a vedere la luce, il mondo, la natura. Una rete ricamata, con trame che tanto assomigliano ai ricami siciliani a fili contati che tutte le nostre nonne realizzavano nei loro corredi. Una cosa così bella, come l’arte, diventa prigione, ghetto di stoffa, maschera integrale, che relega ad oggetto e isola dalla società. Questo fa il burka e da solo basta a comprendere la condizione in cui sono ripiombate le donne afghane dallo scorso 15 agosto, dall’avvento dello Stato Islamico per mano dei talebani. Una vicinanza che se non è spaziale, sicuramente è di anime, di intenti, di solidarietà, è stata espressa martedì a Porta Nuova, a Marsala, per iniziativa di associazioni quali: Casa di Venere, Metamorfosi, Fidapa, Ande, Anpi, Cif, Mahraba ONLUS, Asd Fenici Rugby, Commissione Pari Opportunità del tribunale di Marsala, Oipa di Marsala, Lega ambiente, Amici del terzo mondo, Libera – contro le mafie e “Non una di meno – Palermo”, cui si sono aggiunti gruppi politici che fanno capo al PD, a Rifondazione comunista, sindacati, ma anche il sindaco Massimo Grillo che ha invitato ad andare oltre gli schieramenti per essere efficaci, ribadendo che Marsala è città che accoglie.

Tanti gli interventi sulle condizioni delle donne, sul fatto che non hanno documenti e per votale hanno dovuto lasciare le proprie impronte digitali. La negazione del diritto allo studio, al lavoro vero sono stati al centro della trattazione ed è stato sottolineato che invece la manodopera femminile e infantile viene ampiamente usata per le coltivazioni di oppio, di cui l’Aghanistan è tremendo esportatore. Si ribadisce l’esigenza di operare con azioni quotidiane, ma anche di esserci materialmente, non solo a parole, eppure la prima cosa che l’occidente ha fatto è stata alzare muri, parlare di clandestini, quando invece l’unica cosa da fare, specie per chi si professa cristiano sarebbe accogliere. Andare oltre le difficoltà e aprire le proprie case in uno slancio umanitario, messo che tutti coloro che vogliono farlo, riescano a prendere l’aereo a Kabul. Velivoli stipati e insufficienti a chi chiede solo diritti umani. Carrette del cielo che trasformano l’aria in un mare di paura e speranza. Cos’è l’umanità e dove è finita, dove sta andando? Sicuramente le motivazioni economiche sono tali che con i talebani si tratterà. La posizione spaziale del paese è cruciale, lungo la via della Seta. Chissà se esistono burka di seta? Saranno bellissimi e pregiati. Carceri elegantissime che oscurano anche le lacrime di chi le indossa, rendendo invisibile il dolore.

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