Impianto fotovoltaico (foto imagoeconomica)Impianto fotovoltaico (foto imagoeconomica) Carlo Alberto Tregua 8 Ottobre 2026, 08:24 Il...
Il fabbisogno di energia del nostro Paese è coperto da fonti rinnovabili per poco più del quaranta per cento. Gli altri sei decimi sono coperti da energia proveniente da fonti fossili.
Ora, è del tutto evidente che la corporazione dei petrolieri ha tutto l’interesse che la parte di energia prodotta da rinnovabili non aumenti, in modo da continuare a detenere i sei decimi del mercato.
Come la burocrazia blocca le energie rinnovabili
Per ottenere questo obiettivo, vale a dire mantenere lo status quo, quali mezzi potrebbe adottare? Uno risulta abbastanza evidente: fare di tutto affinché la burocrazia blocchi le autorizzazioni dei nuovi impianti di rinnovabili, sia a livello centrale che regionale. È infatti noto che vi sono determinati impianti che oltre ad avere le autorizzazioni regionali, devono ottenere quelle del ministero dell’Ambiente e di altre branche amministrative pubbliche.
Il gioco è scoperto e solo chi non vuol vedere non lo vede, ma esso è dannoso per la Collettività, di cui le istituzioni centrali e periferiche non hanno molta cura.
Il potenziale della Sicilia per il fotovoltaico
In Sicilia vi sono venticinquemila chilometri quadrati di superfice. Di essi, un quinto (cioè cinquemila) è costituito da aree incoltivabili. Almeno la metà di queste aree potrebbe essere destinata all’installazione di impianti fotovoltaici, di cui la Regione dovrebbe promuovere e facilitare la realizzazione. Tali impianti sono peraltro favoriti da finanziamenti a costo minore rispetto a quello di mercato, cosicché, chi attiva un’impresa di fotovoltaico, ammortizza di solito in meno di dieci anni l’investimento e guadagna in altri dieci anni perché il finanziamento complessivo è di vent’anni.
Se la burocrazia regionale e quella nazionale dessero le autorizzazioni entro trenta giorni, vi sarebbe una proliferazione notevole di impianti sulla nostra Isola, il che aumenterebbe la disponibilità di energia pulita.
E se questo ragionamento lo moltiplichiamo per le altre diciannove regioni, pur essendo quasi tutte di più piccola superficie, potremmo avere un balzo in avanti nella produzione di energia rinnovabile del quindici o del venti per cento.
Eolico, idroelettrico e geotermia: le altre fonti rinnovabili
Ovviamente gli impianti fotovoltaici non rappresentano tutti i rami delle rinnovabili. Nella nostra Regione vi sono decine e decine di richieste di impianti eolici, anch’essi bloccati. Ma ve n’è uno in particolare di cui non si capisce la ragione del ritardo, addirittura pensato per essere realizzato in mare, a una dozzina di chilometri dalle coste.
Anche in questo caso ritardi apparentemente inspiegabili, che invece sono spiegabili attraverso quanto abbiamo evidenziato all’inizio del presente commento e cioè, ripetiamo, la preoccupazione delle compagnie petrolifere di vedersi sottratte fette di mercato, anche di una certa rilevanza.
Vi sono poi altre fonti che andrebbero valorizzate, come quelle idroelettriche, che sono quasi tutte situate nelle Alpi e che però diminuiscono la loro potenzialità a causa del cambiamento climatico (aumento delle temperature e conseguente diminuzione delle acque dei ghiacciai che alimentano tali impianti). Vi è poi l’energia geotermica, ma si tratta di piccole quantità, anch’esse abbastanza ininfluenti nel quadro generale del Paese.
Biomasse e residui agricoli per produrre energia
Vi è un nuovo canale di energia, cioè quella proveniente da prodotti derivati da residui agricoli e biologici. L’Eni è capofila di questi impianti, per cui vi sono già in circolazione prodotti energetici di tale origine. Questi prodotti potrebbero tranquillamente alimentare le centrali per la produzione di energia e quindi far diminuire ulteriormente il mercato del petrolio e annessi.
Energia rinnovabile, il ruolo di Governo e Parlamento
Dal quadro che precede si intuisce facilmente come le soluzioni al problema dell’energia esistono, anzi ve ne sono tante. Inspiegabile è il comportamento di Governo e Parlamento che, anziché dare disposizioni tassative alla burocrazia di approvare continuamente, quasi giorno per giorno, tutte le istanze che provengono dalle imprese per nuovi impianti di energia rinnovabile, tacciono e consentono questo squallore, che consiste in un silenzio colpevole.
Quello che scriviamo è sotto gli occhi di tutte e tutti, a prova di smentita. La questione energetica è urgente; va affrontata oggi, non domani.
