Xi e Trump vecchi “amici”

Carlo Alberto Tregua

Xi e Trump vecchi “amici”

Condividi su:

Carlo Alberto Tregua |
sabato 26 settembre 2026 - 6:25
Xi e Trump vecchi “amici”

Donald Trump e Xi JinpingDonald Trump e Xi Jinping Carlo Alberto Tregua 26 Settembre 2026,...

26 Settembre 2026, 08:25

I leader delle due superpotenze economiche del mondo – Stati Uniti primi per Pil con circa trentamila miliardi di dollari e Cina dietro con circa venticinquemila miliardi di dollari – si sono incontrati ancora una volta come fossero due vecchi “amici”. Amicizia ribadita nei loro discorsi di saluto dell’incontro di mercoledì, da cui è emersa una notevole cordialità.
Dietro lo schermo bisogna però capire che Cina e Stati Uniti sono in competizione, una competizione economica, non militare. Nessuno dei due leader ha interesse ad alimentare guerre. Trump, dal suo canto, si vanta di averne chiuse parecchie come uomo di pace e sta cercando di concludere quelle fra Russia e Ucraina e quella fra il suo Paese e l’Iran. La guerra di Israele contro gli Hezbollah e Hamas dovrebbe ormai volgere al termine perché quella situazione è diventata insostenibile per tutti.
Le questioni più importanti fra i due leader riguardano l’Intelligenza artificiale, le sue applicazioni e l’isola di Taiwan.

Cina e Stati Uniti, la questione di Taiwan

Dopo la seconda Guerra mondiale, al termine della guerra civile cinese tra comunisti e nazionalisti, questi ultimi, guidati da Chang Kai-shek, si ritirarono a Taiwan lasciando il controllo della Cina a Mao Tse-tung. L’isola divenne di fatto indipendente, pur senza un riconoscimento ufficiale, con gli Stati Uniti che, in particolare durante gli anni della Guerra Fredda, si fecero garanti dell’autonomia di quel territorio.
La Cina di Mao Tse-tung e dei suoi successori, fino all’attuale Xi Jinping, non ha mai nascosto – anzi l’ha detto a chiare lettere – che considera quell’Isola un proprio territorio e pertanto prima o dopo farà parte della Repubblica cinese.
Sembra in ogni caso che gli stessi cinesi di Taiwan – ripetiamo, sembra – stiano entrando nell’ordine di idee che a loro convenga far parte dell’orbita della Madrepatria, perché si sono accorti che quando la stessa vicenda riguardò Hong Kong, quel territorio è rimasto abbastanza autonomo e l’economia prospera. Ricordiamo infatti che nel 1997 ci fu la riunione pacifica fra Hong Kong e Cina.
Va da sé che Xi metta sul tavolo la questione di Taiwan, certamente per bilanciare la richiesta di aiuto di Trump per concludere la guerra contro l’Iran, il quale, essendo alleato della Cina, con molta probabilità riceve aiuti di vario genere.

Xi e Trump, i rapporti tra guerre e diplomazia

Trump ha interesse a chiudere la guerra del golfo di Hormuz e a far chiudere la guerra fra Russia e Ucraina prima delle elezioni di midterm del 3 novembre prossimo, ma sembra improbabile che i due obiettivi possano essere raggiunti prima di tale data. Tuttavia, quando i vertici si incontrano e si parlano con “amicizia”, nulla si può escludere perché gli interessi dei due sono superiori a qualunque altro del Pianeta.
Sembra triste questa descrizione, ma è la realtà: guai a chiudere gli occhi su ciò che accade. Le illusioni sono destinate a far esplodere la rabbia.
Vi è poi la questione dell’energia. La Cina opera su un doppio binario: mantiene aperte le centrali alimentate dal carbone, di cui è ricca (attività che inquina fortemente tutto il Globo, anche l’Europa, che è distante ventimila chilometri, ma l’atmosfera è unica) e, al tempo stesso, sta ampliando a dismisura il numero di impianti di rinnovabili, come peraltro sta facendo Mohamed bin Salman, reggente dell’Arabia Saudita, che vende il petrolio agli altri ma usa l’energia pulita per il suo Paese.

Dazi e accordi tra Cina e Stati Uniti

Xi e Trump faranno trasparire dai loro comunicati quali sono le questioni su cui hanno trovato un accordo, mentre, con molta probabilità, faranno silenzio sulle altre per le quali accordo non c’è. A proposito, sembra che la questione dei dazi posti da Trump sui prodotti cinesi veda una soluzione.
Un’altra questione estremamente importante pare sia destinata a non esplodere. Di che si tratta? Dell’enorme quantità di Treasury, cioè i buoni del tesoro americani, che sono nelle casse della Banca centrale cinese, la quale li usa come leva per appoggiare le proprie necessità e far presente all’amico-competitore Stati Uniti che comunque ha delle ottime carte da giocare in questa partita in continuo svolgimento. Se la Banca centrale cinese decidesse di colpo di vendere centinaia di miliardi di dollari di Treasury, il loro valore crollerebbe e con esso molte economie.
Staremo a vedere i risultati dell’incontro, tentando di interpretare i silenzi.

Condividi su:

  • Editoriale

Fonte: QdS.it