Rotazione dei dirigenti territoriali, la proposta del CNDDU
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone di introdurre una rotazione dei dirigenti territoriali responsabili delle procedure più delicate legate al personale scolastico.
La proposta riguarda i dirigenti preposti agli Uffici scolastici territoriali che gestiscono graduatorie, mobilità, utilizzazioni, assegnazioni provvisorie e immissioni in ruolo del personale docente e ATA.
Il CNDDU suggerisce un limite ordinario di cinque anni di permanenza nella stessa struttura e nelle medesime funzioni. Al termine del periodo, il dirigente dovrebbe essere trasferito in un altro ufficio territoriale o assegnato a un incarico equivalente all’interno dell’Amministrazione.
Non si tratta di una misura già approvata, ma di una proposta rivolta al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Procedure che incidono sulla vita dei lavoratori
Graduatorie, trasferimenti e assunzioni producono conseguenze dirette sulla vita professionale di migliaia di persone.
Una posizione in graduatoria può determinare l’accesso a un incarico. La rettifica di un punteggio può modificare l’ordine degli aspiranti. Il riconoscimento di una precedenza o l’assegnazione di una sede può consentire a un lavoratore di avvicinarsi alla propria famiglia dopo anni trascorsi lontano.
Per questa ragione, secondo il Coordinamento, non basta garantire la correttezza formale degli atti. L’organizzazione degli uffici deve rafforzare anche la trasparenza, la tracciabilità e l’imparzialità delle decisioni.
Un limite ordinario di cinque anni
Il CNDDU individua nel quinquennio un possibile punto di equilibrio. Cinque anni permetterebbero al dirigente di conoscere la struttura, acquisire esperienza e garantire continuità amministrativa.
Allo stesso tempo, il limite impedirebbe una permanenza potenzialmente indefinita nelle funzioni considerate più sensibili.
La rotazione avrebbe una natura esclusivamente organizzativa e preventiva. Non costituirebbe quindi una sanzione e non esprimerebbe un giudizio negativo sull’operato dei dirigenti coinvolti.
Una misura di prevenzione, non una sfiducia verso i dirigenti
Il Coordinamento precisa che la durata di un incarico non indica la presenza di irregolarità. Una lunga permanenza nello stesso ufficio permette spesso di sviluppare competenze specialistiche indispensabili.
Con il passare del tempo, però, nello stesso ambiente si consolidano anche relazioni professionali, abitudini e modalità operative. La rotazione periodica potrebbe tutelare sia i cittadini sia gli stessi dirigenti.
Secondo il CNDDU, questo meccanismo contribuirebbe a ridurre il rischio di conflitti d’interesse, pressioni esterne o sospetti sull’imparzialità delle procedure, anche quando gli uffici operano correttamente.
Una regola uguale in tutto il Paese
Il tema assume particolare importanza nei territori nei quali le opportunità di lavoro risultano più limitate e un posto nella Pubblica Amministrazione riveste un forte valore economico e sociale.
Il Coordinamento invita tuttavia a evitare generalizzazioni geografiche. La misura dovrebbe riguardare tutto il territorio nazionale, applicando le stesse garanzie in ogni regione.
Criteri uniformi e definiti in anticipo eviterebbero differenze tra gli uffici e renderebbero la rotazione indipendente da valutazioni occasionali.
Nel conteggio anche gli anni già trascorsi
Il CNDDU propone di considerare, durante la prima applicazione della misura, anche il periodo già trascorso dal dirigente nella stessa struttura e nelle medesime funzioni.
Azzerare il conteggio nel momento dell’introduzione della nuova disciplina, secondo il Coordinamento, non sarebbe coerente con la sua finalità preventiva.
Questa scelta non avrebbe carattere retroattivo o sanzionatorio. Servirebbe esclusivamente a determinare quando dovrà avvenire la futura rotazione.
Per i dirigenti che abbiano già raggiunto o superato i cinque anni sarebbe comunque necessaria una fase transitoria. Questa dovrebbe permettere di completare le procedure in corso, organizzare il passaggio delle consegne e garantire la continuità dei servizi.
Salvaguardare le competenze degli uffici
La rotazione non dovrebbe provocare la dispersione delle conoscenze maturate dal personale. Il funzionamento degli Uffici scolastici territoriali richiede infatti competenze tecniche specifiche e una profonda conoscenza delle norme.
Per questo motivo, il cambiamento degli incarichi dovrebbe avvenire attraverso una programmazione ordinata. Il passaggio delle consegne dovrebbe consentire al nuovo responsabile di conoscere le pratiche aperte, le scadenze e le eventuali criticità.
Il CNDDU propone inoltre di evitare che le stesse responsabilità istruttorie restino concentrate sulle medesime persone per periodi troppo lunghi.
Più tracciabilità per le modifiche alle graduatorie
Un altro punto della proposta riguarda la tracciabilità digitale. Ogni modifica sostanziale apportata a una graduatoria dovrebbe poter essere ricostruita con precisione.
Il sistema dovrebbe registrare la motivazione amministrativa dell’intervento, il momento nel quale è stato effettuato e la responsabilità del procedimento, nel pieno rispetto della protezione dei dati personali.
Una registrazione completa delle operazioni aiuterebbe i lavoratori a comprendere le decisioni ricevute. Nello stesso tempo, tutelerebbe i dipendenti pubblici attraverso una ricostruzione chiara delle attività svolte.
Verifiche periodiche sulle pratiche più delicate
Il Coordinamento suggerisce anche verifiche periodiche su un campione delle procedure considerate maggiormente sensibili.
I controlli potrebbero coinvolgere strutture territoriali diverse da quelle che hanno gestito direttamente le pratiche. In questo modo, l’Amministrazione potrebbe individuare eventuali criticità e uniformare le procedure adottate nei diversi territori.
Il CNDDU propone inoltre un controllo organizzativo intermedio, indicativamente dopo il terzo anno di permanenza del dirigente. La verifica permetterebbe di valutare il funzionamento dell’ufficio e la distribuzione delle responsabilità prima della scadenza del quinquennio.
La richiesta al Ministero dell’Istruzione
Il Coordinamento invita il Ministero dell’Istruzione e del Merito ad approfondire la possibilità di introdurre una disciplina nazionale per le funzioni amministrative più sensibili connesse alla gestione del personale scolastico.
Il limite di cinque anni dovrebbe essere accompagnato da regole chiare, criteri preventivi, strumenti di controllo e sistemi digitali capaci di tracciare le operazioni.
«L’obiettivo non è costruire un’Amministrazione fondata sul sospetto – sottolinea il presidente del CNDDU, Romano Pesavento – ma rafforzare un sistema nel quale la fiducia dei cittadini trovi riscontro nella qualità e nella verificabilità delle procedure».
Quando sono in gioco graduatorie, trasferimenti e posti di lavoro, conclude il Coordinamento, l’imparzialità non può dipendere soltanto dalla correttezza delle persone. Deve essere sostenuta anche dall’organizzazione della Pubblica Amministrazione.
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