Carlo Alberto Tregua 21 Agosto 2026, 09:03 Ricordate la vecchia favola dell’asino di Buridano? Il...
Ricordate la vecchia favola dell’asino di Buridano? Il paradosso dell’asino è un apologo attribuito, forse erroneamente, al filosofo Giovanni Buridano (1.300 circa-1.361), e narra di un asino che, posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza, muore di fame non riuscendo a scegliere verso quale cumulo dirigersi.
La metafora sembra chiara se si adatta al nostro sistema istituzionale, il quale dovrebbe stabilire un programma ferreo, omogeneo, tendente al massimo risultato, utilizzando contestualmente le minori risorse possibili.
Di fronte alle alternative di due cumuli di fieno, chi deve decidere rimane interdetto, perplesso, ondivago, con la conseguenza che passano i mesi e gli anni e i progetti non si realizzano oppure si realizzano in tempi lunghissimi.
Questo giornale mette in risalto tutte le lentezze derivanti da questo comportamento molle, senza nerbo. Per esempio, sono in atto ben settantasei procedure di infrazione da parte dell’Ue nei confronti dell’Italia.
Burocrazia e decreti attuativi: le decisioni che non arrivano
Altro dato inequivocabile: tutte le leggi in vigore comportano per la loro esecuzione l’immissione di decreti attuativi, senza di che sono monche, vale a dire non operative. Ebbene, vi sono settecentosessanta decreti attuativi non emessi, con la conseguenza che vi sono settecentosessanta leggi rimaste nel cassetto, seppure parzialmente.
Ora, voi pensate come si possa continuare con questa inefficienza senza limiti in un Paese che ha bisogno, invece, di rapidità delle decisioni, di puntualità nelle esecuzioni; insomma, in una parola: di risultati.
Infatti la conseguenza è che l’Italia continua ad arrancare, senza crescita, in un disordine burocratico inenarrabile, che ha effetti notevoli in diverse sfere della società e dell’economia.
Prendiamo gli impianti di energia rinnovabile (solare, eolica, idrica, geotermica, eccetera), con migliaia o forse decine di migliaia di istanze che rimangono impantanate, senza risposta per mesi o per anni. Se esse fossero approvate (o eventualmente negate) in trenta giorni dagli enti preposti, l’autosufficienza energetica del Paese (in atto poco più del quaranta per cento) potrebbe salire al sessanta e più per cento.
Pnrr e infrastrutture, la sfida dei tempi
I progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per i quali l’Unione ha stanziato oltre centonovantaquattro miliardi, annaspano e se tutto va bene, le varie amministrazioni e i destinatari dei finanziamenti arriveranno a spenderne il sessanta o settanta per cento: come dire che trenta-quaranta miliardi non verranno spesi, quando in Italia c’è bisogno di tutto, in primo luogo di infrastrutture nel Mezzogiorno.
La Sanità al Sud funziona male, mentre al Nord funziona meglio. Per migliorare le performance occorrono nuovi macchinari di ultima generazione, corsi di formazione per medici e infermieri e soprattutto un’organizzazione ferrea, di tipo austriaco-svedese, senza di che le liste d’attesa continuano a rimanere chilometriche, misurabili in anni, e i cittadini ammalati possono raggiungere la tranquillità eterna senza che a nessuno importi niente.
Si potrebbe continuare con questo elenco delle cose che non vanno, ma non vogliamo tediarvi, cortesi lettori e lettrici.
L’ignoranza e la mancanza di idee chiare
E veniamo al tema di fondo, che è il comune denominatore di quelli indicati e di tanti altri: l’ignoranza dilagante, non solo nei ceti più bassi, ma anche in quelli medio e medio-alto. Anzi, proprio in questi livelli l’ignoranza è ancora più elevata perché si accoppia alla supponenza di chi ha danaro. Costoro non si rendono conto che il danaro è tossico e avvelena quando non è utilizzato come mezzo, ma inteso come fine.
A che serve avere un euro in più una volta soddisfatti i bisogni principali e anche quelli accessori? Si dirà: molte famiglie non arrivano a fine mese. Non vi è dubbio che vi siano famiglie poco abbienti, non vi è dubbio che la povertà sia aumentata, ma non c’è neanche dubbio che vi sono molti più ricchi di prima.
Dunque, manca l’azione governativa tendente all’attuazione della Costituzione, che consiste nella redistribuzione della ricchezza.
Che c’entra quanto precede con l’asino di Buridano? Crediamo che lo comprendiate benissimo: tutto quanto accade per mancanza di idee chiare e capacità decisionali. I risultati non mentono mai!
