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Italia fuori dal Mondiale 2026, terza esclusione di fila: il calcio azzurro tocca il punto più basso

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mercoledì 01 aprile 2026 - 0:17

Italia fuori Mondiali

Zenica/Marsala – L’Italia del calcio sprofonda ancora. Gli Azzurri sono fuori dal Mondiale 2026 dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina, al termine di una serata amarissima che pesa come un macigno sulla storia sportiva del Paese. È la terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo. E per una Nazionale che ha vinto quattro Mondiali, il dato ha il sapore di una crisi epocale.

La partita ha condensato in poco più di due ore tutti i limiti, le paure e le fragilità viste negli ultimi anni. L’Italia era passata in vantaggio con Moise Kean, poi però ha perso lucidità, equilibrio e uomini. Il rosso a Alessandro Bastoni ha cambiato il volto della sfida. In seguito è arrivato il pareggio bosniaco con Haris Tabaković. Infine, ai rigori, il crollo: Bosnia fredda, precisa, lucida; Italia fragile, tesa, impaurita.

Italia fuori Mondiali, la cronaca di una serata da incubo.

L’avvio aveva illuso. L’Italia era partita con intensità e aveva trovato il vantaggio nel primo tempo. In quel momento, il traguardo sembrava possibile. Tuttavia la partita si è lentamente sporcata. La Bosnia ha alzato il ritmo, ha preso coraggio e ha costretto gli Azzurri a rincorrere gli episodi.

L’espulsione di Bastoni, arrivata poco prima dell’intervallo, ha pesato tantissimo. Da lì in poi la squadra di Gennaro Gattuso ha sofferto campo, pressione e nervi. Il pari di Tabaković nel finale dei tempi regolamentari ha certificato il cambio d’inerzia. Nei supplementari l’Italia ha provato a resistere, ma non ha mai dato l’impressione di poter riprendere davvero il controllo della sfida.

Ai calci di rigore è andata anche peggio. La Bosnia ha trasformato i propri tentativi. L’Italia, invece, ha sbagliato due penalty pesantissimi e ha visto sfumare tutto con un 4-1 che fotografa una caduta durissima. Da stasera, il Mondiale del 2026 si giocherà senza la maglia azzurra.

Nel corpo di questo tracollo c’è anche una verità amara: la Nazionale non perde soltanto una qualificazione. Perde un altro pezzo della sua centralità emotiva, popolare e simbolica. Per molti italiani, infatti, il Mondiale era il momento in cui il calcio tornava a essere davvero di tutti.

Italia fuori Mondiali, il terzo fallimento che fa più male.

L’aspetto più pesante non è soltanto l’eliminazione di stasera. Il dato che fa male è la continuità del fallimento. L’Italia manca il Mondiale per la terza edizione di fila: Russia 2018, Qatar 2022 e ora USA-Canada-Messico 2026.

Nel 2017, con Gian Piero Ventura in panchina, l’Italia fu fermata dalla Svezia nello spareggio. Decise l’andata persa 1-0. Al ritorno, a San Siro, finì 0-0. Fu uno shock nazionale. Sembrava il punto più basso possibile. Invece era solo l’inizio di una crisi molto più lunga.

Nel 2022, con Roberto Mancini, il crollo arrivò in modo ancora più crudele. L’Italia campione d’Europa uscì contro la Macedonia del Nord a Palermo, con un gol nel recupero. Quella sera fece malissimo perché arrivò dopo l’Europeo vinto, cioè nel momento in cui molti pensavano che la Nazionale avesse ritrovato identità, orgoglio e futuro.

Nel 2026, infine, la ferita si riapre sotto la guida di Gattuso, nominato ct nel giugno del 2025 per provare a ridare anima, carattere e fame a un gruppo che aveva già mostrato troppe crepe. Anche stavolta, però, la scossa non è bastata. E adesso il problema non può più essere letto come un incidente, una partita storta o una sera sbagliata. Adesso siamo davanti a una crisi di sistema.

Dalla storia azzurra alla crisi del presente.

Proprio qui sta il paradosso più doloroso. L’Italia non è una Nazionale qualunque. È una delle squadre più importanti della storia del calcio mondiale. Ha vinto quattro Coppe del Mondo, è arrivata in finale altre due volte e ha costruito intere generazioni di campioni, simboli, capitani, fuoriclasse e Palloni d’Oro.

Per questo la terza esclusione consecutiva assume un peso enorme. Non si parla di una flessione normale. Si parla di un crollo storico. L’Italia, che per decenni ha rappresentato una certezza del calcio internazionale, oggi non riesce più a garantirsi un posto nella competizione che più la rappresentava.

Il problema, quindi, va oltre il singolo commissario tecnico. Ventura, Mancini e Gattuso sono i tre nomi che segnano le tre cadute. Tuttavia il tema è più profondo. Dentro questa lunga crisi entrano la formazione dei giovani, l’identità tecnica, il coraggio dei club nel valorizzare il talento italiano, la pressione ambientale, la gestione federale e la mancanza di continuità progettuale.

Il calcio italiano deve fermarsi e ripartire.

Adesso il punto non è trovare un colpevole unico. Il punto è decidere se il calcio italiano voglia davvero cambiare. Perché tre mancate qualificazioni consecutive non possono essere archiviate con una conferenza stampa, con una promessa di facciata o con un semplice cambio di panchina.

Serve una riflessione seria. Serve una rivoluzione vera. Serve una catena di responsabilità che parta dall’alto e arrivi fino al campo. Bisogna capire perché l’Italia produce meno leader, meno personalità e meno continuità. Bisogna chiedersi perché il talento fatichi a emergere. E bisogna anche comprendere perché la Nazionale, ogni volta che arriva al bivio decisivo, si pieghi sotto il peso della paura.

Chi ama il calcio sente questa sconfitta come qualcosa di più di una semplice eliminazione. È una ferita culturale, emotiva e perfino generazionale. Ci sono ragazzi che crescono senza aver mai visto l’Italia giocare un Mondiale. Ed è forse questo il dato più impressionante di tutti.

Una notte che impone verità.

La Bosnia festeggia una qualificazione storica. L’Italia, invece, deve guardarsi allo specchio. Senza alibi. Senza scorciatoie. Senza nascondersi dietro il ricordo del passato.

La notte di Zenica entra di diritto tra le pagine più tristi della storia azzurra. E proprio per questo non può restare solo una delusione da smaltire. Deve diventare uno spartiacque. Perché il punto più basso, nel calcio come nella vita, può avere senso solo se diventa l’inizio di una risalita.

Il popolo azzurro merita molto di più. E il calcio italiano, adesso, non può più permettersi di sbagliare.

Un Paese intero, ancora una volta, resta davanti a un televisore spento. E forse è proprio questa l’immagine che fa più male.

Enzo Amato Màs


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