Due giovani antagonisti

redazione

Due giovani antagonisti

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venerdì 02 Marzo 2018 - 17:42

L’appuntamento con la buona pittura, preparato dall’osservatorio del bello qual è l’Ente Mosta di pittura contemporanea “Città di Marsala”, vede protagonisti speciali due giovani virtuosi dell’estremo lembo della Sicilia orientale, Cetty Previtera e Giovanni Viola.

Un corposo ordine di analogie sostiene il loro impiego: oltre la territorialità, comune è la sicurezza dei mezzi adoperati, uguale la perseveranza, evidente l’atto di generosità diluito nei loro manufatti. Se la vicinanza e l’influenza che il mondo naturale esercita sulla sensibilità sono pressochè identi-che, differenti sono l’approdo, le forme, i linguaggi con cui manifestano la loro adesione. La mescolanza di pittura e di pastello negli alberi di Previtera, gli ambienti massivi dei boschi, senza vani o casuali gocciolamenti di colore sulla tela, come i fondali marini attraversati da iridedescenze ben calcolate, fino a che punto restano frammenti che coincidono con dinamiche proprie della natura? Si può pensare che lo scorcio di natura raffigurato, si noti il dipinto “Dalla polvere rifiorirai”, aiuti a includere anche le stesse radici umane, ove una particella invisibile agisce secondo processi di trasformazione. Una tecnica puntigliosa, oltre che esuberante, condotta lentamente e non solo con la fatica dei polsi, che si fonde spontaneamente a una varietà di simboli e di riflessioni.

Nelle sale del Convento del Carmine, si apprezza una pittura indocile, che sa cogliere i prodigi dell’ esistenza, elevandone vitalità e libertà, senza spacciare arte avvalendosi dell’impasticciato.

Sarà la limpida giovinezza o, la forza del …vulcano, a spingerla ancora più in avanti?

Di tecnica impeccabile, maturata segno dopo segno, senza inutili eccedenze, con immagini dirette a sorprendere lo sguardo, si compone e s’impone, grazie alla singolare delicatezza manuale, la produzione artistica di Viola. Qualità innate perfezionate da una consolidata educazione figurativa assicurano integre basi morali.

Condividendo gli insegnamenti del noto “Gruppo di Scicli” piuttosto che “assorbire e reinventare la lezione di Rothko”, come banalmente si è scritto, è convinto che la tecnica migliore è sempre al servizio delle emozioni, se il buon pittore non vuole impaludarsi nel tecnicismo.

O, peggio, ridurre l’oggetto d’arte a fredda copia del visibile.

Così la lieve geometria dei muri a secco tipici del suo paesaggio, le spiagge attraversate dal vento della solitudine, il contrasto di luci e di ombre nel variare delle stagioni, il cristallino quanto calibrato distendersi di tenuità e profondità nell’ampiezza degli spazi, suscitano nel visitatore tanto calore e candore da dimenticare se stesso. Nulla di nuovo si dirà, nessun gratuito sperimentalismo certamente, ma perchè indugiare nei luoghi della bellezza con l’inquietante assenza dell’uomo? Qui l’azione stessa del dipingere svela il suo carattere culturale: chi non c’è è il di più che, ossessionato dalla stolta pretesa di onnipotenza, in concreto esiste per offendere.

Dall’io a Dio si giunge alla follia dei nostri giorni. Non a caso Viola, alle lusinghe dell’effimero e alle menzogne a buon mercato, riesce con discrezione a contrapporre il tempo lungo della memoria e dell’autenticità. Però, memoria e innocenza non sono sorgenti di poesia?

Peppe Sciabica

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