Un corteo funebre dietro la bara del fratello di un boss a Messina: Fava e Miceli all’attacco, De Luca risponde

redazione

Un corteo funebre dietro la bara del fratello di un boss a Messina: Fava e Miceli all’attacco, De Luca risponde

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lunedì 13 Aprile 2020 - 18:24
Un corteo funebre dietro la bara del fratello di un boss a Messina: Fava e Miceli all’attacco, De Luca risponde

Tra le disposizioni più difficile da accettare per le famiglie italiane in questi mesi vi è l’impossibilità di celebrare i funerali per i propri cari defunti. Com’è noto, le cautele legate al Coronavirus sconsigliano qualsiasi tipo di assembramento. Pare però che tale divieto non riguardi tutti: a Messina, ad esempio circa un centinaio di persone hanno accompagnato al cimitero cittadino il feretro su cui si trovava la salma di Rosario Sparacio, fratello del boss mafioso Luigi. La vicenda ha scatenato diverse prese di posizione da parte della politica siciliana, critici anche nei confronti del sindaco Cateno De Luca.

“Mentre in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni – si chiede il presidente della Commissione regionale Antimafia Claudio Fava – com’è stato possibile che a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia? Dietro la bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici. Dal sindaco Cateno De Luca sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore al petto stavolta è venuto solo il silenzio”.

Il deputato Carmelo Miceli ha preannunciato a riguardo un’interrogazione parlamentare: Vi ricordate il paladino antivirus Cateno De Luca, quello che accusava di inefficienza il Viminale e minacciava provvedimenti contro chiunque avesse osato attraversare lo stretto di Messina? Bene, a un Sindaco così “attento” come è potuto sfuggire il fatto che, nel pomeriggio dell’11 aprile, in pieno centro città, si sia celebrato un funerale con più di cento persone che, in corteo, hanno accompagnato la salma dalla Chiesa al cimitero? C’entra nulla il fatto che il defunto fosse il fratello di un noto boss? Facile fare il duro con i deboli, vero?”.

“Se invece di strumentalizzare i fatti per attaccarmi – replica Cateno De Luca – si fossero accertati dei medesimi, avrebbero scoperto che venerdì scorso, nel primo pomeriggio, il sig. Sparacio Rosario, già gravemente malato, è deceduto all’interno della propria abitazione. Constatato il decesso, trascorse le canoniche 24 ore di osservazione, nel pomeriggio di sabato 11 aprile il feretro è stato trasportato dall’abitazione sita in  via del Santo fino al Camposanto in via Catania dove è stato deposto in attesa della tumulazione. Non si è trattato né di un corteo funebre né di una celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del DPCM come ribadite dallo stesso Arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. Dunque, quanto in modo becero è definito ‘corteo funebre con oltre cento persone’ non è altro che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina. Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti che sono ripresi nelle fotografie diffuse dalla stampa, sta già indagando la Questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l’obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non ero entrato nel merito della questione. Non consento a nessuno – conclude il sindaco peloritano – di confondere il mio doveroso riserbo istituzionale con una forma di silenziosa complicità sui fatti. Stiamo assistendo ad un carosello di illazioni che non fanno onore ai deputati regionali e nazionali che le hanno diffuse e alimentate. Non intendo assecondare le strumentalizzazioni di certi politici, che colgono ogni occasione per ricavare un po’ di notorietà e gettare discredito sulla comunità messinese”. 

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