Iran, basi USA in Europa nel mirino? L’ipotesi del Financial Times e perché Sigonella è tra le più difficili da colpire

Marianna Strano

Iran, basi USA in Europa nel mirino? L’ipotesi del Financial Times e perché Sigonella è tra le più difficili da colpire

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Marianna Strano |
mercoledì 19 agosto 2026 - 14:43
Iran, basi USA in Europa nel mirino? L’ipotesi del Financial Times e perché Sigonella è tra le più difficili da colpire

Iran, foto da AdnkronosGuerra in Iran e rischio attacco a basi USA in Europa e...

19 Agosto 2026, 16:43

Iran pronto a lanciare attacchi contro le basi USA in Europa e, quindi, anche in Italia? Al momento non c’è nessun allarme, ma non si può certo dire che l’ipotesi non sia al centro del dibattito internazionale da quando le rivelazioni del Financial Times – secondo cui le autorità di Teheran starebbero valutando attacchi contro obiettivi militari statunitensi sul continente – hanno iniziato a fare il giro del mondo. L’idea del ministro della Difesa Guido Crosetto – che ha parlato all’Adnkronos – è chiara: “Nulla è precluso”, considerata la strategia iraniana di scatenare “caos anche verso luoghi e nazioni che non avevano alcun ruolo nel conflitto”. Tuttavia, il ministro ha aggiunto anche che “se fossi nel FT eviterei di offrire idee e spunti”.

Attacchi contro basi USA in Europa? Cosa rivela il Financial Times

Il campo rimane quello delle ipotesi, al momento. L’attenzione, però, rimane alta, come sempre quando c’è in atto un conflitto che – in un modo o nell’altro – tocca interessi globali, come quello tra Iran e Stati Uniti. In un clima di crescente tensione tra le due principali parti in campo, l’indiscrezione del Financial Times – che cita fonti vicine alla leadership iraniana – è che, in caso il presidente statunitense Donald Trump decida di tornare a colpire con frequenza le infrastrutture iraniane, l’Iran possa decidere di allargare il conflitto e di puntare alle basi strategicamente vicine agli Stati Uniti in territorio europeo.

All’Adnkronos Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran, ha commentato le indiscrezioni del Financial Times confermando che “se gli Stati Uniti attaccano nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione“, dove “oltre la regione, più o meno, significa Europa“.

“E oltre la regione, più o meno, significa Europa”, prosegue il docente. “Quindi sì, colpire le basi statunitensi in Italia potrebbe essere un’opzione”. Izadi precisa tuttavia: “Non so se i funzionari iraniani abbiano deciso di farlo”. Secondo l’analista, “andare oltre la regione significa logicamente Europa” e “i missili iraniani possono raggiungere l’Europa, soprattutto l’Europa meridionale”. E colpire le basi statunitensi in Italia per l’Iran “potrebbe essere un’opzione“.

Diversa l’analisi di Mohammad Marandi, analista politico, sempre interpellato dall’Adnkronos. Per Marandi, “probabilmente” la notizia sarebbe stata in qualche modo diffusa ad arte dagli USA o da Israele per mettere pressione sull’Europa.

La situazione in Italia e il nodo Sigonella

Qualora ci fosse qualcosa di vero, l’Iran può effettivamente lanciare attacchi contro le basi in Europa? Secondo le analisi del Council on Foreign Relations (Cfr), l’Iran dispone del più vasto arsenale di missili balistici del Medio Oriente e i suoi vettori a maggiore gittata possono raggiungere circa 2.000 chilometri. Abbastanza da mettere nel potenziale raggio d’azione almeno il Mediterraneo orientale. E a quel punto le basi più esposte sarebbero per esempio la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, e la base britannica di Raf Akrotiri, a Cipro. Sarebbero da tenere d’occhio anche altre installazioni strategiche come la base navale di Souda Bay (Creta), la base Incirlik in Turchia e la base di Deveselu in Romania.

E l’Italia, in che misura correrebbe rischi in caso di azione iraniana? Il pensiero va naturalmente alla base di Sigonella, in Sicilia, che nel corso della guerra scoppiata lo scorso febbraio è stata più volte al centro della polemica; ma anche alle basi di Aviano, Friuli-Venezia Giulia, importante hub della US Air Force, e Vicenza. Secondo gli analisti, per minacciare direttamente questi due obiettivi in suolo italiano, l’Iran dovrebbe superare la soglia dei circa 2.000 chilometri attribuita ai suoi principali missili a medio raggio. Una possibilità per lo più associata al Khorramshahr, che con una testata alleggerita potrebbe estendere la propria gittata fino a circa 2.500-3.000 chilometri. Di certo, però, è un’ipotesi meno probabile e sul numero di vettori iraniani in grado di operare a queste distanze molto elevate non ci sono molti dati pubblici disponibili.

NATO: “Pronti a qualsiasi minaccia”

Sulle indiscrezioni del Financial Times si è espressa anche la NATO. Alla Cnn un funzionario ha riferito che l’Alleanza atlantica è pronta a “fronteggiare qualsiasi minaccia” e a qualsiasi azione per difendere gli alleati. Come dimostrato all’inizio di quest’anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo missili balistici diretti in Turchia dall’Iran in quattro diverse occasioni, la nostra postura di deterrenza e difesa è forte ed efficace”, ha aggiunto.

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Fonte: QdS.it