“In dieci anni 3500 agenti in meno in Sicilia”. La denuncia del Sap nel ricordo della Strage di Via D’Amelio

redazione

“In dieci anni 3500 agenti in meno in Sicilia”. La denuncia del Sap nel ricordo della Strage di Via D’Amelio

Condividi su:

Monday 18 July 2016 - 16:39

Con un giorno d’anticipo rispetto alla commemorazione della strage che è costata la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – il segretario Generale del Sap, il Sindacato Autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, ha voluto rendere omaggio al magistrato italiano e agli agenti scomparsi nel ’92. Una scelta controcorrente, quella del Sap, che oltre a voler prendere le distanze da una “antimafia di maniera, di comodo e di interesse, che per tanti è divenuta una fonte di interessi politici oltre che economici, da sventolare come strumento per coltivare i propri interessi”, ha sostenuto Tonelli deponendo una corona di fiori a Via D’Amelio e nella sede del Reparto Scorte di Palermo, vuole squarciare il velo sui ‘numeri’ della lotta alla criminalità in Sicilia.
“Le forze che lo Stato impiega per combattere la mafia, rispetto a dieci anni fa, sono drasticamente diminuite”. Secondo l’indagine svolta dall’ufficio studi del Sap, infatti, nel decennio 2006-2016 gli agenti, in Sicilia, sono calati di 3500 unità. Di questi, oltre 2mila erano impiegati direttamente nella lotta alla criminalità organizzata sul fronte del controllo territoriale e delle attività investigative. Se a Enna e a Siracusa, infatti, sono stati ‘tagliati’ rispettivamente 40 e 80 agenti, circa 90 a Trapani e 140 a Messina, Catania e Palermo sono le città più ‘sofferenti’ con tagli di 200 e 450 unità. Ai quali si aggiungono gli oltre 100 agenti per ogni provincia. I tagli lineari operati nei confronti delle Forze dell’Ordine, dunque, hanno debilitato fortemente la macchina della sicurezza. “Vieppiù – continua Tonelli – i diktat della spending review si sono abbattuti non solo sul personale in servizio, ma hanno riguardato anche tutto l’apparato: dagli equipaggiamenti, alle divise che ormai dobbiamo acquistare con i nostri soldi, ai mezzi, alla formazione, alla cancelleria. Persino sulle pulizie degli uffici”. Secondo Tonelli, dunque, “la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata sembra destare interesse soltanto in occasione delle commemorazioni, come quelle per la morte di Falcone o di Borsellino. Ecco perché ci appelliamo all’onorevole Bindi, presidente della Commissione Antimafia, affinché promuova un’indagine conoscitiva che approfondisca la questione a partire dalla nostra denuncia”. Per combattere una criminalità organizzata sempre più insidiosa, professionale e silente “non servono a nulla dichiarazioni dubbiamente sincere. Servono uomini, mezzi e risorse” conclude il sindacalista.

Condividi su: