Disastro a NiscemiDisastro a Niscemi La frana di Niscemi, oltre alle tonnellate di detriti e...
La frana di Niscemi, oltre alle tonnellate di detriti e alle paure degli abitanti, ha trascinato con sé anche le domande di sempre: quante responsabilità sono attribuibili a chi, all’interno delle istituzioni, a ogni livello, avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa e non ha fatto? Il ministro Musumeci, che prima di essere ministro è stato per cinque anni a capo della Regione, ovvero l’ente a cui a fine anni Duemila il governo nazionale ha trasferito la gestione dei fondi stanziati dopo il cedimento del 1997, ha parlato di sicure omissioni.
La procura di Gela, dal proprio canto, ha aperto un fascicolo. A mancare, ma è ancora presto, sono i nomi. Quello che invece sin dal primo momento è stato abbastanza chiaro è che i fatti di Niscemi arrivano a valle di lungaggini e inerzie che spesso si trasformano in occasioni perdute. La storia dell’isola ne è piena.
Progetti mancati e occasioni perdute in Sicilia
Tra le tante vicende che vengono srotolate in questi giorni post-calamità ce n’è una finora passata inosservata. Da sola contiene in sé tutti gli elementi che raccontano l’incapacità di trasformare in azioni concrete le possibilità che arrivano da fuori.
Era il 2017 quando la Regione approvò il progetto denominato Insyland, termine coniato per contrarre l’espressione inglese Integrated System for Landslide Monitoring. Finanziato con 14 milioni di euro di fondi europei provenienti dal programma Po Fesr 2014-2020, prevedeva lo sviluppi di un sistema di monitoraggio dei fenomeni franosi a cinematica lenta innescati dalla pioggia.
Il progetto Insyland e il monitoraggio dei fenomeni franosi
“Il progetto pilota punta ad affinare il livello di conoscenza delle relazioni esistenti fra i vari fattori che concorrono all’innesco e allo sviluppo dei fenomeni franosi, utile a produrre una modellistica di riferimento per la previsione e prevenzione dei rischi connessi alle condizioni meteorologiche da applicare al territorio regionale”, si leggeva nella descrizione.
L’anno successivo, vennero aperte le buste della gara d’appalto. Servirono quasi una ventina di sedute per consentire alla commissione di decretare l’aggiudicatario del servizio. A spuntarla fu un raggruppamento d’imprese formato da Omniservice Engineering, Field, Geotechnical Design Group, Lsi Lastem, Planetek Italia e Sisgeo.
Gare d’appalto, ricorsi e stop al progetto
Tuttavia, come spesso accade quando in ballo ci sono gare d’appalto pubbliche, l’avvio del servizio venne stoppato dal ricorso alla giustizia. A rivolgersi al Tar furono le imprese appartenenti al raggruppamento guidato da Cae, società emiliana che da tanti anni lavora con la Regione per quanto riguarda la gestione delle centraline utilizzate per le rilevazioni meteo.
A luglio del 2019, il tribunale amministrativo regionale diede ragione ai ricorrenti annullando l’esito della gara.
Sentenze, revoche e decisioni della Regione
A quel punto ad appellarsi ai giudici del Cga fu Omniservice Engineering. La valutazione del nuovo ricorso richiese quasi un anno. A giugno 2020 i giudici respinsero l’appello e, facendo riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea, affermarono che la Regione avrebbe dovuto “valutare l’opportunità di bandire una nuova procedura di gara e non limitarsi a scegliere un’altra delle offerte ritenute regolari”.
Davanti a quel suggerimento, il dipartimento della Protezione civile regionale – erano gli anni del governo Musumeci – tra giugno e dicembre del 2021 ha deciso di revocare tutti gli atti di gara e le determine approvate per Insyland, compresa quella con cui cinque anni prima era stato nominato il responsabile unico del procedimento.
Fondi europei e occasione mancata per la prevenzione
Il decreto, firmato dal dirigente generale Salvo Cocina il 21 dicembre del 2021, è l’ultimo documento rintracciabile nella vicenda del progetto pilota che sarebbe dovuto servire a migliorare le capacità di monitorare le frane. “La gara non è stata più riproposta perché non sarebbe stato possibile rispettare i tempi di rendicontazione del Po Fesr”, è il commento che trapela dalla Regione.
La stessa fonte tiene a specificare che “il progetto Insyland avrebbe riguardato eventi franosi di portata decisamente inferiore a quella di Niscemi”. Fatto sta che, comunque la si veda, si è persa l’occasione per utilizzare 14 milioni di euro per saperne di più su un argomento da qualche giorno tornato con violenza al centro dell’attenzione generale.