La Sicilia delle pensioni, nell’Isola sono più degli occupati: come il mondo del lavoro cambia assieme alla società

Marianna Strano

La Sicilia delle pensioni, nell’Isola sono più degli occupati: come il mondo del lavoro cambia assieme alla società

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Marianna Strano |
martedì 27 ottobre 2026 - 11:59
La Sicilia delle pensioni, nell’Isola sono più degli occupati: come il mondo del lavoro cambia assieme alla società

Pensioni, immagine di repertorio da ImagoeconomicaPensioni - pagamenti Inps - pensione - Imagoeconomica Marianna Strano...

27 Ottobre 2026, 12:59

In Sicilia è più facile trovare un pensionato che una persona che lavora. Lo certifica la CGIA di Mestre, che in recente report dichiara che l’Isola presenta un saldo negativo tra pensioni e occupati con -186.462. Va peggio solo in Calabria e Puglia, con saldi rispettivamente a -220.349 e -263.020.

Una conseguenza degli enormi cambiamenti sociali che affronta la nostra terra, tra spopolamento – che colpisce soprattutto le aree interne del Mezzogiorno -, disoccupazione imperante e crollo delle nascite. Fenomeni che la Sicilia conosce bene e che plasmano anche il mondo del lavoro, dove la gente in uscita è in aumento e quella pronta a sostituirla non così numerosa come si auspicherebbe.

Pensioni e occupati, il saldo siciliano tra i peggiori del Paese

Con 1.675.935 pensioni erogate nel 2025 e 1.489.473 occupati (dati Ufficio Studi CGIA, elaborazione su dati INPS e ISTAT), in Sicilia c’è più di una pensione per ogni occupato. A livello nazionale, invece, la media è quasi 1:1. Non tanto meglio, quindi. La differenza tra Nord e Sud si sente comunque molto: come macroarea, il Mezzogiorno è l’unico ad avere un saldo negativo (-881.708), in quanto a fronte di 7.416.945 pensioni erogate lo scorso anno si registrano solo 6.535.237 occupati. E le regioni con i dati peggiori – Sicilia, Calabria e Puglia – sono tutte al Sud.

Messina e Palermo tra le maglie nere

Il record negativo relativamente al rapporto pensioni-occupati in Sicilia spetta a Palermo e Messina, che nella classifica nazionale – basata sui dati del 2025 di 102 città – occupano rispettivamente la 97esima e la 99esima posizione con saldi a -63.638 e -76.936. Poco sopra, alla 91esima posizione, c’è Agrigento (-24.884). Seguono, salendo la classifica, Trapani (87esima con -16.257), Caltanissetta (83esima con -11.334) ed Enna (80esima con -9.833). Intorno a metà classifica appare Siracusa (57esima con un saldo di -296). Hanno il segno “più” soltanto le province di Catania e Ragusa, rispettivamente al 53esimo e al 29esimo posto con dei saldi a +475 e +16.480.

Il capoluogo ibleo, quindi, rappresenta la mosca bianca siciliana in questo caso. Anche se il saldo di Milano, prima con +420.696, non è neanche lontanamente vicino.

Mancanza di lavoratori, irregolarità e spesa pensionistica in aumento

Nell’analisi della CGIA di Mestre sul saldo pensioni-occupati viene segnalato che in Sicilia e, più in generale, al Sud l’elevato numero di assegni pensionistici erogati “non è ascrivibile all’eccessiva presenza di pensioni di vecchiaia/anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità“. Un dato che l’Ufficio Studi definisce “preoccupante”, in quanto dimostrerebbe gli effetti di quattro fenomeni fortemente caratterizzanti degli ultimi anni a livello sociale: “la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione tra i più bassi in UE e la presenza di tantissimi lavoratori irregolari“.

Una combinazione praticamente letale per il sistema produttivo del Mezzogiorno, dove si fatica sempre di più a garantire il ricambio generazionale, a trovare lavoratori specializzati e a trattenerli al Sud. Considerando anche che – secondo i dati del report – entro il 2029 la spesa pensionistica dovrebbe raggiungere quota 388,6 miliardi di euro (+10,5%) ed è prevista a livello nazionale la fuoriuscita dal mercato del lavoro di circa tre milioni di italiani, il quadro è destinato solo a peggiorare.

Una soluzione c’è? Per la CGIA di Mestre uno strumento importante sta nel contrastare la bassissima occupazione femminile e giovanile nel Paese. Assumere donne e giovani è una sfida “che non dobbiamo sottovalutare – spiega il report -. Ne va del futuro del nostro sistema economico”.

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Fonte: QdS.it