Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio

redazione

Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio

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martedì 09 Giugno 2026 - 16:32

Nuova bufera sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio che coinvolge tre persone accusate, a vario titolo, di aver tentato di influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’opera. L’indagine, coordinata dai magistrati capitolini e condotta dai carabinieri del Ros, ha portato all’esecuzione di perquisizioni nei confronti di un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, di un avvocato già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e di un imprenditore.

Le accuse e i nomi degli indagati

Tra gli iscritti nel registro degli indagati figura Tommaso Miele, andato in pensione lo scorso febbraio. Con lui risultano indagati anche Giacomo Francesco Saccomanno e Vincenzo Virgiglio. Secondo la ricostruzione della Procura, i tre avrebbero agito con l’obiettivo di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sulla delibera Cipess n. 41 del 2025, il provvedimento con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, corredato da prescrizioni e raccomandazioni. Gli inquirenti contestano in particolare a Miele di avere favorito gli interessi della società Stretto di Messina Spa, fornendo informazioni riservate sugli orientamenti di altri magistrati contabili e sull’andamento della Camera di Consiglio chiamata a esprimersi sulla legittimità dell’atto.

Le presunte utilità e il “do ut des”

Sempre secondo l’impostazione accusatoria, l’ex magistrato avrebbe ricevuto o accettato la promessa di utilità da parte degli altri due indagati. Le presunte contropartite non sarebbero state di natura economica diretta, ma avrebbero riguardato sostegno e raccomandazioni per incarichi futuri dopo il pensionamento. Tra le utilità contestate figurano partecipazioni a eventi organizzati dall’associazione Accademia Calabria, interventi presso terzi e attività finalizzate a favorire le aspirazioni professionali dell’ex magistrato una volta conclusa la carriera alla Corte dei Conti. La Procura sostiene inoltre che Virgiglio e Saccomanno avrebbero promesso il proprio appoggio per consentire a Miele di ottenere incarichi in enti pubblici o società partecipate, subordinando tale sostegno a un suo intervento favorevole nell’ambito della procedura di controllo sul Ponte. Secondo gli investigatori, i due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo e avrebbero divulgato informazioni coperte da segreto d’ufficio. Nell’ipotesi accusatoria emerge inoltre che Miele, dopo una decisione ritenuta sfavorevole adottata il 29 ottobre 2025, avrebbe manifestato la disponibilità a predisporre una memoria nell’interesse della società Stretto di Messina Spa, esprimendo nel contempo l’interesse a ricoprire incarichi di prestigio come la presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata.

Perquisizioni e reazioni politiche

Le perquisizioni sono state eseguite a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documentazione che saranno ora analizzati dagli inquirenti per verificare la consistenza probatoria delle accuse. La vicenda ha immediatamente provocato reazioni sul piano politico. In una nota congiunta, i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Trasporti, Ambiente e Infrastrutture di Camera e Senato hanno parlato di un quadro “a tinte fosche”, sostenendo che l’inchiesta dimostrerebbe come il centrodestra sia stato “più interessato all’affare ponte che al ponte in sé”. Gli esponenti pentastellati hanno inoltre chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di interrompere il percorso dell’opera, definendo il progetto un dispendio di risorse pubbliche in un momento in cui, a loro avviso, le priorità dovrebbero essere sanità, scuola, salari e infrastrutture diffuse. L’inchiesta si trova ancora nella fase preliminare. Le accuse formulate dalla Procura dovranno ora essere verificate nel corso delle indagini e, come previsto dall’ordinamento, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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