I danni del ciclone Harry in SiciliaI danni del ciclone Harry in Sicilia Emanuela La...
L’emergenza climatica continua ad affliggere la Sicilia. Se da un lato l’attenzione delle istituzioni regionali è tutta rivolta al Trapanese, devastato da due recenti e violente trombe d’aria, dall’altro strascichi e polemiche trascinano ancora l’eredità del ciclone Harry – la violenta tempesta che la scorsa stagione ha messo in ginocchio ampi tratti di costa sull’Isola.
Il tema al centro dello scontro è di natura economica e riguarda il versamento delle concessioni demaniali marittime. Da Palazzo d’Orleans arriva una linea d’indirizzo netta: la sospensione e l’esenzione dalle tasse per il 2026 rappresentano una misura eccezionale riservata esclusivamente a chi ha subito danni tangibili e documentati.
I requisiti per lo sgravio
A fare da spartiacque tra chi ha diritto all’aiuto economico e chi invece deve saldare il dovuto sono i paletti fissati dalla legge regionale 3/2026 e dal successivo provvedimento attuativo firmato dall’assessora al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino. La misura nasce per dare ossigeno a lidi, strutture alberghiere della costa, cantieri navali e imprese del settore nautico travolti dagli eventi meteo estremi dello scorso gennaio. Ma accedere allo sgravio fiscale non è automatico.
Come specificato nelle direttive operative della scorsa primavera, le attività richiedenti devono dimostrare di aver subito ripercussioni concrete. I parametri d’accesso richiedono infatti condizioni ben precise: il blocco totale o una drastica riduzione delle attività d’impresa; la compromissione strutturale o l’inutilizzabilità degli impianti; il restringimento della spiaggia in concessione causato dall’erosione delle mareggiate; perdite finanziarie rilevanti e direttamente ricollegabili all’evento meteo.
Scadenze e stangata per alcune imprese
Il chiarimento da parte dei vertici del Dipartimento Regionale dell’Ambiente si è reso inevitabile dopo le recenti proteste sollevate da un’impresa ricettiva di Cefalù, invitata dagli uffici a saldare la propria quota. Dalle verifiche condotte dall’amministrazione è emerso che la struttura in questione non aveva mai inoltrato alcuna richiesta formale di esenzione, né dichiarato il patrimonio danneggiato.
Senza l’attestazione del danno o la presentazione dell’istanza nei tempi previsti, la scadenza per il saldo del canone rimasta in vigore era quella ordinaria dello scorso 15 settembre. Da qui la decisione degli uffici regionali di far partire i solleciti di pagamento nei confronti di tutte le realtà costiere che non rientrano nei criteri di protezione sociale e finanziaria previsti dal piano di aiuti per il ciclone Harry.
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