L’Armiere Merz perde la Sassonia

Carlo Alberto Tregua

L’Armiere Merz perde la Sassonia

Condividi su:

Carlo Alberto Tregua |
martedì 08 settembre 2026 - 6:22
L’Armiere Merz perde la Sassonia

Friedrich Merz (imagoeconomica)merz imagoeconomica Carlo Alberto Tregua 8 Settembre 2026, 08:22 E così, a forza...

8 Settembre 2026, 08:22

E così, a forza di restare testardamente al Governo, il capo del partito democratico tedesco, Friedrich Merz, ha perso la Sassonia, ove, nelle elezioni di domenica 6 settembre, il partito di estrema destra AfD ha ottenuto uno straordinario successo, con circa il quarantaquattro per cento dei suffragi.
Dobbiamo subito chiarire che la Sassonia è un piccolo lander della ex Germania orientale e non ha sufficienti possibilità di intervenire nel Bundestag (la Camera), perché ha appena quattro rappresentanti su settecentotrentacinque. Ma il segnale è forte perché l’onda di estrema destra può espandersi negli altri sedici lander e quindi sovvertire non solo la politica tedesca, ma anche quella europea.
Dobbiamo ricordarci, con grande realismo, che Ursula von der Leyen è stata la pupilla di Angela Merkel, uno dei più grandi cancellieri della Germania, di cui però la sua predetta pupilla non ha neanche l’ombra. Infatti si è rivelata una pedina agli ordini dei terzi, primo dei quali il succitato Merz.

Germania, l’industria automobilistica in difficoltà

La Germania è la locomotiva d’Europa. Una delle sue più importanti industrie è quella automobilistica, da cui dipende fortemente un indotto italiano. La recente decisione da parte del gruppo Volkswagen di tagliare ben centomila dipendenti è un colpo quasi ferale per migliaia di imprese italiane che forniscono alle automobili tedesche i componenti.
Perché l’industria automobilistica accusa quest’enorme defezione? Probabilmente i motivi sono due: il primo riguarda il grande ritardo nell’avere convertito gli stabilimenti per la produzione di auto elettriche, che invece arrivano in quantità abbondanti dalla Cina. Peraltro, proprio la Volkswagen ha comunicato che costruirà le auto tedesche anche in Cina, quindi ecco spiegato il taglio dei centomila dipendenti.
Il secondo riguarda il fatto che con molta probabilità lo stesso Merz è stato influenzato dagli industriali delle armi, che hanno visto nella guerra russo-ucraina una sorta di Bengodi. Per cui il predetto cancelliere continua a spingere l’Ucraina a fare la guerra, anziché firmare una “Pace dignitosa”, in modo che le proprie industrie delle armi funzionino a pieno regime, consentendo utili stratosferici alle relative proprietà.

Merz e la politica tedesca sulle armi e sull’Ucraina

Possiamo quindi definire Merz come un Armiere, ovvero un supporter degli industriali delle armi. Non solo, ma egli è stato l’artefice di quella dissennata decisione dell’Unione europea di prestare (o regalare) novanta miliardi all’Ucraina, non già per ricostruirla – come sarebbe stato giusto – bensì per armarla in modo da continuare un’impossibile guerra, che produrrà ulteriore distruzione in quel Paese.
Ovviamente le responsabilità di Merz non sono solitarie. Ha trovato nel presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, un alleato disastroso. Lo stesso Macron, avendo enormi problemi di governo della Francia, ha cercato disperatamente di distogliere l’attenzione dei francesi dai problemi interni, facendosi vedere un duro nei confronti della Russia e creando quel cosiddetto gruppo dei “Volenterosi”, che si alimenta di un altrettanto inutile blablabla, senza conclusione di sorta.

Merz, Macron e le sanzioni alla Russia

Merz e Macron hanno indotto la von der Leyen, già quattro anni fa, ad attuare le gravi sanzioni nei confronti della Russia, prima fra le quali la chiusura dei condotti di energia. Quindi hanno la responsabilità, ovvero la corresponsabilità della crisi energetica e dell’aumento dei prezzi dei carburanti di vario tipo.
Ma la stampa nazionale ed estera di questa causa (le sanzioni alla Russia) non parla, non già per fare un favore a questo o a quell’altro, tuttavia, non ne parla. Ognuno deduca le ragioni di questo silenzio, che non spiega ai cittadini una delle cause di questa crisi energetica.
Ci auguriamo che i colloqui in corso a Kiev fra americani, ucraini e russi portino a firmare quella “Pace dignitosa” che ripristini una situazione normale in quel povero Paese, portato alla distruzione da Putin e Zelensky.
Ovviamente non stiamo minimamente giustificando il Dittatore russo. Tuttavia, non possiamo ignorare che se si fosse firmata la pace di Ankara di marzo 2022, mezza Ucraina non sarebbe stata distrutta. Prosit!

Condividi su:

  • Editoriale

Fonte: QdS.it