Fino agli anni ‘50 lo Stagnone, nel tratto prospiciente la parte settentrionale della Villa Genna, a Marsala, si presentava come un’ampia insenatura fino ai muri in pietra a secco delle proprietà Piazza e Spanò-Trapani. È il professor Elio Piazza a ricostruire con precisione e memoria diretta quel paesaggio ormai scomparso: “La strada si fermava poco dopo il cancello della Villa, affiancato dai due torrioni sormontati da aquile in tufo bianco e azzurro, oggi purtroppo rubate”. All’epoca chi si dirigeva verso Punta Palermo “doveva proseguire a piedi, in bicicletta o in motociclo”.
Storia del litorale dello Stagnone
Secondo Piazza, quel sistema naturale garantiva un equilibrio idraulico perfetto: “I muri a secco lasciavano filtrare le acque piovane verso il mare, mentre le mareggiate potevano entrare senza creare ristagni”. La trasformazione arriva però alla fine degli anni ‘50 con la realizzazione della strada: “Fu allora che si crearono due ostacoli al deflusso delle acque: la nuova strada e il terrapieno tra questa e le proprietà”, spiega lo storico, ricordando anche la breve e controversa stagione di un lido balneare poi rimosso negli anni ‘80. Ma le criticità idrogeologiche non si sono mai risolte. Il rifacimento del muro di Villa Genna con l’inserimento di un cordolo cementizio alla base avrebbe ulteriormente compromesso il deflusso naturale delle acque verso il mare. “Nelle stagioni piovose si sono verificati allagamenti, senza la previsione di adeguati canali di convogliamento”, osserva.

L’evoluzione sino ad oggi
Un tentativo di soluzione fu la realizzazione di una ‘sachia’ lungo il confine con la proprietà di Piazza, che inizialmente funzionò, ma che nel tempo, “per totale mancanza di manutenzione, è stato invaso da vegetazione e detriti, causando ristagni persistenti e danni a colture e strutture”. Da qui l’amaro bilancio che si trasforma in un appello alla responsabilità collettiva: “Questa cronistoria è rivolta ai concittadini che sono rimasti indifferenti all’abbandono di Villa Genna. Si tratta invece di un parco naturalistico a due passi dalla città, in una posizione di straordinaria suggestione”. E conclude con un interrogativo-monito: “Ci sarà un futuro degno di una popolazione consapevole del valore delle risorse disponibili e responsabile della loro corretta gestione per il bene pubblico? Vorrei aver ancora del tempo per constatarlo”.
