Redazione 12 Settembre 2026, 11:30 Milano, 12 set. (askanews) – Pio Cesare ha completato ad...
Milano, 12 set. (askanews) – Pio Cesare ha completato ad Alba (Cuneo) il rinnovamento della cantina storica, al termine di quattro anni di lavori e di un investimento di circa 10 milioni di euro. La superficie ha superato i 9.000 metri quadrati, più che raddoppiando gli spazi disponibili. Un progetto che ridisegna il modo di lavorare in una Cantina cresciuta per quasi un secolo e mezzo nel cuore della città: il nucleo antico resta dedicato ai rossi, mentre i nuovi ambienti accolgono i bianchi, che rappresentano ormai circa il 30% della produzione, insieme con imbottigliamento, magazzini e una logistica sotterranea pensata per ridurre l’impatto sulla viabilità urbana.
La vendemmia 2026 è la prima affrontata con la nuova struttura pienamente operativa e segna il passaggio da un cantiere durato anni a un diverso assetto produttivo. “Dopo una lunga fase di scavo ed edificazione, la vendemmia 2026 è iniziata con le nostre uve bianche in una cantina completamente rinnovata, eppure profondamente nostra: contemporanea negli strumenti, fedele alla nostra identità” ha dichiarato Federica Boffa Pio, che guida l’azienda insieme con il cugino Cesare Benvenuto Pio, quinta generazione della famiglia.
“Abbiamo iniziato a raccogliere lo Chardonnay il 10 agosto. E’ stata una vendemmia lunga per i bianchi, perché abbiamo appezzamenti ad altitudini molto diverse e quindi maturazioni differenti. A Trezzo Tinella arriviamo quasi a 600 metri, mentre altri vigneti si trovano a 200 o 300 metri. Abbiamo poi raccolto il Dolcetto, iniziato con la Barbera e adesso dovremmo partire con il Nebbiolo. Abbiamo raccolto anche il Syrah destinato al rosé, che produciamo a base Nebbiolo con una piccola parte di Syrah” ha spiegato Federica, parlando di una raccolta “complicata perché iniziata prima: eravamo molto titubanti se cominciare a raccogliere oppure no e penso che siamo stati tra i primissimi a farlo nelle Langhe. Negli ultimi anni lo Chardonnay partiva normalmente intorno al 22-25 agosto, mentre quest’anno abbiamo anticipato di dieci-quindici giorni. Non avevamo mai raccolto il Dolcetto ad agosto, e neppure la Barbera” ha proseguito, chiarendo che “sul fronte delle quantità il calo non è molto forte, siamo intorno al 7-8%”.
La particolarità dell’intervento sta nel modo in cui l’azienda ha scelto di trasformare la cantina senza interromperne la continuità storica. Invece di trasferire la produzione fuori città, ha continuato a sviluppare nel tempo gli spazi nati attorno al nucleo originario del 1881, quando Cesare Pio acquistò nel centro di Alba una piccola casa con una stalla sotterranea e iniziò a produrre vino. Alcuni ambienti sono ancora più antichi: le volte a botte risalgono al Settecento e oggi convivono con impianti e tecnologie d’avanguardia. La crescita sotterranea della cantina prese slancio dagli anni Settanta, quando l’ingegnere Giuseppe Boffa, nonno di Federica, avviò un ampliamento proseguito per decenni. Agli inizi degli anni Duemila gli scavi arrivarono sotto il letto del Tanaro. Il nuovo intervento prosegue la stessa scelta: mantenere la produzione accanto alle mura romane e negli spazi in cui la famiglia lavora il vino da generazioni. La parte storica conserva così la propria funzione: qui continueranno a svolgersi vinificazione, maturazione e affinamento dei rossi, dai vini a base Nebbiolo a quelli da Barbera, fino al “Barolo Ornato”, al “Barolo Mosconi” e al “Barbaresco Il Bricco”: “Questi giganti non si sposteranno di un millimetro” ha affermato orgogliosa Federica.
Un varco aperto davanti alle suggestive mura romane conduce invece al nuovo archivio storico, destinato ad accogliere la riserva di famiglia e le bottiglie che saranno conservate nelle prossime annate. Da qui cambia anche il paesaggio della cantina. Un tunnel sotterraneo e una passerella aerea collegano gli ambienti originari a una ex segheria già di proprietà della famiglia, recuperata e inserita nel complesso produttivo appena al di là dell’anello stradale che delimita il centro storico. Il nuovo reparto comprende una zona per il ricevimento delle uve bianche, una cella frigorifera per raffreddarle prima della pressatura, serbatoi in acciaio inox per la vinificazione e una barricaia ipogea con tavolo di degustazione. Uno spazio autonomo è stato riservato anche alle prove di cantina e all’impiego di contenitori differenti, tra cui i tini in legno.
I nuovi ambienti non utilizzano fonti fossili e raggiungono un’autoproduzione solare dichiarata del 67,5%. Il progetto comprende un tetto verde estensivo, la piantumazione perimetrale di specie autoctone a crescita rapida, sistemi per la gestione delle acque, facciate ventilate, coperture in legno rinnovabile e un sistema digitale per il controllo dei consumi. Anche la movimentazione delle merci è stata portata nel sottosuolo, con l’obiettivo di rendere più razionali i flussi interni e limitare il peso dell’attività della Cantina sulla viabilità del centro di Alba.
Del resto il cambiamento più significativo per Pio Cesare riguarda proprio i vini bianchi, la parte della produzione che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente e che richiede condizioni di lavorazione diverse rispetto ai rossi. Nei nuovi ambienti sotterranei trovano posto lo Chardonnay destinato a “L’Altro” e “Piodilei”, il Sauvignon Blanc e il Timorasso. Quest’ultimo ha debuttato nel 2026 con il “Derthona Timorasso Riserva Colli Tortonesi Doc 2023”, primo bianco della Cantina ottenuto da un vitigno autoctono piemontese. Il progetto era iniziato nel 2018 con l’acquisto di 2,5 ettari a Vho, frazione di Tortona (Alessandria), e si è sviluppato attraverso anni di prove prima di arrivare alla prima annata che ha trovato un suo equilibrio, una sua identità e un suo carattere e che è stata dunque messa in commercio. L’evoluzione dei bianchi si inserisce in una crescita più ampia del patrimonio vitato, che oggi conta circa 80 ettari di proprietà. L’ampliamento degli spazi nasce anche da questa trasformazione, insieme con la necessità di governare con maggiore precisione temperature, tempi di lavorazione e flussi produttivi in una fase in cui il cambiamento climatico impone maggiore attenzione alla gestione delle uve.
Tornando alla vendemmia 2026 ancora in corso, Federica e Cesare spiegano che “le vigne non sono andate in stress idrico perché abbiamo avuto nevicate e piogge abbastanza abbondanti tra l’inverno e la primavera, anche se non erano in bellissime condizioni. Negli ultimi quindici anni abbiamo intensificato molto il lavoro in vigna proprio per affrontare i periodi di caldo e di siccità. Abbiamo un agronomo e un team di 16 persone che lavorano stabilmente in vigna. Molti sono con noi da 15 o 20 anni e conoscono i vigneti a menadito e questo ci permette di intervenire in modo molto preciso e di ridurre molto i trattamenti”.
“Abbiamo in prova una macchina che emette raggi ultravioletti sulla pianta, stimolando una maggior vigoria vegetativa e aiutando ad avere uve con un maggior contenuto di acidità e un buon livello di acido tartarico, per avere vini più freschi. I soli raggi aiutano la vite a resistere meglio ai diversi stress e a difendersi dalle malattie, permettendo così di ridurre i trattamenti con prodotti chimici” spiega Claudio Pirra, da 26 vendemmie agronomo in questa azienda, aggiungendo che “da quasi quindici anni utilizziamo anche le reti contro la grandine per creare un ombreggiamento naturale e proteggere i grappoli dal sole e dalle bruciature”.
“Cerchiamo di lavorare rispettando il più possibile Madre Natura” chiosa Federica, rimarcando che “oggi il grosso del lavoro si svolge veramente in vigna, non in cantina”. “Da qualche anno cerchiamo anche terreni con microclimi più freschi” prosegue la 28enne produttrice, ricordando che “quasi dieci anni fa abbiamo acquistato dei vigneti a Cissone, in Alta Langa, dove stiamo sperimentando il Nebbiolo ad altitudini più elevate. E’ una ricerca che continuiamo a portare avanti”. (Alessandro Pestalozza)
