I docenti vogliono tornare a casa
I docenti vogliono tornare a casa dopo avere prestato servizio per oltre dieci anni lontano dalla propria regione. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione del ministro Giuseppe Valditara sulla condizione degli insegnanti della classe di concorso A-46, Scienze giuridico-economiche.
Il CNDDU riferisce di avere ricevuto più di 300 segnalazioni. Molti docenti raccontano di lavorare prevalentemente nelle regioni del Nord e di non riuscire a ottenere il trasferimento interprovinciale.
Il Coordinamento non chiede trasferimenti automatici o deroghe generalizzate. Propone invece una ricognizione nazionale e misure capaci di considerare anche la durata del servizio svolto lontano dalla famiglia.
Oltre 300 segnalazioni al Coordinamento
Le segnalazioni raccolte dal CNDDU descrivono una situazione che, secondo il Coordinamento, non può più essere considerata come una somma di singoli problemi personali.
Numerosi insegnanti risultano titolari fuori dalla propria regione da oltre dieci anni. Nel corso del tempo hanno presentato più domande di trasferimento, senza riuscire a ottenere il rientro.
Una sede lontana può rappresentare un sacrificio temporaneo all’inizio del percorso professionale. La condizione cambia, però, quando la separazione dalla famiglia prosegue per un decennio o anche più.
La distanza finisce così per incidere stabilmente sulla vita personale, sugli affetti, sul reddito e sulla qualità della vita.
Trasferimento e assegnazione provvisoria
Il comunicato distingue due strumenti diversi. Il trasferimento interprovinciale permette al docente di modificare stabilmente la propria titolarità.
L’assegnazione provvisoria, invece, offre una soluzione annuale e temporanea. Anche quando viene concessa, non determina un cambiamento definitivo della sede di appartenenza.
Secondo il CNDDU, per gli insegnanti A-46 risultano spesso molto limitate entrambe le possibilità. La sede assegnata può quindi trasformarsi in una condizione sostanzialmente permanente, senza una prospettiva concreta di rientro.
Il Coordinamento chiede di intervenire proprio su questo punto, evitando che l’attesa diventi indefinita.
Nessun diritto automatico al trasferimento
Il CNDDU riconosce che un dipendente pubblico non possiede un diritto automatico a ottenere la sede richiesta.
Le operazioni di mobilità devono rispettare i posti disponibili, le esigenze organizzative della scuola e le precedenze previste dalla normativa.
Tuttavia, secondo il Coordinamento, una permanenza fuori regione superiore a dieci anni non può rimanere priva di qualsiasi rilevanza nelle politiche di mobilità.
La durata del servizio lontano dalla residenza dovrebbe entrare nella valutazione complessiva, soprattutto quando raggiunge periodi eccezionalmente lunghi.
Il ricongiungimento familiare
La richiesta richiama anche la tutela della famiglia e la necessità di trovare un equilibrio con il corretto funzionamento dell’Amministrazione scolastica.
Il CNDDU invita il Ministero a cercare soluzioni che non compromettano la continuità del servizio, ma che impediscano alla separazione dal nucleo familiare di diventare permanente.
Dietro ogni domanda di trasferimento ci sono spesso coniugi, figli, genitori anziani e responsabilità familiari che il docente deve gestire a centinaia di chilometri di distanza.
Il trascorrere degli anni può rendere sempre più difficile sostenere questa organizzazione della vita personale.
Il costo di due centri di vita
Alla distanza familiare si aggiunge il peso economico. Un docente fuori sede deve sostenere l’affitto o un’altra soluzione abitativa nella città in cui lavora.
A queste spese si sommano le utenze, i trasporti locali e i continui viaggi verso la regione nella quale vive la famiglia.
Nelle città settentrionali caratterizzate da costi abitativi elevati, questi oneri possono assorbire una parte significativa dello stipendio.
Molti lavoratori si trovano quindi a mantenere due distinti centri di vita. Dopo dieci o più anni, secondo il CNDDU, tale spesa non può più essere considerata un sacrificio temporaneo legato all’avvio della carriera.
Una questione che non divide Nord e Sud
Il Coordinamento precisa che il problema non deve trasformarsi in una contrapposizione tra le diverse aree del Paese.
Le scuole del Nord devono poter contare sul personale necessario. La continuità didattica, però, non può dipendere dalla permanenza indefinita degli stessi insegnanti fuori sede.
Una gestione equilibrata dovrebbe unire reclutamento, stabilità degli organici, mobilità territoriale e ricambio fisiologico del personale.
Il CNDDU chiede quindi una programmazione capace di garantire il servizio scolastico e, nello stesso tempo, una prospettiva di rientro per chi lavora lontano da moltissimi anni.
Le precedenze devono essere tutelate
Il comunicato esclude anche qualsiasi contrapposizione tra lavoratori.
Le precedenze previste dalla normativa per disabilità, assistenza e altre situazioni di fragilità devono continuare a ricevere piena tutela.
La questione riguarda i docenti che non beneficiano di una specifica precedenza, ma che hanno accumulato oltre dieci anni di servizio lontano dalla propria famiglia.
Secondo il Coordinamento, anche per loro occorre costruire una possibilità concreta di mobilità, sempre nel rispetto dei posti disponibili e delle regole vigenti.
Chiesta una ricognizione nazionale
Il CNDDU propone al Ministero una ricognizione nazionale dedicata alla classe di concorso A-46.
L’indagine dovrebbe rilevare il numero dei docenti di ruolo che lavorano fuori dalla propria regione, la durata della loro permanenza e l’andamento dei trasferimenti interprovinciali.
Dovrebbe inoltre verificare la distribuzione territoriale dei posti disponibili e le ragioni della mobilità particolarmente ridotta.
La raccolta di dati completi permetterebbe di comprendere se il problema dipenda da condizioni temporanee oppure da una criticità strutturale della classe di concorso.
Il tempo trascorso deve avere un peso
Il Coordinamento chiede che il lungo periodo trascorso fuori regione non rimanga completamente escluso dalle valutazioni.
Non si propone di superare le precedenze o di ignorare le esigenze delle scuole. L’obiettivo è introdurre strumenti che riconoscano anche il sacrificio prolungato di chi ha garantito il servizio per molti anni lontano da casa.
La durata della permanenza potrebbe entrare, nelle forme compatibili con la normativa e la contrattazione, tra gli elementi da considerare nelle politiche di mobilità.
Per il CNDDU, occorre restituire a questi lavoratori una prospettiva reale e non soltanto la possibilità di presentare ogni anno una nuova domanda.
L’appello al ministro Valditara
Il Coordinamento chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di assumere una posizione chiara sulla condizione dei docenti A-46.
L’intervento dovrebbe coinvolgere le sedi istituzionali e contrattuali competenti, con l’obiettivo di agevolare il rientro di chi ha maturato periodi particolarmente lunghi di servizio fuori regione.
«Il sistema scolastico ha potuto contare per molti anni sulla professionalità e sulla disponibilità territoriale di questi docenti», sottolinea il CNDDU.
Gli insegnanti hanno garantito il servizio nelle sedi assegnate, sostenendo direttamente le conseguenze economiche e familiari della distanza.
I docenti vogliono tornare a casa e, dopo oltre dieci anni, chiedono che l’unica prospettiva non sia continuare ad aspettare.
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