Carcere di Trapani tra cellulari, suicidi e aggressioni: gli anni difficili del “Pietro Cerulli”

Claudia Marchetti

Carcere di Trapani tra cellulari, suicidi e aggressioni: gli anni difficili del “Pietro Cerulli”

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sabato 05 Settembre 2026 - 15:00

La Casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani torna al centro dell’attenzione dopo l’ennesimo grave episodio di violenza ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria. Ma l’aggressione avvenuta nei giorni scorsi rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una lunga serie di criticità che negli ultimi anni hanno interessato l’istituto penitenziario trapanese, tra traffici illeciti, introduzione di cellulari e droga, suicidi, risse e continui allarmi lanciati dai sindacati di categoria.

Cellulari e droga: i lanci con i palloni

Uno dei capitoli più inquietanti riguarda l’ingresso di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti all’interno del carcere. Già nel 2019 gli agenti sequestrarono quattro microcellulari che un detenuto aveva occultato nel proprio corpo dopo un permesso esterno. Grazie a particolari apparecchiature elettroniche, la Polizia Penitenziaria riuscì a individuare i dispositivi prima che finissero nelle sezioni detentive. Nello stesso periodo emersero anche metodi sempre più sofisticati per aggirare i controlli. Tra questi il lancio di palloni da calcio “farciti” con telefonini e hashish, calciati dall’esterno oltre il muro di cinta e destinati ai detenuti. In un caso gli agenti intercettarono un pallone contenente due cellulari e circa 200 grammi di hashish pronti per essere distribuiti all’interno della struttura.

I droni e l’inchiesta “Alcatraz”

Ancora più clamoroso il sistema delle consegne tramite droni. Nel 2022 furono sequestrati cinque cellulari dopo che un drone era stato avvistato sorvolare il carcere. Gli investigatori ritennero che proprio il velivolo fosse stato utilizzato per recapitare i dispositivi ai detenuti. Le successive indagini della Procura di Trapani portarono alla luce un quadro ancora più grave. L’operazione “Alcatraz”, culminata con decine di arresti e misure cautelari, ha documentato un presunto sistema che avrebbe consentito l’ingresso in carcere di droga, telefoni cellulari e altri beni vietati. Secondo gli investigatori, oltre all’utilizzo di droni e palloni lanciati dall’esterno, alcuni agenti infedeli avrebbero favorito l’introduzione della merce in cambio di denaro e altre utilità. L’inchiesta coinvolse detenuti, soggetti esterni e appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Il fenomeno dei cellulari continua a rappresentare una delle principali emergenze. Nell’ottobre 2025, durante una perquisizione nei reparti “Ionio” e “Mediterraneo”, furono rinvenuti altri quattro telefonini in possesso di detenuti, confermando come il problema sia tutt’altro che risolto.

Il dramma dei suicidi dietro le sbarre

Alle problematiche legate alla sicurezza si aggiunge il dramma dei suicidi. Nel luglio 2025 un detenuto tunisino di 29 anni, affetto da patologie psichiche e ristretto per reati legati agli stupefacenti, si tolse la vita nella propria cella. Nonostante il tempestivo intervento degli agenti e dei sanitari, per lui non ci fu nulla da fare. L’episodio riaccese il dibattito sulle condizioni detentive e sull’assistenza ai soggetti fragili all’interno degli istituti penitenziari.

Risse, aggressioni e allarme sicurezza

A preoccupare sono anche le continue tensioni tra detenuti. Nel giugno 2026 una violenta rissa scoppiata nella sezione “Mediterraneo” coinvolse cinque detenuti stranieri. Durante il tentativo di riportare la calma, un sovrintendente della Polizia Penitenziaria venne colpito con una testata al volto e trasportato in ospedale con una sospetta frattura del setto nasale. Non si tratta di un episodio isolato. Negli anni si sono susseguite numerose aggressioni al personale in servizio, tanto che le organizzazioni sindacali continuano a denunciare una situazione resa ancora più difficile dal sovraffollamento e dalla carenza di organico. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, il “Pietro Cerulli” ospita oltre 560 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 555 posti, mentre il personale di Polizia Penitenziaria resta inferiore rispetto alle previsioni ministeriali. Tra traffici illeciti, introduzione di cellulari con droni e palloni, suicidi, risse e aggressioni agli agenti, il carcere di Trapani continua a rappresentare uno degli istituti penitenziari siciliani più esposti a criticità strutturali e di sicurezza. Un quadro che, secondo i sindacati e gli operatori del settore, richiede interventi urgenti per garantire condizioni di lavoro più sicure e una gestione più efficace della popolazione detenuta.

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