«Non so se ho il Covid e mi sento “sospesa”». La vera storia di Piera P. l’insegnante mazarese ostaggio di un tampone rapido

Tiziana Sferruggia

«Non so se ho il Covid e mi sento “sospesa”». La vera storia di Piera P. l’insegnante mazarese ostaggio di un tampone rapido

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venerdì 20 Novembre 2020 - 07:00
«Non so se ho il Covid e mi sento “sospesa”». La vera storia di Piera P. l’insegnante mazarese ostaggio di un tampone rapido

Vi consiglio di non fare il tampone rapido. E’ assurdo che nel terzo millennio, nell’era dell’informatica, ci sia una fetta di popolazione attiva reclusa in casa in attesa di un tampone di conferma. Tutta questa gente potrebbe essere liberata in pochi minuti da incolpevoli arresti domiciliari sanitari”.

La vicenda amara raccontata dall’insegnante mazarese getta molte ombre (le ennesime a dire il vero) sull’attendibilità dei tamponi rapidi. Secondo recenti studi, infatti, sovrapponendo i risultati dei tamponi rapidi con quelli dei tamponi molecolari classici, ovviamente effettuati sugli stessi pazienti, è stata evidenziata una notevole fallibilità in quanto 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi e continuerebbero a diffondere il virus senza saperlo. Pare che questa inattendibilità si verificherebbe specialmente sui soggetti con una bassa carica virale. Per rispetto della privacy non sveleremo il vero nome della fin troppo zelante insegnante ma quello che ci ha raccontato è un vero esempio di nonsense. Piera è infatti diventata “ostaggio” di un tampone molecolare che attende da 10 giorni per avere conferma della sua positività.

Piera, quando e come è iniziato tutto?

Lo scorso 9 Novembre, nel tardo pomeriggio, a casa,  ho iniziato a tossire e la gola mi raschiava . Io insegno in una Scuola dell’infanzia, indosso sempre la mascherina e la visiera e le assicuro che non è semplice stare così per ore. Si appannano gli occhiali, manca l’aria.

Ha subito pensato di avere il Covid?

No. Soffro di mal di gola e ho spesso bisogno dell’antibiotico ma a dire il vero un po’ mi sono preoccupata. Lavoro con bambini al di sotto dei 6 anni che non usano la mascherina. Ho pensato a loro.

Ha pensato subito di fare il tampone?

 L’indomani non sono andata a scuola. Mi sono messa in malattia con la causale “tracheite”. Ho pensato di fare il tampone rapido per sapere se era Covid o semplice influenza. Non volevo contagiare i miei alunni.

Ha chiamato il suo medico curante?

Sì, ma dato che non era ancora arrivato in studio, ho chiesto all’infermiera di prescrivermi degli antibiotici. Volevo accelerare i tempi e così mi sono prenotata in un laboratorio di Analisi per effettuare il tampone rapido, non molecolare. E questo è stato il vero errore.

Si è recata in un laboratorio, dunque?

Sì, sono andata anche perché non avevo sintomi come febbre o altro. Soltanto mal di gola, come già detto, io ci soffro, e poi avevo anche tosse. Volevo essere certa e attivare la procedura prevista in questi casi.

Come le hanno comunicato il risultato del tampone rapido?

Mi hanno telefonato. Mi hanno detto che era positiva e che dovevo dirlo al medico curante. Mi hanno detto che sarebbero venuti quelli dell’USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale ndr) perché avevano già avvisato l’ASP di Trapani.

Lei cosa ha fatto?

Ho chiamato il medico e anche la Dirigente e poi sono riuscita a contattare un medico che si occupa di USCA scolastica il quale mi ha detto che non era sufficiente il risultato del tampone rapido per avere certezza del contagio. Sarebbero dunque venuti loro a farmi quello molecolare per avere certezza del risultato. Con un test rapido l’unica cosa da fare è stare in isolamento, in attesa del risultato molecolare.

Dunque vale poco il test rapido?

Mi hanno detto che può essere “Falso Positivo “ o “Falso Negativo”. La mia Dirigente ha le mani legate, non può attivare ancora, per questo motivo, nessuna procedura. E’ l’ASP che chiude la Sezione o la classe.

I suoi alunni, invece, nel frattempo, cosa fanno?

Ai loro genitori ho spiegato che sono in attesa del test molecolare, che quello rapido non è attendibile. Anche loro sono molto in ansia, non sanno come comportarsi e nell’incertezza, non li mandano più a scuola. Quando mi chiamano per sapere se ho il Covid io non so cosa dire. Qualcuno pensa che io stia nascondendo qualcosa ma non è così.

Cosa sarebbe stato invece giusto fare in questo caso?

Pensi che io, a scuola, sono referente Covid. Ho fatto un corso specifico di 9 ore. In questi casi, la procedura prevede che l’USCA ti faccia subito il tampone e che si sappia il risultato per tornare alla vita normale o restare in isolamento. Questo vale sia per me che per chi è stato in contatto con me. Intanto, in città circola la voce che io sia positiva ed invece piacerebbe anche a me saperlo con certezza. Anche il mio compagno si è messo in isolamento, per correttezza, ma non perchè qualcuno glielo abbia detto.

Cosa non sta funzionando, secondo lei?

La lentezza delle USCA. Capisco che sono intasati di lavoro, che fanno tamponi ovunque. I risultati però non arrivano presto.

Dunque lei attende quelli dell’USCA per liberarsi?

.

Lei come trascorre le sue giornate a casa?

Sono fortunata perché vivo in 180mq, ho mangiare a sufficienza ma io penso a chi non ha la dispensa piena, a chi divide la casa con altri familiari che vuol proteggere e si trincera in una stanza e a chi non campa di stipendio. E allora restare in una stanza, da soli, senza soldi, diventa una cosa davvero troppo pesante da sopportare.

Un suo messaggio a chi la leggerà?

E’ assurdo che nel terzo millennio, nell’era dell’informatica, ci sia una fetta di popolazione attiva reclusa in casa in attesa di un tampone di conferma. Tutta questa gente potrebbe essere liberata in pochi minuti da incolpevoli arresti domiciliari sanitari.

Tiziana Sferruggia

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