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Sette euro ad Agrigento, poco più di seimila in tutta la Sicilia. Numeri che raccontano una resa istituzionale: la lotta all’evasione fiscale, affidata anche ai Comuni, produce risultati marginali soprattutto nel Mezzogiorno. Mentre il divario con il Nord si allarga, le risorse che potrebbero finire in strade, sicurezza e servizi restano nel limbo di un sistema che non funziona. A rivelarlo sono i dati incrociati tra quelli diffusi dall’Agenzia delle Entrate e quelli rielaborati dal Centro Studi Enti Locali. I numeri raccontano di una partecipazione dei Comuni al contrasto all’evasione che resta marginale, con risultati economici poco più che simbolici. La Sicilia è una delle regioni che contribuisce meno al recupero in tutto il Paese.
In Sicilia la lotta all’evasione fiscale fa passi indietro
Dagli oltre 30 milioni di euro recuperati da parte di Agenzia delle Entrate nel 2012 in riferimento a somme spettanti ai Comuni agli attuali 2,5 milioni del 2024. La lotta all’evasione fiscale sta facendo ampi passi indietro, soprattutto per quanto concerne i crediti da recuperare a livello locale e spettanti proprio ai Comuni. Un trend in continua discesa e che, per raggiungere simili livelli di mancato recupero, deve spingere a riavvolgere le lancette del tempo addirittura al 2009. Proprio alla luce di questo ridimensionamento, dal Governo filtra l’ipotesi di una revisione degli incentivi economici: tra queste, la possibilità di lasciare agli enti locali l’intero ammontare delle somme recuperate grazie al loro contributo (percentuale che al momento si ferma invece al 50%, ndr).
I dati inchiodano l’Isola
La Sicilia è una delle regioni che contribuisce meno al contrasto dell’evasione fiscale: nel 2024, sono stati appena 13 i Comuni in grado di recuperare crediti per un ammontare complessivo di 6.791 euro. Chi ottiene decisamente di più è la Lombardia con oltre 1 milione di euro e 97 Comuni impegnati. Peggio della Sicilia soltanto Abruzzo, Marche, Molise e Puglia. Sorprende il dato del Lazio: appena due Comuni impegnati per un totale di circa 10.000 euro. Il dato che colpisce più di tutti nell’Isola è quello di Agrigento, capoluogo siciliano che nel 2024 ha incassato appena sette euro dalle segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate. Una cifra che non copre nemmeno il costo amministrativo di una pratica. Eppure Agrigento non è un’eccezione isolata. Tutti i capoluoghi siciliani si collocano nella parte bassa della classifica nazionale, certificando una difficoltà strutturale del sistema di contrasto all’evasione a livello locale nell’Isola.
Fotografia del 2024 impietosa
La fotografia del 2024 è impietosa. I Comuni che hanno beneficiato del riparto delle somme recuperate dall’evasione sono stati appena 304 su circa 7.900 enti locali italiani. Significa che meno del quattro per cento dei Comuni partecipa in modo effettivo al meccanismo delle segnalazioni qualificate, lo strumento che consente agli enti locali di collaborare con l’Agenzia delle Entrate nell’individuazione di basi imponibili non dichiarate. È un dato che non rappresenta un’eccezione, ma la conferma di una tendenza strutturale. Dopo il picco del 2012, quando i Comuni coinvolti furono oltre seicento, la partecipazione è progressivamente scesa. I numeri certificano che la lotta all’evasione fiscale dal basso, affidata ai municipi, non è mai diventata una prassi amministrativa ordinaria. Il confronto territoriale rende ancora più evidente il divario. Nel 2024 la Lombardia ha portato nelle casse dei suoi Comuni oltre un milione di euro grazie alle segnalazioni qualificate. L’Emilia-Romagna ha superato i 360 mila euro, la Toscana i 300 mila. La Liguria ha beneficiato di oltre 440 mila euro, trainata in larga parte dai risultati di Genova, che da sola ha superato i 400 mila euro di recuperi. Nel Mezzogiorno e nelle Isole, al contrario, i riparti restano marginali. La Sicilia si ferma a poco più di seimila euro complessivi, la Campania a poco più di settemila, la Puglia a meno di millecinquecento, la Sardegna sotto i diecimila. Numeri che, letti su scala regionale, certificano una sostanziale assenza di risultati. Nella stessa classifica nazionale compaiono cifre analoghe a quelle di Agrigento anche per altri capoluoghi del Sud come Crotone: tre euro. Il paradosso emerge con forza se si confrontano questi numeri con quelli di piccoli Comuni del Nord. Vasia, in Liguria, con poco più di trecento abitanti, ha recuperato oltre ventimila euro nello stesso anno. Una differenza che può essere spiegata con la capacità amministrativa di intercettare l’evasione, che al Sud latita. Il meccanismo delle segnalazioni qualificate, introdotto nel 2009, prevede che i Comuni possano trasmettere all’Agenzia delle Entrate elementi utili all’accertamento fiscale. Se l’accertamento va a buon fine e le somme vengono riscosse a titolo definitivo, una quota del gettito torna all’ente segnalante. Nel tempo, questa quota è stata oggetto di diverse revisioni normative. Inizialmente fissata al trenta per cento, è stata poi elevata al trentatré, al cinquanta e, tra il 2012 e il 2021, al cento per cento. Dal 2022 la percentuale è tornata al cinquanta per cento. I dati storici mostrano una correlazione diretta tra livello di incentivo e partecipazione degli enti locali. Tradotto: se i Comuni possono beneficiare sensibilmente della cifra individuata, mostrano una maggiore tendenza alla partecipazione; diversamente, non impiegano risorse umane per un’attività ritenuta non redditizia per le casse comunali. Il periodo in cui ai Comuni veniva riconosciuto l’intero ammontare delle somme recuperate coincide infatti con la fase di massimo utilizzo dello strumento e con il picco di recuperi complessivi. Nel quinquennio 2012-2016 le somme recuperate superarono gli ottantasette milioni di euro. Nel quinquennio 2020-2024, con una quota ridotta, il totale si ferma a poco più di trenta milioni. Nel solo 2024 il recupero complessivo è sceso a circa cinque milioni di euro, il livello più basso dell’ultimo decennio.
Problemi e cause
Il problema non è solo di volontà politica, ma di organizzazione amministrativa. Gli uffici tributi dei Comuni, soprattutto nel Mezzogiorno, sono spesso sottodimensionati, privi di personale formato e gravati da adempimenti ordinari che assorbono tutte le risorse disponibili. L’attività di segnalazione qualificata richiede competenze tecniche, incrocio di banche dati, collaborazione interistituzionale. In molti municipi siciliani queste condizioni non esistono. La Sicilia sconta un ritardo strutturale nella capacità amministrativa degli enti locali. Secondo i dati del Ministero dell’Interno e della Corte dei Conti, i Comuni dell’Isola presentano una delle più alte incidenze di personale sottodimensionato rispetto alla popolazione residente. A questo si aggiungono i vincoli di bilancio e il turn over limitato che, negli ultimi dieci anni, hanno impoverito ulteriormente gli uffici tecnici e finanziari. In questo contesto, la lotta all’evasione fiscale diventa una funzione residuale, sacrificata di fronte alle urgenze quotidiane della gestione ordinaria. In Sicilia, nel 2024, solo tredici Comuni hanno beneficiato del riparto delle somme recuperate. È un numero che va letto in rapporto ai quasi quattrocento enti locali dell’Isola. Significa che oltre il novantasei per cento dei Comuni siciliani non ha prodotto alcun recupero riconosciuto nell’ambito delle segnalazioni qualificate. Un’assenza che non può essere spiegata solo con la mancanza di evasione, ma con l’assenza di una struttura amministrativa in grado di intercettarla. Il dato di Agrigento, in questo quadro, diventa simbolico. Un capoluogo di provincia che incassa sette euro in un anno dalla lotta all’evasione fiscale segnala una evidente incapacità o impossibilità di azione. Il Governo ha recentemente annunciato la possibilità di rivedere gli incentivi economici per rilanciare il coinvolgimento dei Comuni, ipotizzando il ritorno al riconoscimento del cento per cento delle somme recuperate per un periodo transitorio. Ma l’incentivo economico senza formazione e disponibilità in termini di risorse umane, da solo, non basta.
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