Sta diventando un tema sempre più centrale nel dibattito cittadino quello legato alla riscossione dei tributi comunali, tra cartelle, procedure esecutive e difficoltà segnalate da numerosi cittadini negli uffici competenti. Un clima di malumore crescente che nelle ultime settimane è entrato con forza anche in Consiglio comunale, trasformandosi anch’esso in terreno di scontro politico. A intervenire in Aula è stato il consigliere comunale di Forza Italia, Giorgio Randazzo, che ha affrontato la questione con un duro intervento, mettendo in discussione modalità e tempistiche delle azioni intraprese dall’ente. “È chiaro che la legge consente ai Comuni di riscuotere imposte e tasse – ha detto – ma l’extrema ratio di questo percorso è il pignoramento. E per me già è una sconfitta che la politica arrivi a questo punto”. Secondo Randazzo, il ricorso a strumenti così incisivi rappresenta il segnale di una difficoltà nel rapporto tra amministrazione e cittadini: “Significa che non si è riusciti a creare quell’armonia con la comunità, a far comprendere che pagare i tributi è un dovere civico”.
Randazzo e la questione della rottamazione dei tributi
Il consigliere ha poi sollevato una questione politica legata alla recente proposta di adesione alla cosiddetta “rottamazione quinquies”, ipotizzando una contraddizione tra le scelte in discussione e le azioni amministrative già avviate. “È un caso che un mese fa si chieda la rottamazione e dopo pochi giorni si assista a un’ondata di pignoramenti?”, ha dichiarato, aggiungendo: “Se si aderisse domani alla rottamazione, non ci sarebbe più nulla da rottamare, perché il danno è già stato fatto”. Randazzo ha evidenziato anche il peso di sanzioni e interessi sugli importi dovuti, sottolineando come le somme originarie possano risultare sensibilmente inferiori rispetto a quelle richieste.
Il sindaco: “Il pignoramento è atto finale, li eviteremo volentieri”
Sul tema è però intervenuto anche il sindaco Salvatore Quinci, che ha ricostruito il percorso che porta alle procedure esecutive, respingendo l’idea che si tratti di azioni improvvise o non precedute da comunicazioni. “Il Comune non si diverte a fare i pignoramenti, li eviteremmo volentieri – ha chiarito –. Il pignoramento è l’atto finale, obbligatorio per legge, di un percorso che comincia molto tempo prima. Non è vero che avviene tutto all’improvviso”. Il primo cittadino ha spiegato come le procedure si sviluppino nel tempo: “Prima arriva l’avviso ordinario, poi l’accertamento, l’ingiunzione, il preavviso e solo dopo il pignoramento. C’è tutto il tempo, anche anni, per poter rateizzare e sistemare la posizione”. Un passaggio centrale riguarda proprio la possibilità di evitare il ricorso alle misure più dure: “Già dal 2019 abbiamo modificato il regolamento per consentire la rateazione dei debiti fiscali, ma molti cittadini non hanno collaborato. Il pignoramento arriva dopo anni di silenzi e mancate risposte”.
L’equità fiscale
Quinci ha poi posto l’accento sul principio di equità fiscale: “Il Comune deve essere accogliente, ma soprattutto deve essere giusto, perché dietro ogni tassa non pagata c’è un cittadino che paga per tutti gli altri. La legalità vale per tutti”. E ha collegato il tema direttamente ai servizi: “La riscossione è il modo con cui il Comune paga i servizi. Strade, illuminazione, decoro: tutto questo si regge sui tributi”. Il confronto, dunque, resta aperto tra due visioni: da un lato chi denuncia un impatto sociale pesante delle procedure esecutive, dall’altro chi rivendica la necessità di garantire legalità e sostenibilità finanziaria. In mezzo, una questione che continua ad animare il dibattito cittadino e che, in alcuni casi, sta contribuendo a creare malumore tra diversi residenti.