Provare a rilanciare il ruolo dei quartieri e della partecipazione civica, ridisegnando strumenti e modalità con cui i cittadini potranno incidere sulla vita amministrativa della città. È questo l’obiettivo del nuovo regolamento delle Consulte, approvato recentemente dal Consiglio comunale di Mazara del Vallo. Un provvedimento che, nelle intenzioni, punta a rafforzare il legame tra istituzioni e territorio, ma che nasce anche da una presa d’atto: il modello sperimentato negli ultimi anni ha funzionato a macchia di leopardo. A spiegarlo è l’assessore alla Partecipazione Gianfranco Casale, che rivendica un lavoro costruito sull’esperienza concreta. “Molti dei contenuti sono sovrapponibili al vecchio regolamento – spiega – ma le novità nascono da tre anni di sperimentazione. Abbiamo notato discrepanze tra gli effetti che volevamo ottenere e quelli realmente registrati”. Da qui è nata dunque una revisione che tiene conto del confronto con cittadini, referenti di quartiere e anche con altri Comuni che adottano modelli simili.
Il nuovo impianto rafforza un principio chiave: la partecipazione non è automatica, ma passa attraverso una scelta attiva. Chi vuole far parte delle Consulte dovrà iscriversi a un albo comunale, distinguendo tra cittadini residenti e soggetti che operano nel quartiere – associazioni, parrocchie, attività commerciali. Il modello punta cioè a riconoscere formalmente il ruolo del “cittadino attivo”, chiamato a contribuire in modo volontario alla vita del proprio territorio. Le Consulte restano organismi apartitici e senza scopo di lucro, con funzioni consultive, propositive e collaborative , ma con un perimetro più definito e regole più stringenti. Tra le novità anche una revisione della geografia urbana, con l’accorpamento di alcune aree – come Sicomo-Carmine con Tonnarella – e il rafforzamento degli strumenti operativi. Entrano poi a regime i Patti di cittadinanza, che consentono alle Consulte di co-progettare interventi con il Comune, fino alla possibilità di incidere anche sulle opere pubbliche. Ed è inoltre prevista l’istituzione delle “giornate di quartiere” e il riconoscimento dei centri civici come spazi di riferimento per le attività partecipative.
Ma il vero nodo resta la risposta del territorio. E su questo Casale non nasconde le criticità. “Ci sono quartieri dove la partecipazione è stata naturale e costruttiva – spiega l’assessore – con cittadini che si sono spesi, hanno trovato risorse e presentato proposte concrete. In altri casi, invece, abbiamo registrato uno spirito quasi di opposizione all’attività amministrativa”. Una dinamica, quest’ultima, che secondo l’assessore rischia di indebolire sia i quartieri che l’azione del Comune perché “non aiuta né la crescita del territorio né la capacità dell’amministrazione di comprendere i bisogni reali”. Dietro il regolamento si intravede anche una questione più ampia: il confine tra partecipazione civica e scontro politico. Casale lo chiarisce apertamente: “Tutti fanno attività politica, anche nei quartieri. Ma bisogna capirne i confini. Le Consulte devono essere strumenti di crescita e sviluppo, non luoghi di contrapposizione sterile”. Il rischio concreto è infatti che uno strumento di partecipazione si possa trasformare in un’arena di conflitto.
L’approvazione del regolamento rappresenta però solo il primo passo. La vera partita si giocherà nella capacità di attivare le Consulte e renderle realmente operative. Il successo del modello dipenderà però da fattori come la partecipazione dei cittadini e la capacità dell’amministrazione di tradurre le proposte in azioni concrete. Sulla carta, insomma, il sistema è strutturato. Ma, come spesso accade, sarà la pratica a stabilire se i quartieri torneranno davvero ad essere protagonisti o resteranno un’occasione mancata.