Redazione 10 Ottobre 2026, 09:34 Roma, 10 ott. (askanews) – La pena di morte è...
Roma, 10 ott. (askanews) – La pena di morte è una punizione crudele, disumana, degradante e soprattutto irreversibile. Lo ricordano la Coalizione Italiana contro la Pena di Morte (Coalit) e l’Associazione Sacco e Vanzetti in occasione della Giornata mondiale ed europea contro la pena di morte del 10 ottobre. La prima fu celebrata dal 2003 su iniziativa della World Coalition Against the Death Penalty, di cui Coalit è stata tra i fondatori, mentre la seconda è stata istituita dal Consiglio d’Europa nel 2007.
“Nei certificati di morte dei giustiziati statunitensi si poteva leggere, alla voce causa del decesso, la parola ‘homicide’, omicidio. Un paradosso: lo Stato punisce l’omicidio commettendone uno a sua volta. E il danno più grave di questo omicidio di Stato è la sua irreversibilità”, sottolineano le due associazioni.
Emblematica la vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, immigrati italiani anarchici giustiziati sulla sedia elettrica nel Massachusetts nel 1927, dopo un processo segnato da pregiudizi politici e xenofobi. Solo nel 1977 il governatore Michael Dukakis riconobbe ufficialmente le ingiustizie del procedimento, senza annullare le condanne.
“Sacco e Vanzetti non sono soltanto due nomi consegnati alla storia. Sono il simbolo di ciò che accade quando il pregiudizio, la discriminazione e la paura del diverso entrano nelle aule di giustizia. La loro vicenda ci ricorda che i diritti umani o sono universali o diventano privilegi riservati a pochi”, dichiara Francesco Fortinguerra, dell’Associazione Sacco e Vanzetti. Quasi un secolo dopo, nel 2024, il tribunale giapponese di Shizuoka ha assolto Iwao Hakamada, ex pugile condannato a morte nel 1968 per un quadruplice omicidio. Liberato nel 2014, aveva trascorso quasi 48 anni in carcere, la maggior parte dei quali nel braccio della morte, dove in Giappone i detenuti vivono nell’angoscia di un’esecuzione annunciata soltanto poche ore prima.
“Da Sacco e Vanzetti a Hakamada, la storia dimostra che essere innocenti non basta a evitare una condanna a morte. Nessun sistema giudiziario è infallibile e nessuna esecuzione può essere annullata. Ma la nostra opposizione alla pena capitale non riguarda soltanto il rischio di uccidere una persona innocente: riguarda il principio stesso secondo cui nessuno Stato dovrebbe disporre della vita di un essere umano”, sottolinea Alessandra Ruberti, della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte.
Le due associazioni ricordano inoltre che anche numerosi familiari delle vittime di reati violenti si oppongono alla pena capitale, rifiutando l’idea che un’altra morte possa rappresentare una forma di giustizia. Una giustizia autentica deve accertare le responsabilità, tutelare le vittime e mantenere aperta la possibilità del recupero sociale. “L’abolizione universale non è un traguardo simbolico, ma una responsabilità politica e civile che richiede impegno, cooperazione internazionale e scelte concrete”, afferma Fortinguerra.
Coalit e l’Associazione Sacco e Vanzetti rinnovano quindi il loro impegno per una moratoria universale delle esecuzioni e per l’abolizione definitiva della pena capitale. “Dietro ogni condanna c’è un essere umano, con la propria storia e la propria dignità. Anche chi ha commesso un crimine conserva diritti che nessuno Stato può cancellare. La pena di morte non è giustizia, ma una violazione irreversibile del diritto alla vita”, concludono le due associazioni.
