Imagoeconomica Emanuela La Mela 25 Luglio 2026, 16:11 A cinque mesi dallo scoppio della guerra...
A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della Cgia stima che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti. Si è giunti a questo risultato ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine di quest’anno.
Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4 per cento rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9 per cento) e dal gas con +5 miliardi (+14,6 per cento) (vedi Tab. 1). Un conto salato che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia.
Le ricadute sul Mezzogiorno
Il quadro evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno. Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente a 1,91 e 2,04 euro al litro — con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio delle ostilità, del +14,4 per cento per il primo e del +18,5 per cento per il secondo (vedi Graf. 1) — l’Ufficio studi della CGIA prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento.
A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6 per cento (+118 milioni di euro). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento: nel primo caso l’impatto economico è stimato in circa 1 miliardo di euro, nel secondo in 837 milioni (vedi Tab. 3).
Rincari boom
Sul fronte territoriale, è la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1 per cento rispetto al 2025. Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di 3 miliardi di euro (+16,1 per cento), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8 per cento). E’ evidente che a subire l’impatto più pesante saranno le regioni più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese. Insomma, la stangata si abbatterà, in misura più importante, sulle aree geografiche economicamente più avanzate della nostra penisola.
Bollette della luce, aggravio da 10,2 miliardi
Rispetto all’ultima settimana di febbraio, il costo dell’energia elettrica ha subito una crescita di prezzo del 51,2 per cento. Siamo passati da 106,7 euro al MWh a 161,2 (vedi Graf. 2). Per l’anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9 per cento). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni di euro.
Gas, extra costo da 5 miliardi
Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6 per cento rispetto al 2025), poiché il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6 per cento, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro (vedi Graf. 2) Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni.
I sostegni di 7 miliardi di euro
Da quando è iniziato l’attacco degli USA all’Iran, il Governo Meloni ha stanziato 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: 5 per alleggerire i rincari di luce e gas, 2 per tagliare le accise su benzina e diesel. Una cifra non trascurabile, ma che dovrebbe “sterilizzare” solo un quarto circa dei 29 miliardi di aggravio stimato complessivamente. Proprio per questo, il Governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Un’operazione possibile solo se l’Unione Europea concederà una clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione.
La posizione dell’Ue
Di fronte a uno scenario così preoccupante, l’Unione Europea sembra essere la grande assente. Un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tra il 2022 e il 2023, infatti, Bruxelles autorizzò anche all’Italia di ridurre l’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia, che anche allora registrarono utili eccezionali.
Resta inoltre sul tavolo una misura molto discussa, ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, considerato sempre più necessario per rendere il mercato meno vulnerabile a shock di questa portata. In attesa che anche Bruxelles batta un colpo, speriamo che ci consenta nel prossimo autunno di mettere in campo altri 7 miliardi di euro contro il caro energia, permettendoci di non conteggiare nel rapporto deficit/Pil questa voce di spesa.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram
