Dalla benzina al cibo, la guerra spinge i prezzi: famiglie verso + 138 euro al mese

redazione

Dalla benzina al cibo, la guerra spinge i prezzi: famiglie verso + 138 euro al mese

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lunedì 27 Aprile 2026 - 07:00

Una discesa dei prezzi che non basta a rassicurare. È questo il messaggio lanciato da Codici, che invita a non farsi ingannare dal recente calo dei carburanti. Dietro la flessione degli ultimi giorni, infatti, si nasconde un quadro economico ancora fragile e carico di incognite, con il rischio concreto di una nuova fase inflattiva. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina self si attesta a 1,736 euro al litro, mentre il diesel self arriva a 2,062 euro. Valori in diminuzione rispetto ai picchi di inizio aprile, ma ancora nettamente più alti rispetto a quelli registrati a inizio marzo. Il calo, pari a circa il 5,6% per il diesel, non compensa dunque i rincari precedenti e appare tutt’altro che stabile.

Le preoccupazioni

A preoccupare sono soprattutto le dinamiche internazionali: il petrolio Brent resta sopra i 100 dollari al barile e il prezzo del gas torna a mostrare segnali di tensione. Anche le quotazioni dei prodotti raffinati, in particolare del diesel, stanno già risalendo. Indicatori che fanno temere come la riduzione dei prezzi alla pompa possa essere solo temporanea. Il contesto globale è segnato dalla guerra in Medio Oriente, i cui effetti si estendono ben oltre il comparto energetico. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, il conflitto ha già causato una perdita stimata di circa 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto tra il 2026 e il 2030, pari al 15% delle forniture globali previste. Un dato che conferma come la crisi energetica abbia ormai assunto un carattere strutturale, destinato a incidere sui prezzi anche nel medio periodo.

Le ripercussioni si fanno sentire anche sul fronte della logistica. Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno congestionando le rotte alternative, con un aumento dei costi di trasporto fino a 2.500 dollari per container e rincari del trasporto su strada fino al 10%. Un effetto domino che si riflette rapidamente sui prezzi al consumo, in particolare nel settore alimentare, dove si stimano aumenti tra lo 0,8% e l’1,8%, con possibili ulteriori rialzi nei mesi estivi per ortofrutta e prodotti freschi. Le previsioni non sono incoraggianti. Anche nell’ipotesi, ritenuta poco probabile, di una cessazione immediata delle ostilità, i prezzi resterebbero elevati: il diesel tra 1,95 e 2,05 euro al litro e la benzina tra 1,70 e 1,75 euro. L’inflazione si manterrebbe comunque tra l’1,3% e l’1,5%, con un impatto stimato sulle famiglie tra 30 e 45 euro al mese. Scenario ben più critico in caso di prosecuzione della crisi fino all’autunno 2026, ipotesi considerata più realistica da molti osservatori.

In questo caso, il diesel potrebbe stabilizzarsi sopra i 2,10-2,25 euro al litro e la benzina tra 1,80 e 1,90 euro, con un’inflazione annua tra il 2,5% e il 3%. Alcuni economisti non escludono addirittura un ritorno verso il 4-5%. Per le famiglie italiane si traduce in un aumento strutturale del costo della vita. Con un’inflazione al 5%, e una spesa media mensile ISTAT pari a 2.755 euro, l’aggravio potrebbe arrivare a circa 138 euro al mese, oltre 1.650 euro l’anno. Una nuova stangata sul potere d’acquisto, destinata a colpire soprattutto chi è già più esposto ai rincari di energia, carburanti e beni di prima necessità.

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