La complessa vicenda inerente alla presunta decadenza di sette componenti del Consiglio comunale di Trapani ha trovato un importante punto di snodo nel recente parere espresso dall’Assessorato regionale delle Autonomie Locali. Il documento tecnico-giuridico pone l’accento sulla necessità di una tutela rigorosa del diritto costituzionale all’elettorato passivo, invitando le istituzioni locali a procedere con estrema cautela interpretativa, poiché ogni provvedimento sanzionatorio che incida sulla composizione dell’organo elettivo rappresenta una deroga alla volontà popolare espressa tramite il voto.
Sotto il profilo procedurale, l’Assessorato ha categoricamente escluso qualsiasi forma di archiviazione automatica o automatismo sanzionatorio. Nonostante il Segretario generale dell’ente abbia già formulato un’istruttoria orientata verso l’insussistenza dei presupposti per la decadenza, la competenza decisionale rimane in capo all’Aula. Ciascun consigliere la cui posizione è oggetto di verifica dovrà essere valutato attraverso una procedura individuale, che preveda un’istruttoria specifica, una motivazione autonoma e una votazione distinta.
In tale sede, i soggetti interessati avranno l’obbligo di astenersi sia dalla discussione che dal voto, al fine di garantire l’imparzialità del procedimento amministrativo e prevenire conflitti di interesse.
Il nucleo della controversia risiede nella qualificazione giuridica delle assenze registrate tra il 22 e il 23 ottobre 2025. In quella circostanza, vennero convocate tre distinte sedute. La prima come seduta straordinaria sulla gestione della Convenzione Palashark, la seconda per aprire la sessione ordinaria dei lavori d’aula già convocata in precedenza, e la terza in prosecuzione della prima. Una concomitanza, alla quale i sette consiglieri non parteciparono in segno di dissenso politico contro l’imposizione di una seduta straordinaria sull’argomento proprio in quella data. L’assessorato non ha interpretato tale condotta come un disinteresse verso le funzioni pubbliche, bensì come una precisa manifestazione di dissenso politico sulla gestione dei lavori d’aula, preventivamente comunicata agli organi di stampa e formalizzata nelle sedi opportune.
Secondo il consolidato orientamento della giustizia amministrativa richiamato dalla Regione, l’astensionismo politico deliberato e motivato non è assimilabile alla negligenza o all’ingiustificata assenza dal mandato.
Laddove la mancata partecipazione ai lavori d’Aula risulti essere uno strumento di protesta legittima nell’alveo della dialettica democratica, viene meno il presupposto sanzionatorio previsto dallo Statuto comunale. Spetterà ora alla conferenza dei capigruppo e poi al Consiglio comunale di Palazzo Cavarretta recepire tali orientamenti e determinarsi sulla chiusura di un procedimento che, per le sue implicazioni, tocca i vertici del diritto istituzionale locale.