Fase 3: «Ho avuto il Coronavirus e non me ne sono accorto». Continua il racconto dei giovani rimasti al nord

Tiziana Sferruggia

Fase 3: «Ho avuto il Coronavirus e non me ne sono accorto». Continua il racconto dei giovani rimasti al nord

Condividi su:

Thursday 04 June 2020 - 08:04

Tre mesi fa, in piena emergenza Covid, abbiamo raccontato le storie “quotidiane e straordinarie” di Lorena, Luca, Francesco ed Andrea, 4 giovani siciliani rimasti al nord nonostante vivessero in regioni con alta percentuale di contagi. Questi ragazzi, in quel particolare momento di crisi, scelsero di non salire sui “famosi treni dell’8 Marzo” che li avrebbero ricondotti a casa, dalle loro rispettive famiglie di origine. Una scelta che allora gli valse l’appellativo di “giovani straordinariamente normali” a causa della “serena naturalezza” emersa dai loro racconti di vita. Quel gesto, invece, in quel particolare momento di psicosi collettiva, fu di grande conforto per chi, come noi, si apprestava a vivere un lungo periodo di chiusura forzata. Si trattò di un buon esempio di stabilità in un contesto fin troppo incerto e traballante. A Marzo abbiamo raccontato le loro comprensibili paure, le loro ansie, le loro emozioni ed anche la loro speranza di uscire indenni da una situazione certamente complicata (leggi qui) .

Marsala deserta durante il Lockdown

Le loro storie hanno appassionato i nostri lettori ed è per questo che li abbiamo ricontattati. Il sequel delle loro storie ha sorpreso ed emozionato ancora una volta, per forza di volontà ed abnegazione. In questi pochi (ma lunghissimi!) mesi fatti di tempo sospeso e di alienante routine, i figli della nostra terra hanno continuato a lavorare e a studiare. Lorena C., 29 anni, insegnante mazarese trasferita a Cremona, ha messo al mondo una bambina, un batuffolo rosa dalle guance paffute. Luca C. anch’esso mazarese ma trapiantato a Piacenza, laureato in scienze infermieristiche, ha continuato a lavorare nel Covid Hospital di Castel San Giovanni ed ha vissuto in prima persona l’emergenza Coronavirus. Ha fatto turni massacranti perché mancava il personale e gli ammalati da gestire erano troppi. Nella sua trincea, nel suo reparto, ha visto vite rinascere o ripiegarsi su sè stesse come foglie secche. Ha visto con i propri occhi la disperazione dei pazienti e dei loro familiari, un’esperienza difficile da dimenticare. Francesco B , 23 anni, è ancora alle prese con esami universitari. In piena emergenza aveva fatto una sorta di emigrazione al contrario, ritornando cioè a Bologna per poter studiare e stare al passo con gli impegni dell’Ateneo. Andrea B, 29 anni, marsalese, già laureato, era rimasto in Toscana, dove doveva completare uno stage formativo per la sua professione.

Dalla corsia del Covid Hospital in cui ancora è operativo, la testimonianza del giovane infermiere Luca, ha commosso per la crudezza del racconto ma anche per il lieto fine del suo molto probabile contagio al Covid19 (data la continua esposizione in reparto con i malati) e di cui lui, come tutti gli asintomatici, non si praticamente accorto. « Il peggio sembra essere passato. Dall’inizio di Maggio e in modo particolare in questi ultimi 15 giorni, c’è stata una riduzione drastica dei tamponi positivi al Coronavirus. La maggior parte rimangono, per così dire “intermedi”. Questo significa che hanno avuto un primo tampone positivo e poi sono risultati negativi ai successivi tamponi. Intermedio però viene considerato anche chi è risultato negativo ad un tampone ma ha avuto febbre, insufficienza respiratoria e polmonite interstiziale evidenziata da ecografia e TAC. Ad oggi, 3 Giugno, la maggior parte risultano negativi al tampone ma con patologie riconducibili allo stesso Covid19. Questo significa che il Coronavirus oggi è pari a zero ma rimane sempre la paura di un potenziale picco. Abbiamo temuto infatti che la riapertura delle attività potesse farci ripiombare nell’incubo vissuto in corsia. I positivi però per fortuna non sono aumentati. Qui, fra colleghi infermieri e medici, ci sentiamo abbastanza tranquilli e speranzosi. Abbiamo il timore che ci possa essere un ritorno del virus in Ottobre. Quella è la nostra paura più grande. Per questo cercheranno di mantenere Castel San Giovanni come unico Covid Hospital. Terranno chiuso per questo il Pronto Soccorso e non abbasseremo la guardia. Bisogna stare allerta per eventuali curve o ondate del virus»

Luca, ha spiegato, in modo particolare, la cosiddetta faccenda dei tamponi, da lui stesso definita “strana ed ambigua”. «I tamponi non sempre rispecchiano l’esito del prelievo. Uno può avere anticorpi zero ed avere tampone positivo o viceversa. E quindi si è costretti a ricorrere ad un secondo o ad un terzo tampone. Il risultato del tampone spesso dipende da chi viene effettuato e in che modo. Dipende da come viene trasportato e da come viene analizzato e ci sono sempre delle percentuali di attendibilità. Per questo un tampone, da solo, non dice nulla. Io, personalmente, con un prelievo effettuato ad Aprile, sono risultato con anticorpi IGG e senza anticorpi IGM. Questo significa che ho avuto il Coronavirus, mi sono fatto gli anticorpi e l’ho superato. Non ho fatto però il tampone ma dovrebbe risultare negativo, ma tutto è possibile. La faccenda dei tamponi è strana, ambigua e da studiare meglio. Quella che abbiamo vissuto in reparto è stata una vera e propria guerra. Ci sentiamo abbastanza tranquilli ma la nostra paura è quella di rivedere in Autunno quell’Inferno vissuto a Marzo ed Aprile».

Non è la prima volta che Luca, fa riferimento alla guerra. Si riferisce sopratutto ai vecchietti morti di Coronavirus senza neanche il conforto dei familiari: «gran parte degli anziani classe 1930, di Piacenza e dintorni, sono venuti a mancare in questi mesi. Si è trattata di una vera e propria decimazione di quella generazione ».

Altri toni ovviamente quelli usati da Lorena, la bella e giovane insegnante che, al settimo mese di gravidanza, ci aveva raccontato la sua quotidianità. Per lei, a fine Maggio, si sono compiuti i giorni del parto. Lorena è rimasta a Cremona dove c’è stata un’alta percentuale di casi di Coronavirus ed è diventata, da poco, mamma di una bellissima bimba: « Ho avuto la febbre alta poco prima del parto e mi hanno fatto il tampone che per fortuna è risultato negativo. Adesso sto bene e anche la mia piccola. Siamo però in stanze separate. Mi è mancato avere accanto mio marito Alessio o una persona amica, per farmi compagnia in questi giorni particolari in cui è nata mia figlia. In ospedale persistono le restrizioni e le misure cautelative sopratutto per le visite. Per quanto mi riguarda, sono seguita e curata. Fanno bene a non fare accedere nessuno al reparto maternità. Qui sono tutte neo mamme e non possiamo permetterci di ammalarci. Alessio può venire una volta al giorno per vedere la bambina a distanza. Deve indossare tuta, scarpe e mascherina e firmare un’autocertificazione» .

Nel frattempo Francesco B, 23 anni, studente universitario a Bologna, invece ha dato un esame importante e come già detto, proprio all’inizio dell’emergenza Covid19, aveva fatto una sorta di emigrazione al contrario. Era tornato a Bologna per poter studiare e concentrarsi sui libri. Soddisfatto per i risultati all’Ateneo, molto probabilmente tornerà in Sicilia, in Estate.

Andrea B, marsalese, 29 anni, già laureato, invece è sicuro di tornare non appena sarà possibile: « Dovrei tornare a Marsala per i primi di Agosto dato che lo stage mi è slittato di 2 mesi. Non penso di essere contagioso. Sono uscito poco, lo stretto necessario e non penso di fare quarantena al mio ritorno anche perchè ho osservato tutte le disposizioni utili. Mi sento tranquillo. In questi mesi ho lavorato in smart Working anche se con meno ore effettive. Non ho sentito come opprimente il tempo passato in questi mesi. Non ho avuto paura e ho sofferto poco la solitudine. Sono abituato a vivere da solo grazie agli anni passati all’Università».

Tante storie diverse fra loro, con un unico denominatore: la voglia di tornare a vivere seppure forse un pò cambiati, provati da una crisi profonda che li ha messi al messi al cospetto di una inaspettata ed imprevedibile novità.

Ma ora che la Sicilia è stata “riaperta” si prevedono code allo Stretto per imbarcarsi, convogli ferroviari presi d’assalto e aerei pieni di giovani che rientrano in quel sud dove sono nati. Nella conferenza stampa di ieri 3 Giugno indetta dal presidente della Regione, Nello Musumeci dove erano presenti anche gli assessori Mimmo Turano, Ruggero Razza e Manlio Messina e ovviamente anche Guido Bertolaso nominato responsabile dell’ emergenza Coronavirus al posto di Antonio Candela finito agli arresti domiciliari per corruzione, si è parlato proprio della Fase 3, anzi 2 e mezzo, per dirla alla Musumeci. Si potrà infatti tornare nell’Isola senza rispettare alcun periodo quarantena e questo vale sia per i “nativi” sia per i turisti in visita. Per dirla con le parole del presidente, « Ci avviamo alla fase due e mezzo. Una fase in cui dobbiamo e vogliamo coniugare prudenza e rilancio. Abbiamo creato un Dipartimento che mette insieme personale dei dipartimenti Attività produttive Turismo e Salute e abbiamo dato il via a un protocollo per ripartire in sicurezza. In questo lavoro abbiamo avuto l’aiuto di Bertolaso che dovrà per qualche settimana monitornarne l’applicazione. Ci auguriamo poi che Bertolaso continui a collaborare con noi anche dopo il monitoraggio». Sicilia si- cura è un auspicio, una speranza, sicuramente una roulette, quel gioco d’azzardo in cui tutti sono quasi sicuri di vincere.

Tiziana Sferruggia

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Commenta